L’idea iniziale per la copertina di questo numero, che incarna in sé due numeri, quello di dicembre 2024 e quello di aprile/maggio 2025, era nata dalle polemiche sorte, come ogni anno, a Gorizia, nel periodo che precede la Giornata della Memoria e l’arrivo in municipio, dell’Associazione combattenti X Mas. Un periodo di polemiche, strumentalizzazioni, botte e risposte giornalistiche e di manifestazioni: una gara, come spesso accade nel nostro territorio per quanto riguarda la memoria, a chi urla di più.
La riflessione e lo studio passano il testimone agli scontri verbali e al ‘sentito dire’. . È in questo contesto che sguazza l’ignoranza
La riflessione e lo studio passano il testimone agli scontri verbali e al ‘sentito dire’. È in questo contesto che sguazza l’ignoranza – nel senso di ignorare, non conoscere, non avere nozione – e nascono i mostri. Mostri mentali, irrequieti, in grado di distruggere decenni di convivenza non sempre pacifica ma che in questi anni ha trovato un proprio equilibrio e che lo deve mantenere. Un territorio come il nostro ha bisogno di persone che si mettano a disposizione della verità storica, cercando di raggiungerla, e che guardino al futuro consapevoli di un passato buio e tragico. Ma che non vivono nel passato ma nel presente.
L’idea originale, tornando al discorso iniziale, era quella di fotografare il Monte Sabotino con la nota scritta “Tito” creata con le pietre del monte e, ponendo i busti di Tito e Mussolini, scrivere a caratteri maiuscoli “IN MUSEO!”. Avrebbe certamente portato a un confronto più dibattuto ma è necessario non innescare ulteriori polemiche quando non ve ne sono. Ma l’idea di dare una nostra connotazione a questo tema era doverosa, specialmente nel primo dei tre numeri che escono nell’anno della Capitale Europea della Cultura.
Il nostro Centro ha sempre lavorato per riunire un territorio strappato da un Novecento affatto delicato
Un anno nel quale dare esempio a livello internazionale. Un esempio, sì, ma in modo positivo. Lo raccontano bene Samo Turel e Rodolfo Ziberna, i due sindaci che hanno parlato, ognuno a modo proprio, dalla memoria, del futuro. Lo dice bene Turel: «La storia è già stato dibattuta, guardiamo avanti». E lo facciamo anche noi, così come il nostro Centro, benché ognuno cerchi di appropriarsi delle memorie altrui gloriandosene a livello nazionale, che ha sempre lavorato per riunire un territorio strappato da un Novecento affatto delicato.
E se di delicatezza parla, a gesti e parole, il Romano Pontefice da poco eletto, Leone XIV, parimenti facciamo noi in questo numero. Vadano, dunque, ideologie, partiti estremisti, estremismi stessi ed estremisti, di pugni e braccia tese, in museo. Li guarderemo dal vetro dell’indifferenza e della consapevolezza che la storia non è nero o rosso ma una serie di sfaccettature e di angoli, di volti e di personaggi, di uomini e donne.
Se lo sapremo fare con intelligenza e amor proprio, mano nella mano come fecero Mattarella e Pahor, allora avremo vinto la sfida per il futuro, ben oltre Go! 2025 (cui daremmo ugualmente il verso messaggio, al di là di proclami, progetti ed eventi, che sono in ogni caso positivi e giusti). A questo guarda questo numero e a questo guarda il Centro. ■
Roma, Sala Stampa della Santa Sede
09 maggio 2025