Oggi viviamo l’epoca del progresso ma allo stesso tempo anche una storia fatta di crisi laceranti. Fare memoria di ciò che si è vissuto nel primo conflitto mondiale, ci invita a fare una riflessione quanto mai attuale.
È necessario perciò porci una serie di domande: “Davvero oggi è tutto perfetto e senza errori?”. E ancora: “Storia e progresso sono riusciti a cambiare l’uomo? Se sì, in quale direzione?”.
Per certi aspetti la risposta è no e questo è lampante. Le guerre continuano per esempio. L’uomo si dimostra ancora quello “primitivo”, violento, irrazionale e assassino. È triste, ma è così. Il terrorismo incombe sulle nostre vite e le nazioni sono in conflitto. L’utilizzo degli strumenti di distruzione sofisticati detti “intelligenti” rappresenta, purtroppo, buona parte del progresso tecnologico e scientifico. Si può dire allora che, in un certo senso, la follia della Grande guerra la riviviamo ancora oggi. Essa persiste nell’uomo di oggi anche dove noi “viviamo la pace”, dove non vediamo ma percepiamo, se attenti, la presenza di muri tra popoli e nazioni.
L’utilizzo degli strumenti di distruzione sofisticati detti “intelligenti” rappresenta, purtroppo, buona parte del progresso tecnologico e scientifico
Tante sono state le iniziative celebrative promosse sul tema della Grande guerra nel nostro territorio. Tanti gli inviti ai giovani in primis – ma anche rivolti al resto della società – a non continuare a scrivere pagine di storia fatte di discordia, morte e crudeltà.
Una delle diverse occasioni per poter approfondire ed esprimersi a riguardo, è stata l’esperienza del Servizio Civile Nazionale vissuta attraverso il progetto “La Grande guerra in Friuli Venezia Giulia: luoghi, persone, eventi e memorie in tempo di guerra e in tempo di pace” proposto ai giovani i quali hanno prestato servizio nelle Pro Loco locali sotto il coordinamento dell’ Unione Nazionale delle Pro Loco Italiane con sede regionale a Villa Manin di Passariano di Codroipo. Chi vi scrive, assieme alla dottoressa Larissa Benes, è stato uno dei volontari che ha prestato servizio in una delle varie Pro Loco accreditate, quella di Monfalcone.
Dopo alcuni incontri tenutisi all’inizio dell’anno di servizio, partito il 5 ottobre 2015, durante i quali sono state fatte alcune ipotesi su quale “filone” sarebbe stato più opportuno seguire per approfondire
la ricerca, abbiamo individuato in quello che potremmo definire il “vissuto della guerra nelle retrovie e tra il popolo”, la fonte – il punto di partenza del nostro lavoro. Da subito, abbiamo dato un titolo alla nostra ricerca: “Monfalcone e la Grande guerra: dalla trincea al focolare” e ci siamo immersi in un minuzioso lavoro di ricerca, studio e stesura dei testi che hanno dato forma al volume presentato nelle scorse settimane prima a Villa Manin poi a Monfalcone e a Fogliano – Redipuglia.
Abbiamo cercato di farlo, nonostante tutto, con l’entusiasmo proprio di persone giovani, proiettate nella visione futura e con la convinzione che solo con la consapevolezza degli errori fatti nel passato, si possa, in qualche modo, scongiurare ed evitare quelli del futuro.
Gli argomenti trattati sono stati molteplici: il vissuto popolare, la famiglia, il ruolo delle donne, le retrovie, la cucina, il giornalismo di trincea, il clero locale nel conflitto e molto altro… tutti questi aspetti contengono sia una referenza storica sia un proprio commento personale. Non sono mancate alcune pagine con la trattazione di contenuti espressi nel dialetto locale “Bisiac” e un capitolo contenente riferimenti alle tradizioni popolari come, per esempio, la cucina locale dell’epoca.
Quali le conclusioni di questo lavoro? È necessaria prima di tutto una considerazione.
In seguito agli anni del conflitto, la situazione politica ed economica del nostro Stato era considerevolmente mutata. In particolare, la zona del Monfalconese, dacché austriaca, si ritrovò italiana al termine della guerra
In seguito agli anni del conflitto, la situazione politica ed economica del nostro Stato era considerevolmente mutata. In particolare, la zona del Monfalconese, dacché austriaca, si ritrovò italiana al termine della guerra. Mutamenti sociali, un nuovo modo di concepire la famiglia e il lavoro, una ritrovata libertà (seppur breve), caratterizzarono quegli anni di ripresa. Ma c’erano anche povertà, bisogno di ricostruire le città e le case.
Tali condizioni di privazione ci esortano perciò ad una profonda riflessione su ciò che è stato, in modo da essere consci dei rischi che ci sono anche oggi per intere nazioni di ritrovarsi ad affrontare una guerra, con le conseguenze che ne derivano. C’è bisogno quindi di ricordare con costanza a noi giovani come la situazione di pace in cui viviamo sia una conquista che va mantenuta e rispettata.
Questo lavoro che ho presentato assieme alla collega, in linea con lo spirito di partecipazione all’attività del Servizio Civile Nazionale, intende difendere in maniera pacifica i valori della nostra società ed è motivo di orgoglio e valorizzazione della propria storia e identità. Abbiamo voluto fare in modo che restino vivi i sentimenti di libertà e amore verso la Patria. Auspichiamo che la memoria storica dei tragici fatti sia da esortazione per ripensare a quelle vicende delle quali i “nostri pari” furono tristi protagonisti.
La nostra intende, quindi, essere la proposta di un progetto culturale atto a ripudiare la guerra per vivere sempre con “cuore pulsante” la democrazia che era stata messa all’angolo dal conflitto. Il Servizio Civile Nazionale è allora una occasione per esercitarsi instancabilmente alla tutela dell’educazione civica, alla conoscenza partecipata e all’inclusione sociale.
Lavorare sulla memoria ci ha permesso di gestire e usufruire in maniera costruttiva del patrimonio culturale e storico dei nostri territori. L’elaborato intende coinvolgere i lettori a partecipare attivamente ad un’opera di difesa civile, non armata e non violenta, che possa essere fatta propria dai cittadini, dalle associazioni, dagli enti locali e soprattutto dalle istituzioni scolastiche.
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Documentazione fotografica a cura del Consorzio Culturaledel Monfalconese - CCM - fototeca
