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SELEZIONE CORRENTE
autore=Ivan Bianchi
risultati: 45
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HOME > Articoli e notizie:Una nuova Provincia per una nuova idea di territorialità

Una nuova Provincia per una nuova idea di territorialità

Il cittadino ha percepito la perdita di un ente elettivo come un “magna magna” di meno, non cogliendo la vera perdita per la democrazia e, soprattutto, per l’intera organizzazione

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Pensiamoci un attimo, senza campanilismi o visioni storiche contrastanti: una provincia di Gorizia e comprenda anche i comuni che, te sotto l’egida di Udine, si ritrovano all’interno della provincia ecclesiastica goriziana, e che vanno geograficamente indicati come Goriziano storico, non è, in fin dei conti, un’utopia così impossibile. Lo sarebbe se ci precludessimo le potenzialità intrinseche a un territorio che si chiude all’interno di confini posti quando l’economia e la società erano da salvare dopo un disastroso conflitto e la necessità di un recupero – ricostruzione o costruzione ex novo, a volte – di un’identità, richiedevano scelte geografiche ben precise.
 
Ora, la situazione amministrativa contingente guarda al territorio regionale come a un insieme di comuni uniti prima dalle Uti, fallimentari, e, ora, dagli Edr, enti di decentramento regionale. Non solo si è perso il personale provinciale, più attratto a livello regionale che dai bulimici comuni alla costante ricerca di figure professionali, ma anche l’esistenza delle stesse province all’interno della vita e del pensare comune. In sostanza, il cittadino ha percepito la perdita di un ente elettivo come un “magna magna” di meno, non cogliendo la vera perdita per la democrazia e, soprattutto, per l’intera organizzazione territoriale.
 
La nostra domanda, però, non si è basata sulla percezione o sugli aspetti prettamente normativi, quanto su una richiesta precisa: perché non ridare alla erigenda provincia di Gorizia – se il progetto legislativo a livello regionale verrà portato a termine – quei territori che appartengono ancora all’Arcidiocesi di Gorizia ma che sono, da decenni, amministrativamente sotto la provincia di Udine?
 
Una provocazione che, se vi si ragionasse un po’ in termini di logistica, di amministrazione, di necessità di trasporti e di visione turistica, apparirebbe sicuramente meno caotica, all’inizio, e ragionevole, poi. In sostanza far ricadere Aquileia, Cervignano, Visco, San Vito al Torre e Chiopris Viscone – e Duino Aurisina per Trieste – nuovamente sotto Gorizia. Il Polo Intermodale di Ronchi dei Legionari in ancor più sinergia con l’interporto di Cervignano e, viceversa, con l’autoporto di Gorizia. Le varie realtà turistiche di Grado e Aquileia in unione – magari realizzando il progetto, nato e morto in sordina, di allargare anche all’Isola del Sole una gestione societaria dei beni basilicali, troppo onerosi per una realtà come una semplice parrocchia – guardando alla storia che unisce quel lembo di “udinese”, che, alla fine, tale non è, al territorio che, in realtà, gli appartiene: il Goriziano.
 
Una strada non semplice ma dal momento che, alla legge regionale, aspettano almeno tre anni per poter essere portata a termine, sicuramente una mossa da parte della cittadinanza, del mondo intellettuale e degli amministratori locali di interesse in tal senso è il punto di partenza necessario. Questi deve essere sposato appieno anche dagli amministratori regionali anche se la presenza ingombrante di un’élite precipuamente tergestina sarà un ostacolo non insormontabile ma pressante.
 
Dalle sue colonne il quadrimestrale dà la propria visione: riunifichiamo il Goriziano, pensiamo a una sinergia più ampia, non chiudiamo la provincia nella visione che l’ha imbrigliata e portata alla morte amministrativa dagli anni ’90 in poi. Una provincia di Gorizia che rinascesse ora con i termini geografici della sua chiusura si troverebbe monca del proprio capoluogo, spogliato del ruolo dalla ruspante Monfalcone. Ecco, dunque, che la presenza di un “terzo polo” – non politico ma fisico – del cervignanese possa configurare una rinascita economica e sociale dell’intero territorio. E, perché no, anche di una nuova idea di territorialità. D’altronde, sarebbe auspicabile non rianimare un corpo già morto quanto piuttosto crearne uno nuovo con le stesse radici ma una visione nuova. Anche di territorialità. ◼
 

Il campanile della Basilica di Aquileia. Foto Daniele Tibaldi
data di pubblicazione: 31-05-2023
autore: Ivan Bianchi | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.88 | tema: POLITICA
tag redazionali
Aquileia Cervignano Chiopris Viscone decentramento regionale editoriale Gorizia province San Vito al Torre Visco
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