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HOME > Articoli e notizie:Vite donate. Gorizia piange don Lorenzo Boscarol, giornalista «con la schiena dritta»

Vite donate. Gorizia piange don Lorenzo Boscarol, giornalista «con la schiena dritta»

Il Covid si è portato via una delle figure sacerdotali più amate della regione, uomo del dialogo e della chiarezza, a lungo direttore di «Voce Isontina»

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don Lorenzo Boscarol
don Lorenzo Boscarol
La Chiesa di Gorizia è in lutto per il ritorno alla Casa del Padre, all’alba di domenica 7 marzo presso l’ospedale di Trieste, di don Lorenzo Boscarol, primo sacerdote del clero diocesano morto a causa delle conseguenze dell’infezione da Covid-19.
Nato nel 1944, don Boscarol era stato ordinato sacerdote nella basilica di Aquileia nel 1968 e quindi aveva assunto una serie di importanti incarichi a livello pastorale nell’Arcidiocesi di Gorizia. Attualmente era parroco delle comunità di San Lorenzo e Santo Stefano in Ronchi dei Legionari e responsabile dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro. A lungo insegnante nelle scuole medie, è sempre stato un preciso riferimento per il mondo culturale non solo dell’Isontino ma di tutta la regione, impegnandosi in prima persona anche per il dialogo fra le Chiese di Gorizia e NovaGorica e la riconciliazione fra le comunità italiane e slovene di questa parte d’Europa.
Ma l’intera vita sacerdotale di don Renzo è andata di pari passo con l’impegno nel mondo del giornalismo. Sin dagli anni del seminario aveva collaborato con il settimanale diocesano «Voce Isontina» di cui fu direttore per quasi un ventennio, dal 1979 al 1998. Contemporaneamente ricoprì importanti incarichi nella Commissione della Conferenza episcopale triveneta per le Comunicazioni sociali e nella Federazione italiana dei settimanali cattolici, di cui fu anche consigliere nazionale. Più volte i suoi interventi e le sue sollecitazioni sono stati pubblicati anche sulle pagine di «Avvenire».
Il suo modo di intendere e vivere il giornalismo traeva riferimento da quanto indicato dai Padri del Vaticano II nella «Inter mirifica» risultando parte fondamentale di quell’“Eccomi!” pronunciato come risposta alla chiamata del Maestro più di mezzo secolo fa. Un giornalismo vissuto «con la schiena diritta», come lui stesso amava spesso sottolineare: il suo era un fare informazione a 360° gradi che non aveva timore di diventare denuncia, in modo particolare nei riguardi di una certa politica vissuta non come espressione di servizio all’uomo d al bene comune ma per il proprio tornaconto personale.
Nel messaggio rivolto alla diocesi con cui l’ha ricordato, l’arcivescovo di Gorizia Carlo Roberto Redaelli ha sottolineato come don Boscarol da sacerdote e giornalista abbia sempre vissuto quanto espresso da papa Francesco nel messaggio in vista della Giornata per le comunicazioni sociali 2021: «Nella comunicazione nulla può mai completamente sostituire il vedere di persone». «Don Renzo – scrive il vescovo – ha sempre voluto “esserci” per vivere il fatto e renderlo, attraverso il suo essere e farsi comunicatore, in notizia. Ben sapendo, però, che a riempire le colonne del giornale non erano semplici parole ma la vita delle persone. E tutto questo alla luce di quella Parola a cui aveva affidato la sua vita in un “Eccomi!” ripetuto senza esitazioni per più di mezzo secolo. Ogni giorno».
data di pubblicazione: 09-03-2021
autore: Ungaro Mauro | fonte: Avvenire.it | tema: PERSONALITÀ
tag redazionali
Avvenire.it don Renzo Boscarol Ungaro Mauro
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