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HOME > Articoli e notizie:Bruno Pizzul: testimone vero del valore educativo dello sport

Bruno Pizzul: testimone vero del valore educativo dello sport

Riconoscimento dell’università di Udine

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Il rettore prof. De Toni consegna l’attestato a Bruno Pizzul
Il rettore prof. De Toni consegna l’attestato a Bruno Pizzul
Nato a Udine nel 1938, Bruno Pizzul si forma alla scuola di don Rino Coccolin, parroco di Cormons. Intraprende la carriera del calciatore professionista giocando, fra le altre squadre, con Catania, Ischia e Udinese. Un infortunio al ginocchio chiude anzitempo la sua carriera. Laureatosi in giurisprudenza, entra in Rai nel 1969 vincendo un concorso nazionale per radio-telecronisti. È del 9 aprile 1970 il primo commento a una partita di calcio: Juvenstus-Bologna, Coppa Italia. Da allora le sue telecronache di campionato, coppe nazionali, europee e internazionali, e della nazionale sono state oltre 2000. Dopo i mondiali di calcio del 1982 e fino al 2002 è la prima voce Rai alla tivù per gli incontri degli azzurri, in particolare in 5 campionati mondiali, 4 europei e praticamente per tutte le partite di qualificazione ai due tornei tranne quelle trasmesse in esclusiva da altri network. L’ultima partita commentata è stata l’amichevole persa 1 a 0 con la Slovenia a Trieste il 21 agosto 2002. Dopo il congedo dalla Rai Pizzul ha collaborato per altri network televisivi e radiofonici nazionali (anche sul digitale), ritornando a collaborare anche per la Rai. Ma Pizzul è uomo di sport a 360 gradi e, alla televisione, oltre al calcio ha commentato anche pugilato, ping pong, bocce, corse ciclistiche, vela, premi ippici e canottaggio, di cui stato telecronista dal 1971 al 1976. Da segnalare la partecipazione in alcune pellicole: il film comico “L’arbitro” (1974), con Lando Buzzanca e Joan Collins; in “Fantozzi - Il ritorno” (1996) con Paolo Villaggio; in “Box Office 3D” (2011) di Ezio Greggio.
 
 
Per il contributo fornito come giornalista sportivo e radio-telecronista, testimone privilegiato di una concezione etica del calcio che valorizza la dignità della persona e rifiuta la violenza enfatizzando il valore educativo dello sport, come promotore dei valori della friulanità e di una cultura sportiva fortemente radicata nel territorio”. Questa è la motivazione con la quale l’Università di Udine ha insignito Bruno Pizzul il 29 aprile 2015 della laurea magistrale honoris causa in “Comunicazione integrata per le imprese e le organizzazioni”.
 
Bruno Pizzul è uomo di sport a 360 gradi. Vera e propria autorità del microfono sportivo televisivo, modello di telecronista competente e gentleman, è un testimone privilegiato di una concezione del calcio, e quindi dello sport in generale, come di un gioco in cui si esprime l’humanitas, ovvero la dignità della persona che vive in un territorio particolare, e che tramite esso si apre all’universale.
 
Maestro del giornalismo sportivo televisivo ha rivoluzionato il modo di fare telecronaca in diretta non leggendo appunti o commentando, ma raccontando il flusso della partita. L’attenzione verso i più giovani e la consapevolezza delle conseguenze sociali della comunicazione televisiva, sono altri due aspetti cruciali delle capacità professionali e delle doti umane di Pizzul che hanno favorito una lettura “civile” del calcio, ma soprattutto lo caratterizzano come esemplare maestro di etica serietà ed impegno.
 
Lo stile comunicativo di Bruno Pizzul è una commistione tra tradizione e innovazione testimoniato anche dalla sua bravura nel far convivere così bene nel parlato termini desueti come “nonnulla”, “laddove”, “cincischiare”, “sciabordare” e metafore originali e nuovi usi entrati nel lessico della professione come “progressione”, “suggerimento”, “stop”.
 
Caratteristiche espressive che lo fanno essere un punto di riferimento per tutti i futuri giornalisti sportivi.
 
Un altro aspetto fondamentale è il legame con la sua terra, il Friuli e Cormons in particolare e la laurea vuole essere un riconoscimento a un figlio di questa terra che tanto ha contribuito e contribuisce a diffondere i valori che si richiamano in profondità a quelli propri dell’Università: educare, ricercare, comunicare e trasmettere che si riassumono nelle così dette tre missioni dell’Università. Bruno Pizzul infatti pur essendo un personaggio conosciuto in tutto il mondo resta profondamente legato alla sua Cormons e al Friuli e in particolare il valore della voce narrativa di Bruno, il saper raccontare, il saper far vivere mozioni, il saper rappresentare, come una icona, i valori di questa terra, che ha tanti figli sparsi per il mondo e che vedono in Bruno e nella sua voce un legame con la terra che li ha visti nascere e poi partire.
 
Bruno Pizzul ha utilizzato lo strumento tecnico televisivo sempre con assoluta competenza e con signorile misura e come esempio non si può non ricordare con ammirazione la lezione di rispetto della verità sportiva e delle personalità dei singoli, che ha caratterizzato il suo impegno professionale, che in molte occasioni non ha esitato ad utilizzare l’arma dell’ironia e del richiamo ad una dimensione di realtà animi troppo esacerbati e eccessivamente coinvolti nell’evento».
 
Bruno Pizzul con la modestia che lo contraddistingue ha indossato toga e tocco e ha tenuto, a braccio, la sua lectio magistralis intitolata “Terra amata e raccontata”.
 
Dapprima ha rimarcato il suo senso di appartenenza a una terra che ha una sua propria identità, anche perché abitata da genti così diverse da poter essere definite paradossalmente “gente unica”. Quando ho avuto l’opportunità - ha raccontato - ho sempre cercato di far conoscere questa regione che costituisce un unicum straordinario per varietà ed eccellenze, non solo enogastronomiche e vitivinicole, in un contesto di esigua estensione. La diversità, anche linguistica, è una ricchezza che bisogna però valorizzare in modo sinergico, per operare per il bene comune. Ha quindi accennato alla travagliata storia del territorio regionale, crocevia del mondo latino, slavo e tedesco, molte volte soggetto a invasioni, al «padrone di turno». Ci sentiamo troppo spesso ai confini dell’impero ha detto Pizzul che ha elogiato le attitudini sportive del territorio. Anche se, ha lamentato, non riesce più ad esprimere, come avveniva fino a pochi anni fa, decine e decine di calciatori di alto livello. Viviamo in un periodo di emergenza educativa e lo sport, assieme a famiglia e scuola, è una delle tre agenzie educative attraverso le quali far compiere un percorso di crescita civile, umana, culturale le giovani generazioni.
 
Lo sport, se fatto e gestito bene è una formidabile agenzia educativa. Favorisce, fra l’altro, l’aggregazione ludico-competitiva, il rispetto delle regole e di chi è chiamato a farle rispettare ed educa alla, importantissima, cultura della sconfitta. Tutte caratteristiche che vengono messe in discussione se l’attenzione si focalizza solo sullo sport di vertice troppo spesso degenerato in fenomeni di violenza, fuori e dentro gli stadi, e di mala gestione.
 
Bisognerebbe rivolgere di più l’attenzione allo sport di base o quello praticato dai portatori di handicap che giocano divertendosi.
 
Straordinario esempio per tutti, e portatori di valori e sensazioni che dovrebbero recuperare anche i normodotati.

Mauro Pascolini, docente Università di Udine


Bruno Pizzul con il gruppo dei giornalisti della Domenica Sportiva
data di pubblicazione: 30-04-2015
autore: Mauro Pascolini | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.67 | tema: PERSONALITÀ
tag redazionali
Bruno Pizzul calcio Cormons cultura della legalità don Rino Coccolin educazione dei giovani etica dello sport Ezio Greggio friulanità Friuli giornalismo sportivo Joan Collins Lando Buzzanca laurea honoris causa Mauro Pascolini Paolo Villaggio RAI sport di base telecronaca Università di Udine valore educativo dello sport
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