Una preziosa presenza, quella di Marina Cerne, triestina di nascita, ma con radici a Gorizia e nel mondo: studia scienze politiche a Firenze, Nancy, Saarbrucken e Parigi, dove inizia a lavorare. Trasferitasi a Roma, si occupa per vent’anni della formazione di insegnanti e funzionari in campo europeo e internazionale. Poi, ritorna alla terra delle sue origini e collabora alla creazione della Biblioteca della Facoltà di Scienze politiche e internazionali di via Alviano. Attualmente, come vicepresidente del Club per l’Unesco di Gorizia è impegnata nella battaglia per il riconoscimento dell’Isonzo come Patrimonio dell’Umanità.
Quanti saranno i ragazzi coinvolti in questa avventura di ricerca, studio e presa di coscienza della bellezza e valore del loro territorio e del fiume che lo attraversa? Circa trecento all’anno, per tre anni… Una bella squadra . Qualcuno ne sarà stato toccato solo superficialmente. Per altri il segno rimarrà, più o meno profondo, più o meno coinvolgente.
Il seme gettato, prima o poi, darà comunque i suoi frutti
Il seme gettato, prima o poi, darà comunque i suoi frutti.
E, se esaminiamo le testimonianze espresse nei lavori dei ragazzi esposte nelle tre mostre organizzate dal Club per l’Unesco di Gorizia, ne rimaniamo emozionati e coinvolti.
Nell’anno scolastico 2013-14 il tema era, semplicemente, ‘Il mio Isonzo’.
Una carrellata sul presente: come i ragazzi percepivano il loro fiume. Lo descrissero con plastici, poster, racconti e poesie. Dalle sorgenti nevose popolate di cervi dalle corna dorati e caprioli sgambettanti alle spiagge marine cosparse di sassolini rotondi raccolti lungo le sue sponde e popolate di pesciolini azzurri accuratamente descritti e classificati.
Nel secondo anno (2014-15) i ragazzi si sono cimentati con ‘Isonzo teatro di guerra.’ Una riflessione sul passato, una percezione di quanto avvenne cent’anni orsono vista dai pronipoti degli allora molti protagonisti della Grande guerra, una ricerca tra le fotografie e le lettere nascoste e forse dimenticate nei cassetti nei nonni e bisnonni.
Nel 2015-16 il tema è futuribile:
“Isonzo 2025. Il fiume che vorrei”.
La proiezione delle speranze e talora dei timori sul tempo che verrà: tempo in cui entreranno nel mondo del lavoro i ragazzi oggi seduti sui banchi di scuola. Altra carrellata interessantissima nell’insieme e nei dettagli sulle speranze e le previsioni dei ragazzi.
La mostra dei loro lavori si è tenuta in varie sedi. Da quella prestigiosa di Palazzo Attems e del Consiglio Regionale, a quelle più vicine e frequentate come le sale comunali di Medea e Mossa, nonché la Sala Incontri di San Rocco
a Gorizia (nel 2015 e 2016). Ora (settembe 2016) la mostra si trova nella Biblioteca di Nova Gorizia , dopo esser stata ospite della Casa d’Europa , sempre in Nova Goriza, grazie alla presenza di alcune scuole slovene premiate ai concorsi.
L’interesse, dal punto di vista didattico e culturale, di questa iniziativa sta certamente nella visione che i ragazzi – anche grazie alla guida intelligente dei loro insegnanti – propongono nei confronti del loro fiume, che essi percepiscono come luogo di ricreazione, di sport e di svago, mettendone in evidenza le bellezze naturali, evidenziandone le caratteristiche ambientali, rilevando con puntualità e acume le particolarità della flora e della fauna, terrestre ed acquatica, nonché delle leggende ad essa connesse, dalle sorgenti montane alla foce nel parco lagunare.
Motivo comune sottostante alle ricerche: la possibilità di portare l’Isonzo tra i siti riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.
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