“Visco 1943 - Un campo di concentramento in Friuli”Tania Zanuttini
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La foto di copertina
La foto di copertina La foto di copertina (opera di Claude Andreini) e l’introduzione firmata dal prof. Boris Pahor “Una decisione di profonda coscienza umanitaria”, rappresentano la migliore presentazione del libro di Tania Zanuttini “Visco 1943 – Un campo di concentramento in Friuli”. Tra foto e testimonianze, che rendono il libro prezioso, si coglie l’immagine vera e che riscontra la gratitudine a nome della comunità slovena e insieme sottolinea la rilevanza decisiva di un documento e di una memoria scritta per una ingiusta sofferenza e sopraffazione.
Il libro, edito dalla Editrice Goriøka Mohorjeva di Gorizia in collaborazione con l’Anpi della provincia di Udine, l’Associazione “Terre sul confine” e l’Eni di Buldo Orlando, per le stampe delle Poligrafiche S. Marco di Cormons, esce con una introduzione del prof. Ferruccio Tassin che lo presenta ed aiuta il lettore a coglierne la dimensione preziosa e unica. Il volume si apre con una foto straordinaria di Claude Andreini: quello che resta del campo di concentramento di Visco ripreso dall’esterno, attraverso il foro del portone di ferro corroso dalla ruggine. Immagine che, da sola, emblematica: come si legge nella quarta di copertina: “storia, memoria, attesa di futuro; separazione ed empatia; indifferenza e partecipazione; autentico, posticcio ignorante; urlo e carezza; essere e dover essere; tempo e attesa; richiamo a riempire vuoti con passione; a togliere confini – ama a parlare di essi – dal buono a quello dell’odio; per evitare tempo sospeso che galleggi sul nulla”. Didascalia commentata dall’autore alla presentazione che non ha perso tempo per denunciare assenze e dimenticanze. Dopo questa presentazione è possibile cogliere il contenuto, cioè il lavoro della giovane appassionata ricercatrice. Si tratta della la tesi di laurea divisa in tre capitoli; il primo dei quali riguarda il sistema dei campi di concentramento ed internamento in Italia; il secondo la politica verso gli slavi in Italia ed il terzo, particolarmente significativo, la raccolta delle testimonianze (dodici) di coloro che – nati fra l’anno 1921 2 il 1936 – costituiscono la memoria del campo di Visco. Il volume si conclude con alcune appendici e, in particolare, con la autorevole testimonianza del prof. Boris Pahor, scrittore classe 1914, il quale non ha paura di farsi portavoce di una denuncia contro i silenzi ed i tentativi di revisionismi. Anche Visco, come per altri campi di prigionia o di concentramento, soffre amnesie e negazioni: per la verità i campi, pur nelle loro differenze, costituiscono non solo un dato certo ma anche l’esito finale di un progetto che aveva a cuore proprio la cancellazione precisa di identità e culture diverse. Un progetto per il quale pervicacemente si è lavorato da parte di un regime che aveva proclamato le leggi razziali. Con le assenze ingiustificate di oggi, il rischio è di imporre il silenziatore con il pretesto di guardare ad altro o, peggio, di dimenticare un passato assurdo. Merita tutta la attenzione del lettore la ricchezza delle testimonianze raccolte, insieme con la passione dei ricercatori e difensori non di un luogo ma di un “segno”, costituiscono la migliore riprova che la battagli contro i rischi di revisionismo e negazionismo, si vincono mettendo tra le mani della gente testi come “Visco 1943” che, insieme alla freschezza della autrice, segnano un cammino di speranza. L’auspicio che quel portone della foto di copertina si spalanchi e torni ad essere aperto. In questo modo, senza fare altro, il campo di concentramento di Visco resti quello che è, un libro aperto per chi vuole cogliere la lezione della storia. E per non dimenticare.■
data di pubblicazione:
30-11-2016
autore: Renzo Boscarol | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.71 | tema: RECENSIONI
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