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HOME > Articoli e notizie:Modernità dell’immigrazione: quale direzione per l’Isontino?

Modernità dell’immigrazione: quale direzione per l’Isontino?

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Gruppo di profughi al Parco della Rimembranza
Gruppo di profughi al Parco della Rimembranza
Chi ha da sempre vissuto nel territorio del monfalconese ha la percezione che la città sia cambiata fortemente negli ultimi dieci anni. Ad un’analisi retrospettiva, tuttavia, ci accorgiamo che sin dagli inizi del Novecento il territorio del monfalconese ha catalizzato i capitali e le forze lavoro di varie realtà aziendali fino ad assumere la fisionomia di un importante polo industriale. In particolare, il cantiere navale si è conquistato il ruolo di regista di un significativo afflusso di lavoratori dall’Istria, dal Carso italiano e sloveno, dal Friuli, dal Veneto e da regioni del Sud Italia, soprattutto da Puglia e Campania, in ultimo dai Paesi balcanici e dal Bangladesh.
 
Non trascurabile è inoltre la collocazione dell’isontino in generale in una più vasta realtà regionale distesa sul confine. italiano. Sul confine si intersecano con facilità pendolari giornalieri o periodici, stranieri residenti, immigrati “della prima ora”, richiedenti asilo, rifugiati clandestini in una successione di coabitazioni occasionali più o meno appariscenti, che si declinano in diffidenza, curiosità, paura, integrazione, inclusione sociale o indifferenza. Molto raramente in aperti conflitti. Diffusamente in sommessi attriti di natura competitiva, acuiti dall’attuale crisi economica che silente proietta nella trincea della “nuova povertà” anche gli abitanti autoctoni.
 


Sui numeri ...
Dal punto di vista dell’impatto sociale, la presenza di stranieri viene percepita dal resto della popolazione in gran parte, - esulando dal tema della sicurezza, di competenza invece delle forze dell’ordine -, nel carico richiesto al sistema del welfare.
 
Pertanto, riportiamo alcuni numeri basandoci sulla lettura data dal sistema del Servizio Sociale di Ambito Basso Isontino, che comprende i nove comuni di Doberdò, Fogliano Redipuglia, Grado, Monfalcone, Ronchi dei Legionari, San Canzian d’Isonzo, San Pier d’Isonzo, Staranzano, Turriaco. Al 01/01/2011, la popolazione residente era pari a 71.564 abitanti, in un trend di crescita costante, dovuto essenzialmente all’aumento della componente straniera. Il comune con il maggior numero di stranieri residenti in valori assoluti è Monfalcone (15,3 % sul totale della popolazione; con un tasso di immigratorietà pari al 9,0 (superiore sia a quello regionale 7,1 sia a quello provinciale 6,9). Sempre a Monfalcone si registra la presenza di oltre duemila musulmani, pari all’8% della popolazione. Le nazionalità maggiormente presenti nell’ambito distrettuale Basso Isontino sono la bengalese, seguita dalla rumena, dalla macedone, dalla croata e dalla bosniaca (508), con una prevalenza del genere maschile. Anche tra i nuovi nati un peso rilevante è giocato dagli stranieri che nel 2010 hanno raggiunto il 22,7% dei neonati, a fronte di un dato provinciale e regionale pari al 17%. In un quadro di aumento generale del numero di utenti, si registra anche un costante incremento dell’utenza straniera, di cui detiene il primato, ancora una volta la cittadina di Monfalcone, che nel 2011 raccoglieva il 74,93% degli stranieri utenti del SSC.
 
 
L’attualità di emergenza
L’attualità drammatica dell’afflusso dei rifugiati e richiedenti asilo va a completare il quadro in modo altamente imprevedibile, sia per la matrice di provenienza, in balia dei conflitti e della mercificazione del traffico umano, sia per la qualità delle risposte territoriali, individuate di volta in volta dalle autorità e dalle amministrazioni. Strutture come il Cara di Gradisca (e il Cara-2, ovvero l’ex Cie parzialmente riconvertito a centro di accoglienza per i profughi non coperti da convenzione) cercano affiancamento a strumenti di accoglienza diffusa (strutture ricettive private e non parzialmente occupate), a seconda della capacità dei Comuni.
 
 
Confronti
Se dovessimo mettere a confronto i “nostri” numeri con quelli di una grande città, brevemente, potremmo rilevare che gli stranieri residenti a Milano al 1° gennaio 2013 erano 194.991, rappresentando il 15,4% della popolazione residente (con una media regionale di circa 13% di presenza straniera). La stessa quota di Monfalcone. Legittimo l’interrogativo: a parità di percentuale può una cittadina offrire reti sociali, competenze, mediazioni collaudate, sedi interculturali con le stesse economie di scala di una grande città? O forse, ancora acerba nell’esperienza e nelle risorse, necessita di un’attenzione aggiuntiva da parte dei vertici politici e direzionali?
 
 
Identità europea e modernità
Trasversalmente ad ogni constatazione, diviene rilevante la definizione culturale dello status di migrante, che prepotentemente incide anche sulla conformazione dell’identità europea attuale. Il “vecchio continente”, come polo di attrazione di flussi migratori, plasma in divenire i propri strumenti, le prossime strade per le future generazioni.
Nuove generazioni che osservano le convivenze di stranieri in bilico tra risorsa, curiosità diffidenza, competizione, paura. Al di là degli estremismi e dei fatti di criminalità - che necessitano di una prevenzione mirata efficace -, sarebbe amaro scoprire che ciò che ci fa più paura perchè ci mette in discussione non è l’incontro con lo straniero, ma il confrontarsi con la povertà. È la paura nelle vie, dietro i cancelli, e non il conflitto di cultura che... genera i mostri. Paura di subire ingiustizie, violenze, paura di venir derubati di ciò che spetta, paura di esser penalizzati, paura di ritornare indietro. E con la paura si nutre un sistema e soprattutto un mercato. La “modernità liquida” proposta da Zygmunt Bauman, sociologo di origini polacche, ci vede galleggiare da un consumo all’altro, con pochi punti saldi, in balia delle politiche della paura che hanno negli immigrati / nel diverso il capro espiatorio più redditizio. Alle nuove generazioni - ma le vecchie non sono esonerate - il duro compito di individuare una strada buona, sopra i confini nazionali per approdare - come auspica Bauman- ad un’”Europa sociale”.
data di pubblicazione: 30-04-2015
autore: Claudia Fabaz | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.67 | tema: EMERGENZE UMANITARIE
tag redazionali
Bangladesh cantiere navale CARA Gradisca Claudia Fabaz Europa sociale immigrazione inclusione sociale integrazione Isontino lavoro industriale Monfalcone multiculturalismo nuova povertà richiedenti asilo rifugiati welfare Zygmunt Bauman
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