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HOME > Articoli e notizie:Gorizia è caduta

Gorizia è caduta

Correva l’anno 1916 – Dalle cronache delle Madri Orsoline

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Il corpus dei diari della Madri Orsoline di Gorizia è ricchissimo di particolari e notizie, soprattutto quello del 1916, forse il più imponente per numero di pagine raccolti al suo interno.
 
Il 1916 si apre con una piccola festa “nelle nostre catacombe. Faccia il buon Gesù ch’esso sia un anno di pace”. I duelli di artiglieria del 1915 hanno lasciato ingenti danni, così il 10 gennaio: “Alcuni lavoranti sono venuti per sgomberare dalle macerie il nostro coro. Non si può descrivere l’orribile guasto trovato là. Tutto era rotto, spezzato, schiacciato. Gli stalli erano affatto rovinati e fatti a pezzi; I libri ridotti in uno stato tale da non poterli adoperare più, se vogliamo eccettuarne alcuni pochi. La statua dell’Angelo Custode assieme alla nicchia di legno, che era sotto il Coro, è anche del tutto rovinata […]”.
 
Come negli anni precedenti, vengono narrate le vicende belliche unite a quelle più quiete della vita del convento. Così si legge l’11 febbraio “Che bel giorno! È la festa di N. S. di Lourdes e insieme il Natalizio della nostra Rev.da M. Priora. Il cielo è azzurro, come lo zaffiro: solo qualche nuvoletta bianca lo orna. Esso porta dunque i colori della Madonna. Stamattina abbiamo avuto due s. Messe nelle nostre Catacombe, di fresco ornate di verde. unite in ispirito alle Consorelle disperse, abbiamo offerto la S. Comunione per Colei che il buon Dio ci assegnò per Madre. È giorno d’allegria quest’oggi; la Rev. da Madre ha spanto vino e più d’un litro, una Suora fece lo stesso a la M. Arcangela versò del latte. Tutto [sic!] segni d’allegria, la quale celeste compagna regna fra noi, perché sentiamo Gesù con noi […]”.
 
I giorni seguenti però la guerra continuava sempre con maggiore impatto emotivo, così il 12 febbraio e i giorni successivi “Nel pomeriggio molte granate colpirono la nostra città. Una cadde nel rione del Corno, fin’ora il meno danneggiato: ci furono anche due o tre vittime”. 13 febbraio: “È domenica. Dalle 9-10 tennemmo [sic!] l’ora di adorazione, cui parteciparono anche quattro dei nostri valorosi militi. Uno di essi, uscendo, disse: “Io resterei qui a pregare fino a sera”. – Oggi si odono colpi d’arma soltanto dalle trincee, ove il combattimento fervè tutta la notte e durante il mattino. Dopopranzo fischiò nuovamente qualche granata”. 14 febbraio: “Stamattina combattimenti alle trincee; dopopranzo tiri di granate in città”. 15 febbraio: “Molte granate giunsero in citta [sic!]; ma non tutte esplosero. In casa nulla di nuovo. Nell’orto si vanga, si semina, si trapianta”. Il 16 febbraio “Di buon mattino tre aeroplani ital. attraversarono il nostro cielo. Si dice sieni stati a Lubiana a spiare, se mai giungesse la fanteria tedesca, da loro tanto temuta e da noi aspettata. L’attività del nostro fronte è aumentata. Gli aeroplani continuano l’opera del loro spionaggio.”
 
La quaresima del 1916 iniziò l’8 marzo con una lunga circolare della Reverenda madre Cecilia Sablich inviata ai sette conventi nei quali si erano rifugiate molte delle consorelle; le Sacre Ceneri vennero portate da un padre salesiano direttamente dalla chiesa Cattedrale e il primo sermone quaresimale lo tenne il 10 marzo monsignor Castelliz. Intanto la battaglia continuava il suo corso. 11 e 12 marzo:
“Molte granate caddero fischiando e distruggendo in città. Continuano i combattimenti e il buon Dio benedice le nostre armi. Ieri gl’Italiani chiesero mediante un parlamentario 48 ore di armistizi per seppellire i loro morti, ammucchiati sul Doberdò. Ma, avendo essi in altra occasione infranto la parola data, non fu loro concessa la minima tregua: intanto continua la pioggia ed i combattenti soffrono immersi nel fango”.
 
Il convento continuava a subire danni: “13 marzo La nostra Rev.da M. Priora, visitando la nostra chiesa, s’accorse che l’acqua filtrava nella cripta, ove stanno riposti oggetti di valore. La causa di ciò è il famoso buco fatto nella volta della chiesa dalla già menzionata granata e finora non fu possibile a ripararlo. – La pioggia persiste da tre settimane; niuna meraviglia che abbia trovato una via per giungere nel sotterraneo. Il piccolo danno fu tosto riparato. Una cassa di libri ed un’altra di conchiglie furono trasportate altrove”.
 
La Pasqua 1916 venne solennizzata in modo semplice vista la situazione generale della città e la vita del monastero era raccontata in modo mai disgiunto alle vicende belliche, non senza qualche ironia. Il 21 aprile, Venerdì Santo: “Oggi abbiamo pregato l’ufficio in comune nella catacomba. Com’è commovente il ricordo che i primi cristiani pregavano nelle catacombe romane gli stessi salmi! Come si sente raddoppiare la devozione. Da oggi in poi si pregherà sempre l’ufficio in comune. – Alle 2 1/2 pom. una granata da 15 cm trapassò il tetto dell’edificio delle celle vecchie, penetrò nel secondo piano e diffuse macerie e minuzzoli sul corridoio, che passa fra le celle. – La nostra Suor Notburga composta di semplicità e d’innocenza, si trovava in granaio e quando vide a due passi da lei cadere la granata: “Buon giorno” le disse, “la passi avanti”. Poi scese tranquilla e disse alla Rev. Madre: “La granata è caduta vicino a me”. – “Com’era fatta?” “Come una pignatta”. – La nostra Suor Maria avrebbe pigliato in testa schegge se fosse passata un istante prima per il secondo piano, così se la cavò con lo spavento. Scendemmo tutte a pregare finché tornò la calma. – Deo gratias!” Il Sabato Santo 22 aprile non venne celebrata alcuna messa. Il giorno di Pasqua 23 aprile fu molto piovoso e la superiora nel pomeriggio decise di festeggiare in semplicità con le sue consorelle.
 
La primavera era segnata dall’imperversare della guerra. Dal 6 al 15 maggio “granate a centinaia ogni dì, duelli d’artiglieria e combattimenti”. Tra il 16 e 17 maggio “In città caduta di granate a [sic!] vittime”. Dal 17 al 28 maggio “marcia vittoriosa dei nostri su Asiago ed Arsiero. Si contano fino al presente 30.000 prigionieri italiani, 288 cannoni presi ed oltre un centinaio di mitragliatrici. – Le autorità hanno abbandonato Vicenza e Padova, i Veneziano più ricchi partono per la Svizzera”. 28 maggio: “Granate di 28 caddero in città. Niuna in casa”. Dal primo al 3 giugno “Granate, granatine e granatone in città e nei pressi giorno e notte, purtroppo si lamentano feriti e morti tra i militari e tra i borghesi. Alla Castagnavizza ieri ed oggi notte le esplosioni incendiarie sortirono il loro scopo; due case sono ridotte a ruderi anneriti. – Al fronte tirolese furono conquistate Arsiero ed Asiago”. Dal 4 giugno 4 – 9 giugno “Forti duelli d’artiglieria; in città ora a destra ora a sinistra scoppi di granate. Oggi in piazza Duomo ne rimase vittima una nostra scolara di 15 anni, Elisa Furlani”. Il 10 giugno: “Aeroplani, granate e vittime a S. Pietro”.
 
La città cadde tra l’8 e il 9 agosto e la superiora partì insieme ad altre consorelle verso Lubiana proprio il 9 agosto: “Di buon mattino partimmo con il treno per Lubiana. A Opčina nella Labe-Station della Croce R. un Maggiore militare ci procurò un ottimo caffè. Che sarà delle nostre care rimaste e del R. P. Pussig! Il viaggio si compì felicemente. Verso le 4 pom. smontammo alla stazione di Lubiana, le suore trovarono parenti e conoscenti, che aspettavano il treno di Gorizia per avere notizie positive. Ma che dire? – Gorizia si dibatte fra strette orribili, ecco tutto”. Suor Cecilia manterrà costanti contatti con il convento di Gorizia ma rientrerà solo nell’inverno successivo, i suoi scritti si fermano al 16 ottobre 1916.
 
Intanto, dopo l’entrata degli italiani, il convento riceveva continue visite di ufficiali o emissari del Regio Esercito e del governo italiano, probabilmente inviati da delatori che sostenevano la presenza di soldati austriaci nascosti all’interno del monastero: “Già ai 10/VIII alle 7 ant. venne da me un inquisitore militare con cipiglio d’ufficio, imponendomi di mostrargli il giardino. Mentre una delle Suore era andata a prendermi la chiave, quel signore rovistò il refettorio delle educande, aprendo gli armadi e persino la porticina della stufa. Capii ed osservai sorridendo: “Signore, che cerca? Se vuole qualche cosa stia certa che le dirò la verità”. – “Signora, le credo, ma devo fare il mio dovere”. – L’accompagnai nel giardino, la sua voce prendeva un tono ognor più benevole; Prima [sic!] che lasciasse il convento gli feci porgere un bicchiere di vino, allora egli mi disse: “Signora, Lei è buona, perciò Le dirò il motivo della mia visita. Stanotte alle 11 1/2 venne da me una signora di Gorizia e mi disse”: “Vada dalle Orsoline, lì troverà nascosti degli Austriaci e nell’orto batterie. Ci sono venuto e sono persuaso che non è vero. Loro Suore hanno dei nemici fra i borghesi goriziani”.
 
Le ispezione italiane al convento erano frequenti e molto meticolose: “19 agosto Stamane alle ore sette tutti gli uomini di Gorizia dovettero presentarsi nel convitto di S. Luigi dei P.P. Salesiani. Anche il nostro Andrea ed il vecchio Francesco Pussig dovettero andarvi, mentre già ieri il nostro Domenico Cuzzit e Francesco Comel furono trasportati a Cormons. – Dopopranzo 20 soldati con a capo il tenente Romano visitarono tutta la casa, ogni angolo. Li accompagnava un goriziano, certo Carlo Camisek, la cui sorella nel 1915 veniva spesso a pregare nella nostra catacomba e la cui moglie fu spesso soccorsa da noi. Costui ci aveva accusate di celare in casa degli spioni. I soldati italiani si comportarono bene. Il tenente mi piaceva per il suo volto e comportamento franco e cortese. Il goriziano invece aveva un viso oscuro, uno sguardo truce e brontolava perché deluso nelle sue ricerche. – Appena usciti questi inquisitori, arrivò un capitano, accompagnato da un signore di Gorizia. Salutò dignitoso e mi disse d’essere incaricato di visitare “per forma” tutto il monastero. Gli dissi ch’erano appena usciti venti soldati con il tenente Romano, che avevano adempito eguale mandato. Appagato di tanto quel Capitano si congedò gentilmente. Dopo di lui arrivò un medico militare, Dr. Marchese di Genova, chiedeva 50 letti. Esposi le nostre strettezze e protestai; dovetti tuttavia consegnargli le due ultime lettiere di ferro, che possedevamo, e 10 paia di lenzuola”.
 
Dal 20 agosto le cronache diventano molto più stringate. La cronista, sr. Matilde, in poche battute sintetizza ciò che accade nelle mura del convento, le celebrazioni, le novità e le continue visite. Anche la presenza del Re Vittorio Emanuele III in città è telegraficamente descritta.
 
I mesi autunnali e l’inverno sono riassunti in poche colonne delle cronache, si leggono i nomi di molti visitatori italiani, di ufficiali e anche del famoso medico padre Agostino Gemelli che raccontò della stima italiana verso le Madri Orsoline: “19 – IX Visita del R. P. Gemelli e del deputato Onor. Nava. Il primo mi disse che il Comandante Sestilli non aveva che lodi per noi ed osserva che il Governo dovrebbe disporre un mezzo milione per il ristauro del Monastero. L’On. Nava rispose di voler lavorare a tale scopo in parlamento. – L’egr. Sr. Sestilli manodopera a riparare dappertutto i tetti; in generale si appaga ogni mio desiderio”.
 
L’anno si chiude con il mese di dicembre nel quale sono descritti solo i giorni delle festività natalizie: “24 – XII Albero di Natale per i fanciulli nella sala di Nazareth. Erano presenti: il M. Generale Cattaneo, il Comandante Sestilli, il Colonnello Casapinta ed altri Ufficiali, il Sindaco, il Segretario Dr. Vecchi; i fanciulli della scuola con i loro genitori; il Direttore Lorenzon con il Corpo insegnante. – Gli alunni cantarono e recitarono e poi ricevettero ricche strenne. – Parlarono l’egregio M. Gener. Cattaneo, il Comandante Sestilli, in mio nome rispose il R. D. Tamburlani”. Il giorno di Natale si celebrarono ben 21 Sante Messe: 6 a mezzanotte, le altre 15 dalle 4 della mattina con relativi sermoni. Il 31 dicembre “Gesù fu esposto tutta la notte e ci confortò”.■
 
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data di pubblicazione: 30-11-2016
autore: Vanni Feresin | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.71 | tema: CENTENARIO DELLA GRANDE GUERRA
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