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HOME > Articoli e notizie:Gorizia: simbolo del sacrificio garantito dallo “Spirito di Gorizia”

Gorizia: simbolo del sacrificio garantito dallo “Spirito di Gorizia”

Eventi e riflessioni sul centenario 1916-2016 celebrato nel capoluogo isontino

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Sesta battaglia dell'Isonzo - La cavalleria italiana entra a Gorizia (Fotografi dell'esercito italiano 1915-1918)
Sesta battaglia dell'Isonzo - La cavalleria italiana entra a Gorizia (Fotografi dell'esercito italiano 1915-1918)
Il messaggio del Presidente della Repubblica, una mostra ed una cerimonia in Piazza Grande o Piazza Vittoria sono state il centro delle celebrazioni centenarie con le quali Gorizia, città e comunità, ha ricordato il centesimo anniversario della Grande guerra: l’8 agosto 1916, infatti, le truppe dell’esercito italiano – dopo l’ennesimo scontro sanguinoso – poterono entrare il città, ormai abbandonata dalle truppe dell’esercito austroungarico, poterono penetrare in città attraverso il sottopassaggio Baruzzi e, poi, occupare strade e piazze di una città quasi deserta e distrutta.
 
  “Se Trento e Trieste furono i simboli che portarono l’Italia a entrare in guerra, Gorizia rappresentò il dramma e il sacrificio del primo conflitto mondiale”

Nel corso della celebrazione ufficiale, presente il sottosegretario del governo e le rappresentanze delle autorità regionali, dopo la lettura del messaggio del presidente Mattarella (che riproponiamo in fondo pagina), ha preso la parola la presidente della giunta regionale avv. Debora Serracchiani che ha così sintetizzato il senso dell’anniversario: “Se Trento e Trieste furono i simboli che portarono l’Italia a entrare in guerra, Gorizia rappresentò il dramma e il sacrificio del primo conflitto mondiale”. Un discorso, quello della presidente, che ha ricordato, fra altre figure di irredentisti goriziani, anche Carolina Luzzato Coen, prima direttrice di un giornale italiano che “sepolta nel tricolore, riposa nel Cimitero israelitico di Valdirose”. Ma la guerra comportò dolore e sofferenza, per questo la presidente ha affermato che “non esiste una bella morte: rimangono a testimoniarlo le centinaia di migliaia di Caduti e i milioni di feriti, italiani e austroungarici, che dal giugno del 1915 all’autunno del 1917 si affrontarono in dodici battaglie spietate e sanguinose”.
 
L’assedio alla città di Gorizia e la fuga dei civili sono i fatti sottolineati ancora dalla presidente Serracchiani, la quale ha evidenziato, come afferma il comunicato regionale, “il filo storico che unisce la redenzione alle delusioni di quel dopoguerra, gli insulti del fascismo e la sofferta ferita della cortina comunista”. “La liberazione definitiva per Gorizia – ha detto la presidente – è stata la nuova Europa, quella unita e dei popoli affratellati. Europa alla quale non vogliamo rinunciare, nemmeno di fronte alle attuali difficoltà, perché qui a Gorizia possiamo constatare nei fatti quale sia stata, e quale potrebbe ancora essere, l’alternativa alla pace”. Alla cerimonia, hanno partecipato anche il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, il sindaco di Gorizia Ettore Romoli e il comandante delle Forze operative terrestri dell’Esercito, generale Alberto Primicerj, le associazioni e il gonfalone della città.
 
Riferendosi alla presa di Gorizia dell’8 agosto 1916, il sottosegretario Rossi ha parlato di prima meta raggiunta nella Grande guerra e ha attualizzato il messaggio valoriale di quell’esperienza affermando che “la piaga attuale del terrorismo si vince sul territorio non rinunciando ai nostri principi, fra i quali le origini cristiane della nostra società”. Ha concluso ringraziando il Friuli Venezia Giulia per aver ospitato, nel periodo della Guerra Fredda, le Forze Armate significativamente presenti sul territorio regionale per presidiare la parte più orientale del Paese, che rappresentava l’ultima frontiera dell’Occidente.
 
Il sindaco di Gorizia , Ettore Romoli, ha accomunato nel ricordo i giovani goriziani che risposero alla chiamata del Regno austroungarico ai loro coetanei che combatterono per l’Italia. “Ma la Gorizia di oggi – ha affermato il sindaco – è una città che vive in un clima di pacifica convivenza e di progresso”.
 
Senza dimenticare che il grado di civiltà non si misura certo con l’enfasi delle battaglie e la cittadinanza autentica – quella che è riassumibile nella “gorizianità” o “spirito di Gorizia”–è data da tradizioni e radici che affondano nella storia dell’Europa dei popoli

Il centenario 1916-2016 – che merita tutta la attenzione proprio perché rappresenta una data decisiva per la storia dell’Europa e delle popolazioni, – ha trovato eco nella mostra intitolata “La presa di Gorizia”. Una eco che, per la verità non ha superato i confini regionali, nonostante un appello del Presidente della Repubblica Mattarella, il quale, ricevendo il sindaco di Gorizia in concomitanza con la data storica, ha avuto modo di sottolineare la specificità della storia del Goriziano, grazie anche alla conoscenza personale coltivata in occasione di appuntamenti promossi anche dal centro studi A. Rizzatti. Una puntualizzazione che va di pari passo con l’esigenza di superare il superatissimo concetto di “redenzione”, puntualmente ripetuto in interventi e dichiarazioni lo scorso 16 settembre per ricordare i settanta anni della conclusione della seconda Grande guerra.
 
E per due motivi. Prima di tutto, perché le popolazioni che vivevano e continuano a vivere in questa terra, non hanno niente da liberarsi o purificarsi; e poi, perché, il prezzo del sacrificio è stato già ampiamente pagato, appunto dal sacrificio di quanti hanno patito una guerra sui campi di battaglia, nelle case e nell’esulanza. Senza dimenticare che il grado di civiltà non si misura certo con l’enfasi delle battaglie e la cittadinanza autentica – quella che è riassumibile nella “gorizianità” o “spirito di Gorizia” – è data da tradizioni e radici che affondano nella storia dell’Europa dei popoli.■
 

Messaggio inviato a Ettore Romoli Sindaco di Gorizia dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Nella ricorrenza del centesimo anniversario della unione all’Italia della città di Gorizia, il mio primo deferente pensiero va ai tanti caduti della sesta battaglia dell’Isonzo. Gli aspri combattimenti tra i nostri giovani soldati e gli altrettanto giovani ragazzi nelle opposte file austro ungariche, in quei tempi di drammatici conflitti e divisioni intraeuropee, si protrassero per lunghi giorni dal monte Sabotino al mare, per poter innalzare, vittoriosamente, il tricolore su quella città divenuta sacra all’eroismo dei morti ed al sacrificio dei vivi.
 
Da sempre città aperta, cosmopolita e con vocazione internazionale, il capoluogo isontino fu il centro di gravità della tenacia degli italiani decisi a coronare ad ogni costo il sogno risorgimentale dell’unità nazionale ed è oggi snodo importante della ritrovata concordia europea.
 
Pari tenacia ci viene quindi richiesta oggi affinché non abbiano più a ripetersi le lotte intestine e le divisioni che per secoli hanno dilaniato il continente.
 
Nell’edificare un futuro di vera coesione tra i popoli dove tolleranza, solidarietà e rispetto della diginità umana trovino piena affermazione, rinnoviamo la nostra gratitudine e rispetto nei confronti di quanti ci ricordano, con il loro sacrificio, l’importanza di una pace conquistata a caro prezzo.
 
A Lei, signor Sindaco e a tutta la cittadinanza, giungano il mio caloroso saluto e il ringraziamento per quanto fate per mantenere viva la memoria di quei giorni così decisivi per il nostro paese.


Sergio Mattarella, 8 agosto 2016
 
data di pubblicazione: 30-11-2016
autore: Renzo Boscarol | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.71 | tema: CENTENARIO DELLA GRANDE GUERRA
tag redazionali
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