Nel corso della storia vi sono corsi e ricorsi, mutamenti, rivoluzioni. Una di queste, a livello musicale, si sta realizzando sotto i nostri occhi proprio in questi anni e vede come unico oggetto e soggetto l’ottavino, la più piccola taglia del flauto traverso. Per anni relegato, anche se con obbligo di studio da parte degli studenti di flauto in conservatorio, a "fratello minore", rimane una parte fondamentale in un’orchestra come ogni altro strumento. Si pensi alla Sinfonia dei mille di Gustav Mahler che, senza l’ottavino, non avrebbe lo stesso timbro, oppure a qualsiasi banda musicale che si trovasse nell’esigenza di eseguire Stars and stripes senza l’apporto di questo piccolo ma indispensabile strumento.
Per anni relegato a "fratello minore" del flauto traverso, rimane una parte fondamentale in un'orchestra, come ogni altro strumento
Come si diceva, dunque, è in atto una rivoluzione ed è partita proprio da Grado. Qualche anno fa, nell’ambito di Musica a 4 Stelle, infatti, il direttore artistico Giorgio Tortora aveva invitato Nicola Mazzanti a tenere una masterclass sull’Isola. Di fatto, Mazzanti aveva rilanciato proponendo qualcosa di ben più corposo e da lì è nato il Festival dell’Ottavino. Nicola Mazzanti, va detto, è dal 1988 ottavino solista dell’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Svolge un’intensa attività come solista e in gruppi di musica da camera sia col flauto che con il piccolo, in Italia e all’estero. Molti compositori hanno scritto per lui brani per ottavino e pianoforte o concerti con orchestra. Il suo nome è legato a numerose prime assolute eseguite. Come solista, ha suonato con orchestre come i Pomeriggi Musicali di Milano, la Malta Philharmonic Orchestra, l’Orchestra Sinfonica di Firenze e l’Orchestra Akronos di Prato.
Il festival dell’Ottavino è legato a Grado un po’ come il Festival della Canzone Italiana è legato a Sanremo
«Il festival dell’Ottavino è legato a Grado un po’ come il Festival della Canzone Italiana è legato a Sanremo», sottolinea Mazzanti. «Essendo stata la prima manifestazione al mondo di questa caratura e di questo tipo, non sapevamo come sarebbe stato accolto perché va oltre il budget che potevamo spendere. Negli anni siamo cresciuti sempre di più: da quest’anno abbiamo coinvolto ancor di più la città, visto che c’è stato un concerto in Campo Patriarca Elia, oltre all’esibizione in Basilica, offrendolo alla cittadinanza». Una ricerca sempre maggiore di dialogo, dunque, non solo con le realtà culturali e musicali ma anche con la città stessa.
La cornice della millenaria Basilica patriarcale di Sant’Eufemia è ottima ma rimane il fatto che è necessario guardare oltre anche con una struttura in grado di garantire varie stanze per poter proporre corsi e masterclass. «L’idea sarebbe di poter usufruire alcuni locali della scuola che è di fronte: quello ci permetterebbe di fare un ulteriore passo ovvero proporre corsi per i ragazzi del luogo, per le bande, per le scuole di musica che ci sono in un territorio geograficamente piccolo ma ricco da questo punto di vista In questo modo il Festival avrebbe anche una risposta viva». Non è da dimenticare, comunque, l’aspetto turistico e della ricaduta economica: «Gli artisti e gli studenti alloggiano, usufruiscono dei servizi e vivono il territorio».
Per quanto riguarda l’ottava edizione, ospitata in Basilica il 7 luglio, Mazzanti si dice soddisfatto dopo un «2020 tremendo e un 2021 che ci ha fatto riprendere anche se con tutte le limitazioni di Covid. Nel 2022 abbiamo avuto i più alti nomi a livello globale che sono venuti ad esporre i propri strumenti. Sto cercando di sensibilizzare anche l’organizzazione: numericamente possiamo pensare di invadere la città di Grado, da questo punto di vista potrebbe essere pensabile spostare il festival a delle date più “vuote”, dal punto di vista turistico. Se Grado scoppia tra agosto e settembre ma magari è più vuota nel resto dell’anno… ci sono tante idee che bollono in pentola».
Mazzanti non fa trapelare oltre, ma rimarca l’importanza non solo dei fondi ma anche di «avere tempo di fare le giuste domande, far capire l’importanza dei progetti agli amministratori e crederci tanto: Giorgio lo sta facendo. Abbiamo iniziato l’avventura organizzando tre giorni fino ad arrivare ai cinque attuali. La situazione è diventata sempre più internazionale, abbiamo avuto artisti da tutto il mondo». Con la ripresa del 2022 il balzo qualitativo è stato ulteriore. «Vorrei coinvolgere sempre di più il nome di Grado associandolo all’ottavino, mi piacerebbe sempre di più che i turisti ma anche che gli abitanti dell’Isola e dell’entroterra potessero giovare di questa situazione anche nei vari comuni», conclude Mazzanti.◼