Sognando la libertàLe poesie di Igo Gruden dal campo di Visco - 1943
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L'ingresso all'ex campo di concentramento di Visco. Foto Daniele Tibaldi
L'ingresso all'ex campo di concentramento di Visco. Foto Daniele Tibaldi «Quando ti presi al seno non ti potei dar niente, piangesti un’altra volta. […] piangesti l’ultima volta, si chinò su di te la morte, una fitta mi strinse il collo. Per me fosti il sogno di un fiore, bambino mio adorato, morto dai prati del sol dove andasti, congiungici insieme o morte, per sempre a dormir nella tomba». Queste le toccanti parole della poesia Ballata del bambino di Igo Gruden, noto poeta sloveno nato ad Aurisina che ha varcato molti campi di concentramento durante il secondo conflitto mondiale. Tra di essi, appunto, Visco cui Gruden ha dedicato, tra l’altro, una delle sue liriche.
È Visco il luogo di partenza e di arrivo, l’inizio di una storia e, allo stesso tempo, la sua fine. La meta – una delle tante – di quei convogli, via gomma o via rotaia, che negli anni bui delle deportazioni, delle leggi razziali, dell’odio e della guerra fratricida ha portato a Visco centinaia di civili jugoslavi. A raccontarne le tragiche vicende, ripercorrendo la vita e le opere del periodo del 1943, è, in una decisione non di poco conto, in bilingue l’opera Sognando la libertà. Le poesie di Igo Gruden dal campo di Visco – 1943, in sloveno, vale la pena citarlo, Sanje o svobodi. Pesmi Iga Grudna iz taborišča v Viscu leta 1943, [Goriška Mohorojeva družba – Gorizia, 2023. Pagg.140, 15 euro]. Curatori del volume Ivan Vogrič e Ferruccio Tassin, con la traduzione delle liriche di Martina Clerici. Una presenza di sole sei settimane, quella di Gruden nel campo friulano, durante le quali non mancarono le composizioni poetiche: diciannove delle quali, appunto, sono raccolte all’interno del volume. Un’opera importante per la casa editrice, che quest’anno festeggia proprio il secolo dalla fondazione, nata e vissuta all’interno dell’ambiente ecclesiastico grazie al quale poté proseguire nella pubblicazione di opere e nella divulgazione della lingua e della cultura slovena nonostante i divieti imposti dal fascismo. «La letteratura ha avuto e continua ad avere un ruolo fondamentale per il mantenimento della cultura, della conoscenza storica e degli eventi soprattutto alle nuove generazioni», ha ribadito alla prima presentazione proprio a Visco il presidente, Peter Černic. A Ivan Vogrič, durante la presentazione del 16 giugno, è spettato il compito di raccontare la biografia del poeta, nato ad Aurisina nel 1893 e morto nel 1948. Il 14 marzo 1943 egli varcava le porte del campo di Visco «nel quale, attorniato da una decina di amici intellettuali, riuscì a festeggiare il cinquantesimo compleanno». Fatto che, scoperto, gli costò il trasferimento in un’altra struttura vicino Padova. «Le sue poesie – ha descritto lo studioso – raccontano di internati, di incontri e di emozioni, di testimonianze. Così come le lettere, soprattutto quelle più intime passate di nascosto fino alla sua fidanzata a Lubiana». Vita e opere all’interno di un campo ancor oggi dimenticato e per il quale il percorso di valorizzazione è, burocraticamente ma spesso anche progettualmente, lungo e tortuoso. Alla memoria, intanto, la letteratura poetica di una visione tragica ma carica di speranza per il futuro: alle istituzioni il compito di mantenerla viva. Qui il volume diventa di vitale importanza per far emergere dalla nebbia, attraverso la poesia e la forza delle emozioni, una storia quasi dimenticata. ◼
L'ingresso all'ex campo di concentramento di Visco. Foto Daniele Tibaldi
data di pubblicazione:
30-09-2023
autore: Ivan Bianchi | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.89 | tema: ARTE E CULTURA
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