Vado a palazzo», sentenziava ad un tratto della mattina, infilandosi la giacca o il cappello, e infilando la porta della redazione. Senza fretta e, sempre, con quegli occhi buoni a salutarti. Sapevi che quando sarebbe tornato, magari qualche ora dopo, ci sarebbe stato qualcosa d’interessante da mettere sul giornale dell’indomani. Il palazzo era il Tribunale, e lui, Franco Femia, era (anche) l’uomo della cronaca giudiziaria, per Il Piccolo di Gorizia.
È solo uno dei tanti frammenti della memoria che tornano a far visita in queste ore, quelle della sorpresa e del dolore per la scomparsa di Femia, che si è spento a 75 anni (ne avrebbe compiuti 76 il giorno seguente, il 16 gennaio) all’ospedale di Udine, portato via da un male crudele. A Udine era anche nato, Franco, e nel capoluogo friulano si era formato diplomandosi al liceo “Marinelli”, prima di iniziare la sua strada di giornalista, scrittore, appassionato di storia e storie della sua terra.
Cormonese doc, perché a Cormons era arrivato il padre dalla Calabria, dipendente civile dell’esercito. Del suo paese – ma non soltanto, evidentemente – Franco Femia è riuscito ad essere non solo portavoce, raccontandone la quotidianità e gli avvenimenti più importanti, ma anche riferimento, volto noto e apprezzato, come ha testimoniato anche la partecipazione all’ultimo saluto nel Duomo di Sant’Adalberto. Ha lasciato, tra le altre, numerose pubblicazioni sulla storia locale, curate per l’Associazione Cormonese – Austria, l’ultima delle quali il recente libro su Massimiliano I.
La sua passione del resto era la scrittura, fin da giovane, tanto che già negli anni Settanta Femia aveva iniziato a collaborare con il settimanale diocesano Voce Isontina, allora diretto da don Maffeo Zambonardi, al quale sarebbe poi subentrato don Renzo Boscarol. Con quest’ultimo, Franco instaurò una profonda amicizia, fondata su una comunanza di valori oltre che sulla sensibilità che l’uomo ancor prima del giornalista ha sempre avuto per il mondo cattolico.
Desideroso di spendersi per gli altri, Femia si mise a disposizione del Gruppo Giovani della comunità parrocchiale cormonese, ma anche della Pro Loco, della quale ricoprì l’incarico di presidente. Intanto, però, la sua carriera giornalistica pian piano decollava. Prima al Messaggero Veneto, quotidiano per il quale scrisse agli esordi, e poi dal 1981 a Il Piccolo, il giornale che avrebbe segnato il suo intero percorso professionale, fino alla pensione maturata nel 2015.
In mezzo, migliaia di articoli, dalla cronaca nera a quella giudiziaria, fino ai piccoli e grandi fatti della cronaca locale, con la responsabilità di curare in prima persona le pagine della Destra Isonzo che gli era stata affidata dalla redazione goriziana. Un compito svolto con rigore ma al tempo stesso con il sorriso, figlio di un ottimismo, una pacatezza e un carattere mite che non di rado fungevano da balsamo per i colleghi nelle ore più concitate ed elettriche in redazione.
Indimenticabili gli aneddoti che amava raccontare, partendo da lontano, così come risaputi l’amore viscerale per la sua famiglia e la laica ma granitica fede interista, che talvolta qualcuno stuzzicava impostando di nascosto sullo schermo del suo pc uno sfondo bianconero o rossonero. Se la prendeva, ma sempre con quel suo bonario sorriso. Mancherà.◼