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Diario dalla Bolivia

La testimonianza di un giovane che, grazie a CVCS, Centro Volontari Cooperazione e Sviluppo, si è sperimentato nella cooperazione internazionale

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Ventisei anni, veterinario con studi in Belgio, in dotazione 3 lingue oltre all’italiano: un passaporto non qualunque per un viaggiatore alla ricerca di un futuro sostenibile.
 
Dopo aver assaggiato la cooperazione internazionale in Tanzania, l’emiliano Niccolò Villa riparte come operatore di Servizio Civile verso la Bolivia.
 
Il suo racconto inizia in volo: “L’8 ottobre alle 5 di mattina, dopo 30 ore di viaggio, stavo ammirando dal finestrino dell’aereo la cordigliera delle Ande. Cime innevate si estendevano per chilometri sfiorate da cumulonembi enormi e bianchissimi.
 
Esattamente un anno prima avevo conosciuto un ragazzo che svolgeva il Servizio Civile all’estero: sperduto in una casa nella foresta tanzaniana, senza campo per il telefono, elettricità precaria e l’acqua non potabile da raccogliere a 2km di distanza con le taniche. Nel porticato di questa casetta, dopo un incontro con una vipera soffiante africana, con 4 zampironi accesi per evitare di contrarre la malaria, avevamo parlato delle varie sfaccettature di questa opportunità di volontariato in giro per il mondo.
 
I colori, gli odori, i vestiti della gente saltano all’occhio immediatamente e l’unica reazione possibile è restare in silenzio ammirando quella normalità che presto sarebbe stata anche mia

Sono tornato dall’Africa con il pensiero di fare domanda ed essere selezionato. Così è stato e finalmente stava per iniziare la mia avventura in Bolivia, dall’altra parte del globo.
 
Chi l’ha provato lo sa, chi no può solo lontanamente immaginare: arrivare in un Paese diverso dal proprio per storia, cultura, evoluzione, politica ed economia comporta uno shock notevole. I colori, gli odori, i vestiti della gente saltano all’occhio immediatamente e l’unica reazione possibile è restare in silenzio ammirando quella normalità che presto sarebbe stata anche mia.
 
Dopo solo tre giorni, sono stato catapultato nel mio servizio di volontariato a Calamarca, un municipio di 15.000 abitanti, fatto di stradine sterrate attraversate in continuazione da greggi di pecore e lama e da mandrie di vacche da carne e da latte.
 
All’inizio, orientarmi è stato complesso. Questo comune conta 29 comunidades con nomi che sembrano più vicini all’ostrogoto che allo spagnolo. La maggior parte della popolazione parla la lingua Aymara, assolutamente incomprensibile e solo pochi si esprimono in Castigliano. Grazie al mio amico Piero Meda, che mi ha preceduto svolgendo un ottimo lavoro, sono stato accolto a braccia aperte dalla gente, curiosa di sapere come sia l’Italia.
 
“Che lingua si parla in Italia? Dov’è di preciso? C’è lo stesso clima? Anche li c’è l’altipiano in cui si fa fatica a far crescere qualsiasi ortaggio? Le mucche sono uguali? Masticate le foglie di coca anche voi? Tieni, bevi un po di Coca Quina, ti invito (quindi sei obbligato a berla)”. Ovviamente c’è un solo bicchiere e siamo in 10. Ci si turna e cerco di bere per primo, quando il bicchiere torna a me declino cortesemente ma insistono. Bevo. Cinque anni di studi universitari sulla salute e sull’igiene se ne vanno in malora quando una signora con un’evidente bronchite tossisce sulla sua mano, estrae un pezzo di pollo dalla tasca e mi invita a mangiarlo (quindi non potevo rifiutare). Per fortuna esistono i fermenti lattici... e sono riuscito a riprendermi dal dramma della dissenteria. E mi sono abituato a vivere a 4000 metri nella capitale più alta del mondo, a mangiare qualsiasi tipo di alimento (anche perché non potendo rifiutare non avevo alternative), a parlare con la gente che non sa il Castigliano -e d’altronde anche io sono arrivato senza conoscerlo-, a giocare coi bambini che si nascondono timidi dietro alla gonna della propria mamma.
 
Le giornate si sono rivelate subito interessanti e piene di scoperte. Sartawi Sayaryi è una ONG boliviana partner decennale di CVCS. Il lavoro congiunto ha dato frutti notevoli nel comune di Calamarca e i risultati sono tangibili: arrivando dalla strada che connette La Paz ad Oruro, sulla sommità di una collina, si vede il caseificio voluto e portato a termine dalle due ONG, ora gestito dal comune di Calamarca in maniera autonoma. Grazie a questo caseificio viene prodotto il formaggio e lo yogurt inviato ogni giorno nella scuola per la merenda dei ragazzi. Nelle campagne i contadini hanno diversificato le loro produzioni, sono stati costruiti sistemi di irrigazione, è stato introdotto bestiame per aumentare la quantità di latte fruibile dal caseificio e si è passati da una media giornaliera di 3 litri/vacca a 10.
 
Nella sede decentrata di Sartawi Sayaryi i miei colleghi di lavoro, ingegneri zootecnici tutto-fare, Walter Lopez e Fernando Guzman, lavorano senza sosta parlando con la gente, promuovendo l’agricoltura biologica, aiutando ad ottenere ‘’certificati di produttori biologici’’ per poter vendere i prodotti della terra ad un prezzo più competitivo. Insegnano alle varie comunidades ad utilizzare fertilizzanti di origine naturale, prodotti da digestori di materia organica fatti in casa o tramite la lombricoltura che trasforma le deiezioni dei tantissimi animali che si avvistano sull’altipiano in fertile e utilissimo humus per la Pachamama, la Madre Terra.
 
Mi presentano a tutti, sono il veterinario venuto dall’Italia per dare sostegno alla zootecnia in maniera sostenibile, per raccogliere tutto quello che posso da questa gente affinché possa diventare una persona più ricca. Il mio compito è quello di migliorare anche solo di poco la vita di queste persone che spesso rasentano livelli di povertà estrema vivendo in case fatte di mattoni di fango. Spero, grazie al supporto di CVCS e Sartawi Sayaryi di essere davvero all’altezza di questo compito.
 
C’è un qualcosa che non so ben spiegare che mi spinge a prendere esempio dal lavoro di CVCS. Non è carità, bensì sostegno alla presa di coscienza dei valori dell’uomo e di ciò che lo circonda, aiuto all’emancipazione dei diritti umani

C’è un qualcosa che non so ben spiegare che mi spinge a prendere esempio dal lavoro di CVCS. Non è carità, bensì sostegno alla presa di coscienza dei valori dell’uomo e di ciò che lo circonda, aiuto all’emancipazione dei diritti umani.”
 
Conclude il “viaggiatore civile”, che, siamo certi, sarà perseverante nell’ introdurre i valori appresi oltreoceano anche nel nostro settore produttivo, bisognoso di un’ etica di sviluppo lungimirante e non finalizzato solo alle utilità del breve periodo.■
 

CVCS - Centro Volontari Cooperazione allo Sviluppo è una Ong nata a Gorizia nel 1980. Sin dalle origini promuove progetti di co-sviluppo nei paesi del Sud del Mondo, con l’obiettivo di garantire i diritti umani fondamentali e con un’attenzione particolare ai più fragili, donne e bambini.

Attualmente opera in Burkina Faso e in Bolivia avvalendosi della duratura e positiva collaborazione con alcuni partner locali.

Da alcuni anni propone progetti di Servizio Civile per offrire ad alcuni giovani l’opportunità di spendere un anno nel mondo del volontariato in Italia o all’estero, come occasione di crescita personale oltre che professionale.

 
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data di pubblicazione: 30-11-2016
autore: Nicolò Villa | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.71 | tema: ORIZZONTE LONTANO
tag redazionali
agricoltura biologica altipiano andino Bolivia Calamarca cooperazione internazionale CVCS diritti umani Fernando Guzman La Paz Nicolò Villa ONG Piero Meda servizio civile sicurezza alimentare sviluppo sostenibile veterinaria volontariato Walter Lopez zootecnia
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