La scelta di dare un titolo al libro è indicativa del contenuto ma anche dello spirito che ha animato l’autore. Ferruccio Tassin non è alle prime armi: alla sua penna e alle ampie conoscenze messe insieme in anni e anni di ricerche storiche delle comunità del Friuli orientale e non solo (anche della Bisiacaria), si devono una notevole quantità di lavori e di ricerche che puntualmente recupera allargando i contenuti e organizzando una vera e propria intelaiatura di storie diverse che riguardano comunità, persone, istituzioni (scuola, parrocchie, movimenti politici, partiti ...) e avvenimenti.
Nel caso di Mariano e Corona “il tempo racconta”, troviamo una sintesi che parte dai ricordi personali e familiari dell’autore e si allarga appunto alle vicende di una comunità - quella di Mariano del Friuli e di Corona, dove quest’ultima comunità ha i caratteri nobili e storici di una comunità senza bisogno di aggiunte - per la quale ha trovato il tempo di “raccontare” appunto ponendosi dalla parte della gente “i poveri”. “Storie individuali e collettive” che affiorano dai documenti, storia che “indica un esile filo che si dipana nel tempo; storia che si arricchisce per addizione...”. In una parola “storia che emerge dai documenti” che possono parlare e parlano ancora e per i quali l’autore esprime il desiderio di una maggiore attenzione e valorizzazione.
Nella ricerca l’autore preferisce andare sul sicuro ed il nome di Mariano appare “all’alba del Quattrocento” attraverso il catapan di Chiopris, poi del primo parroco, parrocchia e parroco legati alla pieve di Cormons, secondo le segnalazioni delle visite pastorali (in questo caso Bartolomeo da Porcia - 1570 e dentro alle vicende incrociate fra i vicari del Patriarcato di Aquileia ed i signori di Gorizia, le vicende della controriforma protestante e della riforma cattolica. Interessante la descrizione del capitoletto dedicato a popolo e chiesa nel cinquecento: sembra di rivivere la visita pastorale del Porcia a Mariano e Corona per descrivere chiese e suppellettili, ma soprattutto il legame chiesa-popolo. Così come si intrecciano vicende e fatti legati alla presenza luterana e protestante che emerge attraverso le vicende di personaggi mercanti, preti e altro.
Così i capitoletti si snodano uno dopo l’altro con suggestivi particolari fino alle pagine dedicate alla guerra di Gradisca, al seicento ed al settecento che registra - gioiello artistico e di fede, costruito dal popolo - la costruzione della chiesa di Corona. Che descritta con larghezza di particolari e, successivamente la realizzazione della chiesa di S. Gottardo a Mariano. Anche di quest’ultima veniamo a conoscere segreti e costi, oltre le opere d’arte che la rendono preziosa: una costruzione realizzata da una popolazione che conviveva con la fame e la miseria.
L’ultima parte del libro - dopo averci informato sui cambiamenti provocati da Giuseppe II e l’invasione francese - è dedicata a personaggi marianesi dell’Ottocento e Novecento, a iniziative di cooperazione e di scuola: don Luigi Trevisan il primo sociologo del Friuli, don Adamo Zanetti e pre Tita Falzari. Il libro di Tassin non manca di segnalare puntualmente alcune personalità del clero goriziano, su questi tre che appaiono particolarmente rilevanti e dei quali è giusto auspicare una pubblicazione che ne trasmetta alle generazioni future il carattere e le idee, la capacità organizzativa e la forza propulsiva, direttamente legata alla missione sacerdotale e soprattutto palla fede che li animava. Tassin lo scrive e riscrive, passando in esame la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, con larghezza di riferimenti che non solo riempiono e danno significato al cammino storico, ma anche per evidenziare in questo cammino due altri dati rilevanti: la storia del Friuli ha queste radici e fondamenti nobili di uomini preclari per amore della cultura e della letteratura ma in primo luogo per la gente. Uomini - legati al Vangelo ed al popolo - che sono sacerdoti e laici (i due epigoni e capifila sono monsignor Luigi Faidutti e il dott. Giuseppe Bugatto, e con loro altre figure presenti in ogni paese del Friuli, rappresentano questa singolare azione di promozione sociale, di trasformazione e di testimonianza.