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HOME > Articoli e notizie:Riscoprire la storia per vivere nel presente da protagonisti

Riscoprire la storia per vivere nel presente da protagonisti

Presentazione degli Atti del Convegno sul Comitato Civico Diocesano

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Ricostruire un’importante fase nella storia del nostro territorio e del nostro Paese, per comprendere come macro- e micro-storia si intrecciano, fornendoci alcune chiavi di lettura del presente e orientando il nostro futuro. Erano questi gli obiettivi del convegno Il Comitato Civico Diocesano di Gorizia. Una storia di confine (1948-1966). L'inizio di un percorso, che si è svolto il 4 maggio 2024 presso la Biblioteca “Nazioni Unite” della facoltà di Scienze diplomatiche internazionali a Gorizia. Organizzata dall’Associazione “Città dell’uomo”, insieme all’Azione Cattolica diocesana, l’Università degli Studi di Trieste, l’Istituto di Storia Sociale e Religiosa (ISSR) di Gorizia, l’Istituto per la storia dell’Azione Cattolica e del movimento cattolico in Italia “Paolo VI” (Isacem) di Roma, la mattinata di studi è stata realizzata grazie a un contributo del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia.
 
Dopo un lungo lavoro di revisione, il 19 giugno 2025 sono stati presentati gli Atti del suddetto convegno sui canali social dell’Associazione “Città dell’uomo”, alla presenza del suo presidente, Paolo Cappelli, e di alcuni relatori, ovvero il professor Ernesto Preziosi, la dottoressa Simona Ferrantin e la dott. ssa Elisa Battistella. A fare da moderatrice è stata la dott.ssa Barbara Spanedda, mentre le conclusioni sono state affidate a Michele Tridente, segretario nazionale dell’Azione Cattolica italiana.
 
Come ha sottolineato il presidente Cappelli, questo convegno è stato «un luogo di confronto e di cultura», aprendo l’inizio di un percorso di ricerca, con l’obiettivo di dare sostanza all’impegno dei laici che vogliono vivere da protagonisti nella loro società.
 
Numerosi e vari sono i contributi presenti all’interno degli Atti del convegno, che - secondo la prof.ssa Giulia Caccamo, docente del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Trieste, nonché moderatrice della mattinata di studi - «ha fornito un quadro esaustivo e coerente della situazione della nostra Arcidiocesi nel secondo dopoguerra».
 
I primi tre, a cura di Raoul Pupo, Ernesto Preziosi e Peter Černic, hanno definito il contesto in cui sono sorti e hanno svolto la loro azione i Comitati Civici, tanto a livello nazionale quanto locale.
 
In particolare, nel suo intervento dal titolo Verso una faticosa normalizzazione. La Venezia Giulia dopo il dopoguerra, il prof. Pupo ha ricostruito la complessa situazione politica, economica e sociale del territorio Diocesano. Attraverso un puntuale confronto con Trieste, lo storico triestino ha spiegato in che modo le due città giuliane hanno affrontato il secondo dopoguerra, passando da “bastioni d’italianità” a luoghi d’incontro transfrontaliero.
 
Nella sua relazione, intitolata Per l’aratura civile del paese: la nascita dei Comitati Civici, il prof. Preziosi ha inserito la nascita di questi organismi a livello nazionale all’interno di un più generale “risveglio democratico” dei cattolici. Avviato con il Codice di Camaldoli del 1943, questo processo ebbe il suo culmine con le elezioni politiche del 1948, quando tutto il laicato venne mobilitato per favorire la vittoria della Democrazia Cristiana, sollecitando la “coscienza civica” dell’elettorato. L’esperienza dei Comitati Civici, dunque, dimostra che il punto di forza dei cattolici consiste nella loro capacità di mediazione fra la “città di Dio” e quella degli uomini, nell’ambito di una politica autonoma e responsabile.
 
Con un intervento dedicato a La riorganizzazione dei cattolici sloveni tra il 1945 e il 1947, il professor Černic, dirigente scolastico del polo liceale “Gregorčič” di Gorizia, ha messo a fuoco l’esperienza della popolazione di lingua slovena della nostra Arcidiocesi a cavallo fra il secondo conflitto mondiale e l’immediato dopoguerra, quando fu impegnata in una complessa operazione in ambito scolastico, culturale e politico per ristabilire la propria presenza nel territorio, dovendo combattere con gli opposti nazionalismi italiano e jugoslavo.
 
La seconda tipologia di interventi, a cura della dottoressa Simona Ferrantin, del dottor Luca Olivo e di Carlo Alberto Villa, aveva un carattere tecnico, mettendo a fuoco le realtà archivistiche in cui è possibile ricostruire la storia dei Comitati Civici, sia a livello nazionale che diocesano.
 
Archivista presso l’Isacem, la dottoressa Ferrantin ha descritto la consistenza dei fondi dell’istituto in cui presta servizio, con una particolare attenzione per la documentazione riguardante i Comitati Civici, attraverso la biografia e l’opera del loro fondatore e principale animatore, ovvero Luigi Gedda. Considerato il “grande rimosso” nella storia dell’Azione Cattolica italiana e non solo, a cavallo fra gli anni ’40 e ’70 il celebre genetista produsse un considerevole patrimonio documentale, estremamente prezioso per comprendere l’azione di questi organismi.
 
Dopodiché, il dottor Olivo ha fornito una panoramica della sua ventennale attività all’interno degli archivi del mondo cattolico isontino. Infatti, oltre al riordino del patrimonio documentale dell’Azione Cattolica diocesana, il dott. Olivo ha effettuato l’inventariazione di numerosi fondi, come quello della Democrazia Cristiana provinciale e quello delle ACLI di Romans d’Isonzo, senza contare diversi archivi parrocchiali, oltre al patrimonio dell’istituto “G. Contavalle” e quello dell’Opera Diocesana Assistenza. In questo modo, sono emersi numerosi ausili per ricostruire la presenza dei cattolici nel nostro territorio durante il XX secolo e non solo.
 
L’ultimo intervento “tecnico” è stato effettuato da Carlo Alberto Villa, che ha puntualmente illustrato il suo lavoro di digitalizzazione del fondo dedicato al Comitato Civico Diocesano, all’interno dell’archivio dell’Azione Cattolica di Gorizia, descrivendone in maniera accurata gli obiettivi, le attività svolte, i risultati ottenuti e i possibili sviluppi futuri.
 
Infine, grazie ai contributi del professor Sergio Zilli, della professoressa Elisa Battistella e del prof. Ivan Portelli è stato possibile delineare il contesto geografico ed ecclesiale in cui si è svolta l’azione del Comitato Civico Diocesano, attivo dal 1948 al 1966.
 
Docente di Geografia storica dell’odierno Friuli Venezia Giulia presso l’Università degli Studi di Trieste, il professor Zilli ha proposto una relazione dedicata al Paesaggio geografico e elettorale delle “province” di Gorizia, ripercorrendone tutte le trasformazioni a cavallo fra il XIX secolo e il secondo dopoguerra. Infatti, nel corso di circa cinquant’anni, il territorio provinciale ha mutato varie volte la sua conformazione, passando dalla Principesca Contea di Gorizia e Gradisca all’attuale Provincia, subendo ampliamenti e mutilazioni a seconda dell’entità statale egemone, con conseguenze tanto politiche quanto socioeconomiche, di cui restano delle tracce anche ai giorni nostri.
 
Nel suo contributo, dal titolo Il Comitato Civico dell’Arcidiocesi di Gorizia e il confine orientale, la professoressa Battistella, docente di Religione Cattolica presso gli istituti secondari di II grado della nostra Arcidiocesi, ha illustrato i risultati della sua tesi di laurea in Studi storici presso l’Università di Trieste, elaborata con la guida del professor Zilli e della professoressa Liliana Ferrari.
 
Sorto nel febbraio del 1948, in vista delle elezioni politiche, il Comitato Civico Diocesano ha svolto la sua azione in un territorio particolarmente “caldo” nell’immediato dopoguerra, a causa della sua vicinanza al confine orientale italiano. Nel corso del tempo l’azione di questo organismo ha subito profonde trasformazioni, passando da “bastione d’italianità” quando la vertenza su Trieste con la vicina Jugoslavia era ancora aperta, a luogo d’incontro transfrontaliero alla fine degli anni ’60, in seguito al Concilio Vaticano II e alla «svolta religiosa» di tutta l’Azione Cattolica italiana.
 
Con una relazione dedicata a I laici nella chiesa goriziana: le indicazioni degli arcivescovi Margotti e Ambrosi, il prof. Portelli ha fornito un quadro degli interventi pastorali dei presuli che guidarono l’Arcidiocesi negli anni del dopoguerra, prima del Concilio vaticano II. In questo modo, il presidente dell’ISSR di Gorizia ha ricostruito lo sforzo del clero e del laicato goriziano per ricristianizzare la società e combattere il comunismo nell’immediato dopoguerra, nel contesto di un forte legame fra fede e politica.
 
A conclusione della presentazione degli Atti di questo convegno, il segretario dell’Azione Cattolica italiana, Michele Tridente, ha evidenziato l’importanza di recuperare la propria storia per un’associazione come l’AC, vivendo da protagonista il suo impegno nel presente. Con la consapevolezza che si deve evitare di “musealizzare” il passato, risulta fondamentale trarre spunto dall’esperienza di grandi protagonisti come Luigi Gedda per costruire delle vere e proprie alleanze con il territorio, nell’ottica sinodale indicata da papa Francesco. Solo così sarà possibile ristabilire la presenza cattolica nella nostra società, dalle più piccole realtà locali al contesto nazionale e globale, rispondendo alle molteplici sfide del «cambiamento di tempo» che stiamo attraversando.◼
________________

Per chi fosse interessato a consultare l’archivio digitale del Comitato Civico Diocesano, oppure a ricevere una copia degli Atti, è possibile farlo, scrivendo una mail al seguente indirizzo:
archiviostorico@azionecattolicagorizia.it
 
 
data di pubblicazione: 31-01-2026
autore: Elisa Battistella | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.95/96 | tema: CULTURA
tag redazionali
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