Ci andava a piedi, dicendo il breviario o, in bicicletta, per pregare un rosario.
Don Antonio Fuchs 1885-1954, di madre gradese e padre viennese, aveva una predilezione verso l’ancona sorta nel 1752, sulla strada da Chiopris al santuario di Madonna di Strada.
Al rosario è legata quell’ancona, perché vi è raffigurata anche la Madonna, due volte: sotto quel titolo, e con quello che sarebbe diventato il simbolo di Chiopris: la Madonna Addolorata, la cui devozione sarebbe esplosa, con un miracolo a lei attribuito, nel 1756.
Frequentato lo Staatsgymnasium di Gorizia, una scuola prestigiosissima, dove ebbe per compagno di classe uno dei più grandi filosofi dell’Era moderna, il goriziano Carlo Michelstaedter. Ultimò gli studi per il sacerdozio nel Centralseminar di Gorizia, altro centro di notevolissimo spessore culturale e spirituale, aperto al contributo di più lingue e più nazioni.
Con la dispensa di un anno per la giovane età, venne ordinato sacerdote (1908) nella basilica di Grado, dal principe arcivescovo di Gorizia Mons. Francesco Borgia Sedej.
I primi incarichi sono a Monfalcone (cooperatore dal 1908 al 1912) e Gradisca (catechista dal 1912 al 1915). Qui lo sorprende l’occupazione italiana e, profugo (non internato, come numerosissimi suoi confratelli), va a Firenze con la sorella.
Come tanti nostri sacerdoti là esiliati, vestiva il clerygman, come, del resto, si usava qui da noi, ma là destavano meraviglia sia nei preti locali che nella Questura, tanto che il cardinale arcivescovo di Firenze, quando decise di impegnarli nelle varie parrocchie ordinò loro il ritorno alla talare (notizie riferite dalla sorella e riportate da Camillo Medeot). Tornato in patria nel 1919, è di nuovo a Gradisca, poi, il 17 giugno 1920, prende possesso della parrocchia di San Michele Arcangelo in Chiopris.
Vi trova una situazione assai difficile, non solo per le devastazioni della lunga guerra, ma anche perché la popolazione non si era rassegnata allo spostamento a Muscoli dell’amministratore parrocchiale don Angelo Trevisan, il che aveva provocato un’autentica sollevazione.
Salvo le autorità, la popolazione non si fece vedere quando il nuovo parroco arrivò in paese.
Si trattava di porre mano alla ricostruzione materiale (chiesa e canonica danneggiate) e spirituale.
Non si scoraggiò e adoperò uno strumento che aveva sempre portato buoni frutti: dopo la visita pastorale dell’arcivescovo Sedej, promosse le missioni popolari nel 1921, con un predicatore d’eccezione, quel mons. Adamo Zanetti, che era stato deputato a Vienna; aveva sollevato economicamente la gente con le sue iniziative di cooperazione ed era capace di una splendida ed efficace oratoria, elemento importantissimo in quei tempi.
Preghiera, predicazione, sobrietà di vita, interesse per la gioventù (realizza una sala parrocchiale), nuovo slancio alla devozione per l’Addolorata, che il popolo sentiva come propria.
Un suo confratello, cappellano della vicina Medeuzza (arcidiocesi di Udine, ma in antico nella pieve di Chiopris), don Angelo Zoratti, ebbe a dire di lui che era un uomo “simplex”, semplice, ma nella pienezza del termine latino, che dice umiltà, pietà, in definitiva l’essere un uomo di Dio, in cui “semplicità e intelligenza si contrappongono alla superbia, alla vanagloria, alla potenza e al prestigio. Era affabile, disponibile, ospitale e soprattutto cordiale con i suoi confratelli ed amici, con le sue lettere, la sincera amicizia nutrita di bonaria ironia, da cui traspariva un cuore grande...”.
Nel 1922, per il perdòn dell’Addolorata chiamò don Luigi Fogar, friulano, popolarissimo tra la gente, che sarebbe diventato vescovo di Trieste.
Nel 1925, la visita pastorale di mons. Sedej si unì alla festa dell’Addolorata, preceduta dalla realizzazione e consacrazione dell’altare fisso della Madonna del Santo Rosario.
Don Fuchs servì anche le comunità di Viscone e di Nogaredo al Torre e la sua memoria richiama quella di tanti altri sacerdoti dimenticati, le cui tombe spesso non hanno neanche un fiore.
“Vero Israelita, nel quale non c’era inganno né malizia”, a Chiopris, fu accolto da pochi, ma accompagnato da tutti, quando, nel giugno del 1964, lasciò il mondo dei vivi, per congiungersi a quelle anime per le quali aveva tanto pregato.
Che dire di lui? La semplicità dei fanciulli gli donò la straordinarietà dell’ordinario, una qualità che pochi possono vantarsi di aver raggiunto.
Giugno 1905, foto dell’VIII classe dello Staatsgymnasium di Gorizia: Fuchs è il primo, da sinistra, nella 1a fila; Ernesto Scremin, poi sacerdote (morto in esilio a Viareggio nel 1919) è il secondo, da sinistra, nella 2a fila; il quinto, da sinistra, nella 3a fila, è Carlo Michelstaedter (1887-1910).
