Mentre la prima parte del 55.mo convegno internazionale, avente per tema l’
humanitas, è stata interamente svolta con la direzione scientifica dello stesso presidente di ICM Fulvio Salimbeni, docente dell’Università di Udine, con la sostanziale collaborazione di soci dell’Istituto oltre che dei partner, per la seconda parte – incentrata sulla famiglia Cobenzl – l’Istituto si è avvalso della consulenza scientifica del socio Federico Vidic, affiancato da Lucia Pillon, archivista presso la Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia Giulia, e da Alessio Stasi (Facoltà teologica del Triveneto), i quali hanno diretto l’intero progetto di ricerca e organizzato l’evento conclusivo nel mese di dicembre.
In entrambi i progetti, ICM – in accordo con i partner e, in particolare per il progetto sui Cobenzl, con il Centro studi “sen. A. Rizzatti” – ha incaricato giovani studiosi ed esperti in comunicazione per svolgere tutte le attività connesse, come previsto nei due bandi. Il coinvolgimento dei giovani nelle diverse fasi e attività è proseguito con continuità sostanziale nel corso di tutto l'anno.
Si segnalano, quindi, la fondamentale collaborazione di Jessica Scodro, Ilaria De Paoli, Claudia Fabaz, Silvia Klainscek, Alex Pessotto e Vanni Feresin, con Daniele Tibaldi che ha curato la regia degli eventi assistendo anche alla loro organizzazione nella modalità “a distanza”, imposta dalle norme anticovid.
I COBENZL
Obiettivo primario del
progetto Cobenzl è stato la promozione del ricchissimo e inesplorato patrimonio di questa dinastia goriziana, rendendolo finalmente fruibile al pubblico locale e internazionale. Per quasi tre secoli i Cobenzl furono protagonisti dei principali eventi della storia di Gorizia e dell’ampia regione che, partendo dal Friuli, attraversa le Alpi per estendersi al resto dell’Europa centrale. Una posizione che ha permesso loro di assistere in prima fila all’ascesa della monarchia asburgica e all’arrivo dei gesuiti, contribuendo allo sviluppo di arti e letteratura anche grazie ai legami con grandi personalità della storia europea, come Sant’Ignazio di Loyola, Ivan il Terribile, Caterina la Grande, Napoleone, artisti come Mozart e pensatori come Rousseau.
La storia di questa famiglia è custodita soprattutto nel prezioso archivio storico della Fondazione Coronini-Cronberg (oggi presso l’Archivio di Stato di Gorizia), con documenti spesso inediti e di grande importanza per la storia goriziana ed europea. Ma beni monumentali di primaria rilevanza non sono conservati solo a Gorizia e nel suo territorio transfrontaliero, ma anche a San Daniele del Carso (Štanjel), Postumia (Postojna), Planina, Lubiana e Vienna.
Questa parte del convegno ha permesso di presentare i risultati di un’accurata indagine, svolta da una platea internazionale di studiosi e proseguita anche durante (e nonostante) la pandemia. In questi mesi – superando di volta in volta le difficoltà comportate dall’emergenza sanitaria che ha colpito il mondo – sono stati raccolti numerosi contributi scientifici. Contributi destinati a venire raccolti in un volume diffuso a livello internazionale e attraverso il Sistema bibliotecario nazionale, grazie alla collaborazione della Biblioteca statale isontina.
PRIMA SESSIONE
La prima sessione – introdotta da Jessica Scodro e moderata da Alessio Stasi – ha avuto luogo la mattina di venerdì 4 dicembre. A porgere i saluti istituzionali, dopo il presidente dell’Istituto Fulvio Salimbeni, sono stati invitati l’assessore alla Cultura della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia Tiziana Gibelli, l’arcivescovo metropolita di Gorizia Carlo Roberto Maria Redaelli, il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna, il presidente della Cassa Rurale FVG Tiziano Portelli, la presidente di Fondazione Ca.Ri.Go. Roberta Demartin e il presidente del Centro studi “Sen. A. Rizzatti” Michele Bressan.
Alessio Stasi – professore della Facoltà teologica del Triveneto e autore di monografie, studi, articoli sulla storia della Contea di Gorizia – ha quindi avviato la sessione con un intervento focalizzato sullo
sviluppo del nome e dell’araldica dei Cobenzl, sottolineando come la famiglia fosse già tra le più distinte nella Gorizia dell’Età moderna.
A questa prima fase dei lavori, dedicata al tardo
Rinascimento, hanno partecipato
Bernard Huber, archivista dell’Ordine teutonico a Vienna,
Simon Malmenvall, della facoltà di Teologia dell’Università di Lubiana,
Alexei Martyniouk, dell’Istituto nazionale d’istruzione superiore bielorusso,
Claudia Bortolusso e
Robert Devetak, dell’Università di Nova Gorica.
Ricollegandosi alla relazione di Stasi, Huber ha approfondito il ruolo di Giovanni Cobenzl in qualità di
cavaliere teutonico nella seconda metà del XVI secolo, evidenziandone due aspetti. Il primo riguarda le modalità di accesso all’ordine, che implicano una protezione da parte dell’imperatore Ferdinando I; il secondo, invece, richiama l’importanza e il ruolo che l’Ordine teutonico rivestiva all’epoca, come struttura al servizio dell’autorità imperiale.
Nella relazione successiva, Malmenvall ha esposto i risultati della sua ricerca – condotta in collaborazione con Alexei Martyniouk, dell’Istituto nazionale di istruzione superiore di Minsk – incentrata sulla missione diplomatica di Giovanni Cobenzl alla corte dello
zar Ivan IV il Terribile, tra il 1575 e il 1576: un passaggio fondamentale nella storia dei rapporti tra il Sacro Romano Impero e i Principati russi dell’Europa orientale.
Bortolusso ha poi dedicato il proprio intervento alle
fonti archivistiche, oggi ancora poco note e studiate, conservate prevalentemente presso l’
Archivio di Stato di Gorizia. Un’offerta incredibilmente ricca, inclusiva dell’epitaffio funebre di Giovanni Cobenzl, trovato tra i documenti relativi al suo soggiorno a Ratisbona, per partecipare alla Dieta imperiale.
A conclusione della sessione, Devetak ha analizzato le
varie pubblicazioni slovene sulla famiglia Cobenzl prodotte dalla seconda metà del XIX secolo. Infatti, proprio nel tardo Ottocento la classe dirigente slovena era alla costante ricerca di rilevanti figure storiche che potessero prestarsi alla costruzione di una nuova retorica nazionale. Pur di assecondare questo processo di mobilitazione delle masse su base etnica, gli autori di queste opere avrebbero spinto la mistificazione di eventi e fatti relativi a membri della famiglia Cobenzl fino alla pura invenzione.
Al termine della mattinata è stato conferito al giovane ricercatore
Filippo Soramel il
premio, previsto nel bando, per la sua tesi intitolata
Guidobaldo Cobenzl (1716-1797), un aristocratico tra paternalismo e patriottismo. Illustrando il proprio elaborato, Soramel ha evidenziato la sistemica relazione tra la nobiltà goriziana e gli Asburgo, nell’ambito di un vero e proprio processo di modernizzazione socioeconomica.
SECONDA SESSIONE
La seconda sessione, moderata da
Federico Vidic (Istituto di storia sociale e religiosa di Gorizia), si è svolta nel pomeriggio. Focalizzata sui Cobenzl in
età barocca, la sessione pomeridiana ha visto la partecipazione delle due ricercatrici dell’Accademia slovena delle scienze e delle arti (Zrc Sazu)
Helena Seražin e
Tina Košak, oltre a
Michela Messina, curatrice dei Civici musei di Storia e Arte di Trieste.
Nell’arco di due generazioni, i Cobenzl furono in grado di raggiungere posizioni di prestigio alla corte di Vienna. Protagonisti di quest’incredibile ascesa dal remoto villaggio di San Daniele del Carso alla capitale dell’Impero furono
Giovanni Filippo Cobenzl (1635-1712) e il figlio
Giovanni Gasparo (1664-1742). Giovanni Filippo amministrò la Contea di Gorizia in una fase di instabilità sociale per poi divenire capitano di Trieste per oltre vent’anni. Morì a Gorizia nel 1712. Il figlio si inserì a corte quando era ancora molto giovane e, grazie al sostegno del cancelliere Bucelleni e dell’arciduca d'Austria Carlo, fece rapidamente carriera. La loro storia è emblematica delle dinamiche, tipicamente asburgiche, che regolano i rapporti tra il centro e la periferia dell’Impero, caratterizzate da un continuo scambio di poteri e risorse economiche.
La relazione di Seražin ha descritto nei dettagli le
opere architettoniche commissionate tra la seconda metà del XVI secolo e la fine del XVIII secolo. Nell’arco di due secoli i Cobenzl fecero costruire manieri, palazzi e castelli in tutti i loro possedimenti terrieri: Prosecco, San Daniele del Carso (Štanjel), Predjama, Gorizia e Mossa. Ma si registrano attività immobiliari della famiglia anche a Vipacco (Vipava) e nella Carniola centrale, inclusa Lubiana.
Košak ha poi proseguito con un intervento relativo alle varie
collezioni d’arte che la famiglia goriziana ha accumulato nel corso dei secoli e distribuito tra le varie proprietà. Un patrimonio di notevole valore, che è stato anche al centro dell’esposizione conclusiva della sessione, curata da Messina. Il museo e le biblioteche di
Trieste custodiscono, infatti, diverse testimonianze della ricchezza che fu della famiglia. Per esempio, due targhe del XVII secolo, scolpite nella pietra con lo stemma dinastico, sono ancora oggi nel castello di San Giusto, a ricordarci l’incarico di Giovanni Filippo Cobenzl alla guida del porto austriaco, in qualità di capitano. Ma si trovano tracce della famiglia anche in una serie di ritratti conservati nel Museo teatrale, nel Museo sartorio e nella Biblioteca “Attilio Hortis”.
TERZA SESSIONE
Sabato mattina ha avuto luogo la terza sessione, dedicata all’
Età dei Lumi. I lavori, presieduti da
Antonio Trampus (Università Ca’ Foscari, Venezia), hanno riscoperto le vicende di Giovanni Filippo Cobenzl durante le
riforme giuseppine, oltre al ruolo del conte Ludovico durante la quarta guerra di Slesia. Oltre al moderatore, hanno presentato le proprie relazioni
David Do Paço (Sciences Po, Parigi),
Gabriele Zanello (Università di Udine),
Roberta Vidic (Hochschule für Musik und Theater, Amburgo) e
Lothar Höbelt (Università di Vienna).
Filippo Cobenzl (1741-1810), al centro dell’intervento introduttivo di Trampus, dopo gli studi a Vienna e a Salisburgo, raggiunse lo zio Carlo a Bruxelles, dove si specializzò in Affari di Stato fino al 1767. Tornato a Vienna divenne amico dell'imperatore
Giuseppe II, delle cui politiche fu tra i massimi sostenitori quando divenne vicecancelliere con delega agli Affari esteri.
La dimensione internazionale e intercontinentale dei Cobenzl è stata poi al centro della relazione di Do Paço. I rapporti con l’
Impero ottomano hanno sottolineato la rivoluzione diplomatica, avviata da Filippo nel 1779, nella storia della monarchia asburgica. La rete delle relazioni politiche e personali dei Cobenzl con l’Oriente ha offerto un’importante
occasione di sviluppo del porto di Trieste, nell’ottica degli scambi con l’Oceano indiano e la Cina.
Successivamente, Zanello ha svolto un intervento dedicato alla
produzione letteraria di autori friulani in onore sempre
di Filippo Cobenzl. Un’analisi approfondita sotto il profilo stilistico e linguistico, che mette in luce anche il suo ruolo nello sviluppo dell’
Arcadia romano-sonziaca.
Si è quindi passati dalla letteratura alla musica con Vidic, la cui relazione si è focalizzata sull’apporto che il mecenatismo dei Cobenzl ha offerto allo
sviluppo stilistico e internazionale del Classicismo viennese. Carlo Cobenzl, che servì gli Asburgo come ministro plenipotenziario nei Paesi Bassi austriaci, finanziò
Wolfgang Amadeus Mozart. I due si incontrarono a Salisburgo e a Bruxelles negli anni Sessanta del XVIII secolo. Mozart conobbe poi Filippo Cobenzl alla corte di Vienna, mentre Charlotte Cobenzl de Rumbeke (1755-1812) fu la sua prima allieva di pianoforte.
Infine, Höbelt ha riportato l’attenzione del convegno sulle attività diplomatiche della famiglia, analizzando la figura del cugino di Filippo Cobenzl: Luigi, detto il “Mozart” della politica estera. Il suo talento nella diplomazia lo portò in Russia, alla corte di
Caterina la Grande. Nemico della Rivoluzione francese, fu in grado di convincere la Russia a rimanere alleata dell’Austria durante i primi conflitti con la Prussia e nel corso della Guerra dei sette anni.
QUARTA SESSIONE
Moderata da
Cristina Bragaglia (Fondazione “Palazzo Coronini-Cronberg”), la sessione conclusiva del 55.mo convegno ICM è stata dedicata al
lascito artistico, politico e documentale dei Cobenzl. Vi hanno partecipato
Catherine Phillips (Università europea di San Pietroburgo),
Raffaella Sgubin (Erpac/Musei provinciali di Gorizia),
Paola Predolin e
Lucia Pillon (Soprintendenza archivistica FVG).
Bragaglia ha quindi esposto nei dettagli i documenti della
famiglia Coronini-Cronberg contenenti importanti riferimenti ai Cobenzl, oltre alle opere d’arte da loro direttamente ereditate, nel 1810, o acquistate dal conte Guglielmo negli anni Cinquanta. Proprio la ricerca condotta dal conte Coronini, in occasione delle mostre del 1956 e del 1981, ha consentito di effettuare ulteriori studi sui ritratti dei membri della famiglia Cobenzl.
La relazione di Phillips ha quindi riportato l’attenzione sulla figura del conte
Carlo Cobenzl. Per via delle sue attività diplomatiche e amministrative in giro per l’Europa, la sua eredità è rimasta prevalentemente in Belgio e in Russia. Ed è proprio sulla moglie di Carlo,
Teresa Cobenzl-Pálffy, che si è focalizzata la ricerca di Sgubin. L’inventario delle proprietà della contessa è conservato nell’
Archivio di Stato di Gorizia: un’importante fonte di informazioni sui mezzi che una donna di quel tempo aveva a disposizione per affermare il proprio status nella società. Anelli, orologi, monili d’oro incastonati di diamanti, ventagli e argenterie non costituivano un mero lusso finalizzato a effimeri piaceri individuali, ma avevano anche la fondamentale funzione di stabilire la posizione della famiglia nell’aristocrazia del tempo.
Un
patrimonio che, come viene evidenziato dall’intervento di Sgubin, sarebbe stato in buona parte
ereditato dall’allora diciassettenne Michele Coronini dopo la morte di Filippo Cobenzl, nel 1810. Una serie di fortunate circostanze portò infatti la famiglia Coronini ad accumulare non solo il patrimonio dei Cobenzl, rimasti senza discendenti, ma anche dei Rabatta, famiglia toscana di antica nobiltà, trasferitasi a Gorizia nel XIV secolo.
A concludere la sessione e i lavori del convegno è la relazione di Pillon, attraverso la quale si è potuto valorizzare la
funzione dell’archivistica nell’ambito delle attività di ricerca storica. Nello specifico, gli archivi relativi alle famiglie Cobenzl e Coronini furono gravemente danneggiati durante i due conflitti mondiali del secolo scorso. A seguito della definizione dei confini tra Italia e Jugoslavia, essi furono trasferiti a Gorizia, nel palazzo acquistato da Michele Coronini-Cronberg nel 1820. Oggi sono proprietà della
Fondazione “Coronini-Cronberg” e custoditi, sulla base di una convenzione stipulata nel 1992, presso l’Archivio di Stato di Gorizia. Dopo tanti anni, il lavoro di riordino dei preziosi documenti non è ancora stato completato; ma negli ultimi mesi ha subito un forte incremento, consentendo quindi di arrivare alla determinazione di una stima realistica delle sue dimensioni: 77 unità archivistiche, con documenti e volumi databili tra il 1393 e il 1822.
Entrambi i convegni internazionali avranno anche un
esito bibliografico, nel senso che è prevista la stampa di due volumi, entrambi a cura di Federico Vidic, che andranno ad arricchire la già notevole produzione editoriale dell’Istituto per gli incontri culturali mitteleuropei. Il primo riporterà la ricerca su
Giovanni Battista Verdenberg, la personalità alla quale va ricondotta la realizzazione, a Gorizia, del palazzo omonimo, attuale sede della Biblioteca statale isontina, già sede dello storico
Staatsgymnasium; il secondo, sui Cobenzl, conterrà nel dettaglio tutti i contributi esposti – e appena descritti in sintesi – nel corso del relativo convegno.
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Ritratto del conte Carlo Cobenzl. Franz Lippoldt, 1748 (Fondazione Palazzo Coronini-Cronberg)
Immagini di alcuni dei partecipanti al convegno

Alessio Stasi