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autore=Ivan Bianchi
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HOME > Articoli e notizie:Il Centro che verrà...

Il Centro che verrà...

Il nostro territorio, nel suo piccolo, si è impoverito di un dialogo che facesse della costruzione la base fondante rispetto alla distruzione, in primis dell’altro ma anche dell’intera società

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Lapide commemorativa sul Monte San Michele. Foto Daniele TIbaldi
Lapide commemorativa sul Monte San Michele. Foto Daniele TIbaldi
L’editoriale del numero 89, cioè di questo numero che state sfogliando, parte da lontano. Non solo dal 1958, primo anno di attività del Centro studi politici econo­mici e sociali “sen. Antonio Rizzatti”, ma fisicamente da lontano. Di fatto, nasce e si sviluppa come pensiero nella ridente località di Tokaj, nel nordest dell’Ungheria, in una stanza d’albergo mentre il sole lentamente sorge. Località nota soprattutto a noi, del Nord-Est italiano, per la diatriba che, qual­che anno fa, ci ha portato via il tradizionale nome di Tocai trasformandolo in Friulano. Ma questa è un’altra storia.
 
Il bagaglio che ci si porta dietro non è da poco, seppur, all’itali­ca tradizione, si rischi sempre di sminuire il lavoro fatto. Sessanta­cinque anni di attività, con alti e bassi, non sono cosa da poco, spe­cialmente se si ha alle spalle una delle prime grandi aperture verso il mondo dell’Est dopo la chiusura “imposta”, in un certo modo, dal secondo dopoguerra. Incontri, cicli di studi, pubblicazioni – la nostra, Iniziativa Ison­tina, in primis – ma anche, e soprattutto, il far ritrovare assieme personalità di grande spicco e di caratura intellettuale, far conver­gere politica e cultura nell’idea che, lettera­ti, giuristi, economisti, sociologi, potessero dare consigli utili al mondo politico e che questo, dal locale, potesse riversarsi sul nazionale.
 
Il mondo, chiaramente, è cambiato. È cambiato modo di fare politica ed è cam­biato modo di fare cultura. Spesso sotto l’ala di una certa forza politica piuttosto che di un’altra, il nostro territorio, nel suo piccolo, si è impoverito di un dialogo che facesse del­la costruzione la base fondante rispetto alla distruzione, in primis dell’altro ma anche dell’intera società. E in un clima che guar­da con sospetto alla politica e con noia alla cultura, cosa poter fare se non racimolare le forze rimaste e, con l’ausilio di nuove risorse umane – che non diventino triste “carne da cannone” per i soliti quattro – rilanciare una delle poche realtà rimaste nel territorio del Goriziano che ha come obiettivo, appunto, lo studio dell’economia, della società, della politica locale?
 
Se un tempo erano troppi i galli nel pollaio oggi, potremmo tristemente con­statare, il pollaio stesso non c’è più e chi canta ancora lo fa dagli alberi ben lungi dal proseguire nel caso fosse avvistata anima viva nei paraggi del tronco. Quanto la rivista ha dimostrato in quest’ultimo anno è che il connubio tra nuove forze e chi, negli anni, ha investito impegno, tempo e dedizione è non solo possibile ma di vitale importan­za. La necessità è, ora di guardare anche al Centro Studi per far sì che continui a essere un editore valido, rispettato, rispettabile e sincero, onesto con i lettori e con il mondo sia politico che culturale, chiaro nelle idee e scevro da ogni influenza di colore politico, dalla visione cattolica – come lo è sempre stato – ma schietto anche con il clero, di ogni grado.
 
La necessità è, ora, di guardare anche al Centro per far sì che continui a essere un editore valido, rispettato, rispettabile e sincero, onesto con i lettori e con il mondo sia politico che culturale

Ecco, torno a Tokaj. In quest’Un­gheria che ha ancora tante contraddizioni, un Paese nell’Europa ma a modo suo. Un Paese al quale il Centro, negli anni, ha ben guardato e che è stato oggetto di studio. D’altron­de, il mondo dell’Est è sempre stata la voca­zione, assieme al Nord con la sorella Austria, del Centro. Ora che il blocco sovietico non c’è più c’è ancora tanto da studiare. Sono passati oltre trent’anni e il mondo ha proseguito il suo cammino. A noi il compito di trarne ancora ragionamenti e proposte per il futuro del nostro Goriziano e della nostra Europa. A vent’anni da Salonicco, per esempio, i Balcani conti­nuano a darci segnali da non trascurare. Nel no­stro piccolo, senza manie di grandezza ma con la consapevolezza di essere stati ed essere ancora un crocevia fondamentale, dobbiamo esserne all’al­tezza.

Buon compleanno Centro Studi, buon lavoro a tutti noi! ◼

Tokaj, Ungheria, 23.08.2023
 

Giuseppe Ungaretti in visita al monte San Michele nel 1966. Archivio Icm Gorizia
 
data di pubblicazione: 30-09-2023
autore: Ivan Bianchi | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.89 | tema: STORIA
tag redazionali
Centro Studi Rizzatti editoriale Giuseppe Ungaretti monte San Michele
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