VEDERE L’INVISIBILE: GUARDARE OLTRE
«C
the unseen». Gioca con le parole – C, come il nome proprio della città ma anche un riferimento al verbo inglese «
see», «vedere», ovvero «guarda ciò che non si vede» – il motto di Chemnitz Capitale Europea della Cultura 2025. Sì, perché oltre a Nova Gorica e Gorizia, il 2025 segna un importante momento anche per la tedesca Chemnitz, cenerentola tra le città della Sassonia. All’ombra di Lipsia e Dresda, infatti, vive una realtà dimenticata dal turismo di massa e anche dal racconto storico europeo. Una città che nel periodo della Ddr vide un ancora più forte sviluppo minerario e industriale e che ora, tra riunificazione e chiusura di attività economiche, tra calo demografico ed esacerbazione di situazioni di intolleranza e di preoccupazione sociale, si propone, appunto come Capitale Europea della Cultura. L’ex «Karl Marx
Stadt», la città dedicata a Karl Marx – che, comunque, non ci mise mai piede – racconta ancora tantissimo della propria storia come paladina, volontaria o meno, del socialismo: un’enorme testa di Karl Marx, donata nel 1971 dall’Urss a quella figlia prediletta, nata dall’artista sovietico Lev Kerbel' e che ancora parla di sé così come l’architettura brutalista e i grandi viali.
TRA CAPITALE E FUTURO DEI GIOVANI
Passeggiando proprio attraverso questi viali o viaggiando su di uno dei vari tram si assapora quel gusto un po’ depresso tipico delle città ricostruite, maneggiate o re-urbanizzate durante il periodo sovietico o socialista. La città in sé ha saputo reinventarsi, però, colorando edifici, ridando vita ad alcune zone un po’ più degradate e cercando di coinvolgere la cittadinanza e l’intero territorio – si parla di ben 38 comunità in tutta la regione circostante che sono state inserite nella programmazione ufficiale della Capitale Europea della Cultura e che hanno beneficiato delle varie dinamiche – e fornendo un’immagine che dà un messaggio chiaro: il passato fa parte della storia della città e ora è necessario guardare al futuro.
Un futuro nel quale, comunque, molti giovani non ci vogliono stare perché, o spinti da motivi di studio o economici, si muovono in altre regioni e poi, inevitabilmente, costruiscono in quegli stessi territori che li hanno accolti delle nuove famiglie. La città ha perso più del venti per cento della sua popolazione dall’inizio degli anni Novanta, scendendo sotto quota 250mila abitanti. Questo calo demografico non ha risparmiato neppure l’energia vitale: i giovani fuggono verso città più attrattive, la popolazione invecchia e un terzo dei cittadini oggi ha più di sessant’anni, un indicatore dell’urgenza di rigenerare identità e comunità.
LUCI E OMBRE
Il tessuto economico, pur ancora sostenuto da settori robusti come la meccanica, l’auto-motive e la tecnologia, vede un mercato del lavoro complesso, in cui le imprese faticano a trattenere personale qualificato straniero. Aziende come la
CAC Engineering hanno perso, secondo quanto riportato da
Reuters, fino a cinque dipendenti esteri in un solo anno, attratti via dalla città a causa di discriminazione e ostilità esplicita.
Queste tensioni si inseriscono nel contesto storico di Chemnitz, che dal 2018 è diventata tristemente nota per le manifestazioni xenofobe degenerate in violenza in seguito all’omicidio di un giovane cittadino di origine cubana.
Il busto diKarl Marx — un’imponente testa che non smette di osservare — resta un paradosso vivente della città
È in questo scenario che Chemnitz si presenta oggi a tutta Europa come Capitale della Cultura per il 2025, con l’iniziativa «
C the Unseen» che si propone di far emergere le parti invisibili della città, quelle non raccontate dai titoli negativi. Spazi industriali dismessi diventano biblioteche, musei e sale per eventi: l’ex-cotton mill trasformato in biblioteca universitaria, officine riconvertite in palcoscenici culturali. Il busto di Karl Marx — un’imponente testa che non smette di osservare — resta un paradosso vivente della città, custode di memorie difficili da elaborare.
LA CAPITALE COME TENTATIVO DI RINASCITA
L’offerta culturale del 2025 è variegata e ambiziosa: più di 150 progetti, oltre mille eventi, centinaia di volontari da formare e migliaia di visitatori attesi nei mesi centrali dell’anno. Tra questi, il cammino scultoreo
Purple Path, esposizioni di Munch e modalità partecipative come
#3000Garagen o
Living Neighbourhood. Sono spazi di contributo civico che mirano a mettere in dialogo anziani, giovani, nuovi arrivati e residenti storici. Va detto che, però, il tentativo di riscrivere l’immagine della città si scontra con una realtà ancora fragilizzata. Le infrastrutture, gli alloggi, i trasporti e la capacità ricettiva appaiono ancora troppo modesti per reggere l’impatto di un afflusso turistico di scala europea. Inoltre, la polarizzazione politica interna è palpabile: l’AfD e movimenti come
Freie Sachsen — quest’ultimo sostenuto anche da un duro braccio di ferro con una banca pubblica locale incapace di negare loro un conto, come raccontato dal Financial Times — contribuiscono a mantenere viva una tensione culturale e politica già di per sé eufemisticamente frizzante.
La logistica ha risposto con un forte investimento nella digitalizzazione: la città ha adottato la piattaforma
open source OpenProject per coordinare oltre 300 progetti in modo trasparente, combinando metodo agile e tradizionale e mantenendo la sovranità digitale sull’organizzazione. È un modello di gestione partecipata che va ben oltre la cultura, offrendo una visione nuova di governance urbana moderna ma nonostante tutto, ci sono segnali di ottimismo e piccole vittorie sulla narrativa negativa: alcuni abitanti e osservatori dalla piattaforma Reddit raccontano una città vivibile, con ampie aree verdi, prezzi immobiliari sorprendentemente accessibili (si parla di 4-6 euro al metro quadro in affitto, meno di 1.000 euro al metro quadro per l'acquisto), e una posizione geografica favorevole a un’ora da Dresda, Lipsia e poco più da Praga.
Ma è anche evidente che la stigmatizzazione di Chemnitz come «città neonazista» persiste, alimentata da eventi passati e da una presenza visibile di movimenti di estrema destra. Chiaro, quanto si respira tra le vie di Chemnitz è un ritratto dipinto da speranza ma incorniciato da contrasti: è una città segnata da divisioni, declino demografico ed economico, e un passato recente di radicalizzazione politica. Eppure, è anche una città che osa, che investe nella cultura come dispositivo di riconnessione sociale e proiezione europea. La sfida del 2025 non è solo tenere fede ai numeri di eventi e visitatori ma trasformare questo anno in un’esperienza collettiva di liberazione dall’immagine corrotta, verso una narrazione più inclusiva, trasparente e creativa.
«È UN PROGETTO DI SVILUPPO DELLA CITTÀ»
Lo conferma il sindaco, Sven Schulze, che abbiamo incontrato all’interno dell’austero quanto unico municipio di Chemnitz. Schulze, nato il 16 ottobre 1971 a Rochlitz (nella Sassonia centrale), è esponente della SPD.
Formazione tecnica ed economica alle spalle, ha all’attivo una carriera quasi ventennale alla Envia Mitteldeutsche Energie AG (in precedenza Energieversorgung Südsachsen), nella quale si è occupato di controllo di gestione, gestione partecipazioni e sviluppo aziendale, fino a ricoprire il ruolo di dirigente con procuratore e responsabile della comunicazione aziendale. È dal 2015 all’interno delle amministrazioni di Chemnitz e dal 2020 è
Oberbürgermeister.
Come sindaco, Schulze ha promosso una guida amministrativa descritta dal
Die Welt come «
sachlich, lösungsorientiert e
verlässlich» – cioè pragmatica, orientata alle soluzioni e affidabile – oltre a porsi in modo chiaro contro l’estrema destra: ha dichiarato che collaborerà solo con forze politiche che condividono valori come tolleranza, dignità umana e rispetto della Costituzione, escludendo ogni cooperazione attiva con gruppi come Pro Chemnitz o l’AfD.
Tornando alla Capitale Europea della Cultura, è proprio Schulze a ribadire come «si tratta di un processo iniziato nel 2017. Un processo lungo e iniziato con la sindaca che mi ha preceduto». Mentre parla, nella stanza ci sono due quadri principali, entrambi che raffigurano la grande testa in bronzo di
Karl Marx, una in un giorno di sole l’altra durante l’inaugurazione della Capitale Europea della Cultura il 18 gennaio 2025. È chiaro che qui il passato – come dall’altro lato per un confine da ricucire lentamente nella Capitale proposta da Nova Gorica e Gorizia – è qualcosa che rimarrà
ad perpetuam rei memoriam e condizionerà società e futuro ma è anche una fertile base da cui partire, se lo si sa fare.
«All’inizio c’è stato grande fermento e grande entusiasmo – prosegue Schulze – quando abbiamo ricevuto la notizia di essere stati selezionati. Poi, però, è nata una discussione nella popolazione della città sull’essere pronti all’evento. In realtà il nome del progetto è anche la nostra necessità: lontani dalle metropoli più grandi ci possiamo far vedere e ci sembra finalmente di essere stati visti». Quando parla, il sindaco non esce dagli schemi: le parole sono ponderate e non si perde in voli pindarici. Così è il programma: «Non ci son solo concerti perché serve un approccio a lungo raggio. Le grandi star vengono e vanno via ma noi abbiamo prediletto fin da subito progetti che potessero unire la comunità e restare nel tempo».
L’
Oberbürgermeister sa che la ‘sua’ città è stata per tanto tempo all’ombra di Dresda o Lipsia. «C’è stato un graduale convincimento di tutti che eravamo sulla strada giusta» e i
feedback che riceve dai turisti sono «positivi ed entusiasti. Questo è un progetto di sviluppo della città che finalmente ha trovato il proprio posto all’interno della carta geografica». Ecco, dunque, cosa vuol dire nel breve quel «
C the unseen». Un processo che il sindaco definisce «lento ma continuo come le onde del mare» che, portando maggiore visibilità, porterà anche «un miglioramento a tutta la città».
Chemnitz ha investito in questo grande sogno ben 33 milioni di euro dal 2017 a oggi cui vanno aggiunti 25 milioni dallo Stato Federale di Germania e 25 milioni dallo Stato della Sassonia. Dalle istituzioni comunitarie sono arrivati, poi, 1.5 milioni di euro. «In città sono state riqualificati numerosi edifici e tanti ricordano il passato socialista. È una città sicura ma dove chiaramente le cicatrici di altre epoche si vedono ancora». Una città che «non può essere capita subito ma solo una seconda volta». Se i problemi del 2018 sono stati «lunghi e si è giocato sull’immagine del passato socialista» ora c’è il grande progetto della Capitale attraverso la quale «cerchiamo di dimostrare come l’unione di varie anime è un arricchimento e non un pericolo».
REGIONE E CITTÀ SONO CRESCIUTE INSIEME CON LA CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA
Lo conferma anche
Mareike Holfeld, responsabile della comunicazione e ufficio stampa della Capitale Europea della Cultura. La incontriamo durante una visita per giornalisti nella storica Villa Esche, incantevole cornice ristrutturata da circa vent’anni e ricordo dei fasti derivanti dall’industria locale di inizio Novecento. La villa è ormai in periferia, un tempo circondata da verde e ora tra i grandi fabbricati e i tanti garage che costellano la città. Il pensiero alle ville dei dirigenti di Panzano, a Monfalcone, è quasi naturale. Mareike ribadisce come «città e regione siano cresciute insieme e tanto.
Prima della Capitale Europea della Cultura tra le due realtà non vi era una vera e propria connessione». Ora l’interesse è cresciuto e «sono in tanti che vengono in città e si informano su storia e sulle attrazioni». Forte è la presenza dei volontari, oltre mille, che si danno il cambio per accogliere le persone nel centrale
Hartmannfabrik, il cuore della Capitale Europea della Cultura. «Ogni sabato – spiega Mareike – offrono visite guidate gratuite alla città». Da unire ai 239 progetti indipendenti finanziati dalla Capitale che, di propri, ne ha solamente quattro. E in tut to ciò la stampa ha fatto il proprio lavoro «aiutando a far conoscere Chemnitz», essa stessa «
unseen», non vista, invisibile. Almeno fino a oggi.
Chemnitz, l’"altra" Capitale Europea della Cultura assieme a Gorizia e Nova Gorica, ha scelto di raccontarsi a tutta Europa attraverso il suo programma veramente unico sotto il grande motto «
C the Unseen», che trova espressione in quattro progetti culturali emblematici gestiti direttamente dall’organizzazione centrale.
La città ha investito in questo grande sogno ben 33 milioni di euro dal 2017 a oggi cui vanno aggiunti 25 milioni dallo Stato Federale di Germania e 25 milioni dallo Stato della Sassonia. Dalle istituzioni comunitarie sono arrivati, poi, 1.5 milioni di euro.
In tutto, oltre ai quattro grandi progetti, ne esistono altri 239 che, avvicinando ulteriormente città e territorio, che fino alla Capitale non avevano un tessuto culturale e sociale omogeneo tra di loro, legano le proposte artistiche e culturali alla storia e alla società più vera locale. Al Territorio, per dirla con una parola che al nostro Goriziano risuona più familiare. Così nascono il
Purple Path, i
#3000Garage,
Generous Neighbours, e l’European Workshop for Culture and Democracy.
Il
Purple Path emerge come un museo all’aperto che abbraccia non solo la città ma anche 38 comuni della regione. Con 90 artisti coinvolti su 70 siti espositivi, questa galleria a cielo aperto prende vita ad aprile 2025 con un'importante cerimonia d’inaugurazione a Flöha, in cui l’opera
Glance di Tanja Rochelmeyer ha incarnato l’anelito del progetto verso nuovi dialoghi visivi tra arte e territorio. In questo percorso, opere di nomi internazionali come Tony Cragg, Rebecca Horn e Leiko Ikemura convivono con quelle di artisti locali come Michael Morgner e Osmar Osten, intrecciando memoria e contemporaneità. I visitatori possono immergersi nell’esperienza grazie a camminate guidate, tour in pullman e persino escursioni che attraversano paesaggi plasmati dall’estrazione mineraria e dalla natura marcata della regione, rendendo il percorso tanto esperienziale quanto artistico.
Inaugurato tra l’11 e il 13 aprile 2025, l’evento di lancio ha trasformato il weekend in una vera e propria celebrazione: tra escursioni guidate, tour in autobus e festival partecipati, il percorso ha attivato musei, chiese, stazioni, piazze e spazi pubblici trasformati in luoghi di esperienza artistica.
Come detto, l’itinerario comprende circa 90 artisti distribuiti in 70 diverse località, attraverso opere prevalentemente permanenti. A questo nucleo si aggiungono almeno 30 opere temporanee esposte in tre mostre realizzate nel 2025: presso la stazione di Flöha, l’Hospitalkirche St. Georg a Lößnitz e il Technical Museum di Schneeberg. La scelta del titolo «
Everything comes from the mountain» (tutto proviene dalla montagna) è una narrazione simbolica che richiama lo
storytelling legato all’estrazione mineraria, elemento identitario dell’intera regione dei Monti Metalliferi, oggi patrimonio UNESCO.
Tra gli autori internazionali presenti figurano nomi di spicco come Tony Cragg, Bettina Pousttchi, Sean Scully, Leiko Ike-mura, Jeppe Hein e Friedrich Kunath. Le loro opere convivono con quelle di artisti sassoni — alcuni poco noti in ambito nazionale ma fondamentali per raccontare il territorio — come Jana Gunstheimer, Via Lewandowsky, Olaf Holzapfel, Johann Belz, Gregor-Torsten Kozik e Michael Morgner.
Un esempio particolarmente suggestivo è «
42 Tage» di Bettina Pousttchi, installazione permanente posizionata nel centro di Schwarzenberg: un ensemble di 42 elementi scultorei cromati che rielabora bollard urbani sottraendoli alla funzione; il titolo evoca la «Repubblica libera di Schwarzenberg», un momento breve ma emblematico del dopoguerra, raccontato nel romanzo di Stefan Heym.
La copertura mediatica conferma l’impatto culturale dell’opera:
The Times, nel descrivere Chemnitz come «il
break più anticonvenzionale d’Europa», pone il
Purple Path al centro della trasformazione urbana, raccontando la sorpresa dei visitatori che, utilizzando i trasporti pubblici locali — mediata eredità socialista — si incamminano verso comunità come Lößnitz e Zwönitz, attratti da installazioni nascoste nella campagna circostante.
Se il
Purple Path attira lo sguardo dal vivo, il progetto
#3000Garages lo risveglia con sorpresa e nostalgia nei propri cortili della città. Qui, grazie alla partecipazione attiva della comunità, 30mila garage costruiti durante la DDR diventano memoria collettiva, laboratorio creativo e spazio di condivisione. Ad esempio, l’artista Cosima Terrasse, in quasi due anni di lavoro con gli abitanti, ha ideato «
Fischelant», un’installazione-pezzo interattivo d’oro che svela il suo «segreto» solo a chi riesce ad accedervi.
Contemporaneamente, Klaus Pobitzer ha trasformato le fotografie inviate dai proprietari di garage in una video-installazione chiamata «
Innenlandschaften», visibile nel cortile di Ahornstraße, che mescola ricordi visivi con riferimenti pop come alieni e celebrità.
Il cuore di questa iniziativa è il Garage Campus, un ex deposito tranviario rigenerato per ospitare «
THE EXHIBITION», un'esposizione in corso fino a novembre 2025 che raccoglie ritratti fotografici, oggetti, installazioni artistiche e performance che travalicano la semplice estetica garage per restituire storie umane e culturali.
Il festival che accompagna il progetto è un vero e proprio evento urbano: tra trampolini meccanici,
talk show con lo scrittore Lukas Rietzschel, la
music-performance «
Songs of (In)Security» di Tanja Krone, workshop, concerti e persino una sfida di senape da trenta chili, i cortili garage si trasformano in piazza festiva e laboratoriale.
Nel frattempo,
Generous Neighbours, conosciuto anche come
Gelebte Nachbar-schaft, offre un’esperienza diversa: la cultura come cura urbana, rigenerazione attraverso relazioni genuine. Iniziative come «
Spaces of Generosity – Meeting Places» invitano i residenti a mettere in comune storie, memorie e narrazioni legate al proprio quartiere: dal racconto condiviso all’atto concreto della piantumazione collettiva, l’arte diventa strumento per ricostruire legami e creare nuovi spazi di fiducia e collaborazione. È l’arte sociale a passo lento, che vuole trasformare l’abitare in gesto collettivo.
Il progetto, dunque, mira a costruire comunità più solidali attraverso la condivisione del frutto — letteralmente e simbolicamente — della collaborazione. Un momento forte di questo percorso è stato l’avvio della «
Planting Festival: Awakening», realizzato nel corso di una settimana di aprile 2025: cittadini, associazioni e scuole si sono mobilitati per piantare ben 420 alberi, prevalentemente meli, in tutta Chemnitz e nella regione, come segno di rinascita sostenibile. In primavera, la piantagione è stata accompagnata da un dibattito pubblico: «
Apple tree planting», svoltasi al campus universitario TU Chemnitz, ha visto partecipanti entusiasti impegnati nella messa a dimora di alberi in un contesto di dialogo e convivialità.
Ma l’iniziativa non si limita alla piantagione. Con «
Spaces of Generosity – Meeting Places», la memoria individuale diventa collettiva: attraverso workshop costruiti da centri sociali e volontari, storie personali, luoghi del cuore e sogni per il futuro si trasformano in narrazioni condivise, capaci di rafforzare il senso di comunità e appartenenza.
Altri momenti emblematici del progetto si declinano in workshop come «
The buzzing and humming of neighbours», svoltosi il 21 agosto 2025, un’iniziativa dedicata alla biodiversità urbana in cui esperti e cittadini, genitori e bambini, si confrontano sul ruolo degli insetti nelle aree verdi e sulle pratiche semplici per aiutarli: dalla fioritura pianificata allo spoglio dei prati, passando per l’uso delle
dry-stone walls, piccoli gesti capaci di trasformare lo spazio urbano.
Un altro esempio è la passeggiata «
Lively neighbourhood and urban nature», programmata e realizzata sempre il 21 agosto 2025, guidata dal paesaggista Andrea Alter davanti al
Kulturkaufhaus DAStietz, dove si riflette su come il verde urbano sia forma di cultura e cura, e come iniziative di rigenerazione possano diventare momenti comuni di riflessione e azione collettiva.
Infine, l’European Workshop for Culture and Democracy si pone come spazio di incontro per comunità estese: bambini, anziani, giovani e creativi di Germania, Polonia e Repubblica Ceca collaborano in una serie di 60 progetti selezionati, che spaziano dalla danza alla street art, passando per la musica, con l’intento di costruire democrazia attraverso partecipazione culturale condivisa.
Questo laboratorio paneuropeo incarna l’idea che cultura e politica possano coesistere e rafforzarsi reciprocamente, tessendo una trama di identità e dialogo oltre i confini. Attraverso bandi aperti, i partecipanti possono proporre idee che vengono poi supportate da un programma strutturato di capacity building: consulenze,
workshop formativi,
networking, fino alla realizzazione concreta delle attività.
Inoltre, spicca il motto-guida dei dialoghi: «
What can the Capital of Culture do in Chemnitz?» (Cosa può fare la Capitale Europea della Cultura a Chemnitz?), trasformando l’interrogativo in stimolo collettivo. Finanziato dall’Agenzia Federale per l’Educazione Civica (
Bundeszentrale für politische Bildung), questo approccio punta alla costruzione partecipata della democrazia, non solo come valore astratto ma come pratica quotidiana, rafforzando le competenze culturali e civiche dei soggetti coinvolti. Va detto che il
workshop ha già permesso lo sviluppo di oltre 60 progetti – selezionati da oltre 250 candidature – che coinvolgono bambini, giovani e anziani in attività articolate tra musica, danza,
street art, pittura, teatro e altri linguaggi performativi, finalizzate a favorire coesione sociale e cittadinanza attiva.
Un esempio particolarmente significativo si è concretizzato nell’evento
Culture and Democracy Festival, organizzato il 6 settembre 2025 nella zona attorno al memoriale Justin Sonder a Brühl. La giornata si è articolata in una «
Mile of Democracy»: un percorso pubblico composto da momenti culturali e riflessivi. Si sono alternate proiezioni (come il film «
Justin Sonder 1925–2020»), mini-visite guidate al monumento da parte dell’artista Julja Kausch, performance corali da parte del coro giovanile EGE, interventi musicali orchestrali e numerose attività partecipative come face painting, laboratori di scrittura e dialoghi didattici animati ad hoc.
Un altro esempio concreto riguarda la partecipazione di Chemnitz al
Hybrid European Democracy Festival del 21 maggio 2024. In quella occasione, la città ha ospitato una sessione alla biblioteca universitaria in cui cittadini di Chemnitz dialogavano in forma ibrida (fisica e digitale) con interlocutori europei. Il tema della discussione: «
Fostering Lifelong Learners: Reimagining Schools’ Responsibilities in a Changing World», che ha affrontato il ruolo della scuola nel XXI secolo e le sfide dell’apprendimento continuo.
Infine, la città ha offerto momenti di dialogo pubblico, come l’incontro del 19 gennaio 2025 intitolato «
And now? – Europe!» a cui hanno partecipato importanti figure culturali europee, tra cui la direttrice del
Kulturhauptstadt Wrocław 2016. L’evento, accessibile anche in streaming e con interpreti in lingua dei segni, è stato concepito come luogo di riflessione collettiva sul futuro di Chemnitz come Capitale della Cultura.
Insomma, l’European Workshop for Culture and Democracy non è un evento isolato, bensì un’architettura aperta e partecipata di formazione, produzione culturale e riflessione pubblica. Si realizza attraverso bandi «dal basso»,
workshop formativi, festival, percorsi performativi e momenti di confronto collettivo in cui arte, memoria e cittadinanza si tessono insieme.
E il territorio circostante, pur nelle diversità e difficoltà, ha saputo rispondere non solo con volontari, progetti e idee ma con la consapevolezza e senso di partecipazione. Una lezione, per la ‘nostra’ Capitale, forse da fare più propria.
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Sven Schulze, sindaco di Chemnitz
Mareike Holfeld, responsabile Ufficio stampa Cec Chemnitz 2025

Hartmannfabrik, cuore di Chemnitz 2025
Uno scorcio di Chemnitz