Le recenti elezioni europee hanno animato ancora una volta la politica locale, proiettando questa volta i riflettori a livello internazionale. Un contesto europeo nel quale un territorio come il Goriziano, crocevia di culture, lingue e storie, diviso tra Italia e Slovenia, non può non dialogare con i rispettivi Stati ma deve poter parlare innanzitutto a se stesso. Mentre l’Unione Europea affronta sfide sempre più complesse, dalle questioni migratorie alla transizione ecologica, il Goriziano si trova a dover ripensare il suo ruolo e la sua identità in questo contesto di fondamentale e necessaria trasformazione. Tra il 2024 e il 2025, guarderemo al futuro con ancora più speranza grazie alla Capitale Europea della Cultura ma dovremo capire come risolvere sfide che, sebbene possano sembrare locali, hanno implicazioni più ampie per l’intero continente. Non da ultime quelle relative alla comunicazione tra le due porzioni di Goriziano e la necessità di ristabilire una connessione intrinsecamente culturale e sociale.
Boris Pahor, scrittore sloveno naturalizzato italiano e voce autorevole del confine italo-sloveno, ha spesso sottolineato come «il dialogo tra le culture sia la chiave per un futuro di convivenza pacifica». La sua riflessione ha trovato spesso eco nelle parole dei due presidenti nazionali, in particolare dell’italiano Sergio Mattarella che ha voluto ribadire come «Gorizia e Nova Gorica rappresentano un modello di cooperazione e integrazione che può ispirare l’intera Europa».
Se l’ispirazione è oggi va pensato un futuro nel quale migliorare e progredire nella cooperazione e nel lavoro quotidiano, cosa che, se per numerosi cittadini di entrambi gli Stati è già naturale, vuoi per tradizione familiare, per lavoro o semplicemente per apertura culturale, per le istituzioni a volte è passo lento.
Il Goriziano, con la sua storia di frontiere e divisioni, rappresenta un microcosmo delle sfide europee attuali
Il Goriziano, con la sua storia di frontiere e divisioni, rappresenta un microcosmo delle sfide europee attuali: dal rafforzamento dei confini esterni dell’UE al mantenimento della libera circolazione interna, fino alla necessità di promuovere il dialogo interculturale in un momento di crescente tensione internazionale. In questo contesto, la sfida sarà quella di mantenere viva la cooperazione transfrontaliera che ha caratterizzato gli ultimi decenni, rafforzando le reti economiche, sociali e culturali che collegano le due parti del territorio. Partendo, sì, dai primi tentativi di riappacificamento e dialogo che hanno caratterizzato soprattutto gli anni Cinquanta e Sessanta.
Il futuro del Goriziano dipenderà dalla capacità di superare le divisioni storiche che spesso ritornano nei discorsi politici privi di un solido costrutto storico e dare valore a un’identità comune che tenga conto delle diversità
Ervino Pocar, traduttore e intellettuale italiano, ha scritto che «il confine è un luogo di incontro, non di separazione». Questa visione ottimistica della frontiera come spazio di scambio e dialogo deve essere il fondamento per una rinnovata strategia di sviluppo regionale. In effetti, il futuro del Goriziano dipenderà dalla capacità di superare le divisioni storiche che spesso ritornano nei discorsi politici privi di un solido costrutto storico e dare valore a un’identità comune che tenga conto delle diversità linguistiche e culturali ma che sia al contempo proiettata verso un futuro condiviso.
Nel contesto delle recenti elezioni europee, è fondamentale riflettere su come queste dinamiche locali possano influenzare le politiche dell’Unione Europea nei prossimi anni. La cooperazione tra Gorizia e Nova Gorica rappresenta sì un esempio di come, anche in tempi di crisi, sia possibile trovare soluzioni innovative attraverso la collaborazione transfrontaliera ma rivela anche le costante difficoltà che un territorio di confine come il nostro continua a vivere. Le elezioni hanno portato in primo piano la necessità di un’Europa più unita, capace di rispondere alle sfide globali con una visione comune che rispetti le diversità locali. Queste le richieste di un luogo, il Goriziano, che ricorda costantemente a noi ma all’Europa intera che il futuro del Goriziano non è solo una questione di confine tra due Stati, ma una questione europea, che richiede impegno, dialogo e visione condivisa per affrontare le sfide che ci attendono nei prossimi anni. È un invito a guardare oltre le barriere e a costruire un’Europa che sia davvero unita nella diversità. ■