Tra novembre e dicembre si è svolto il 55.mo convegno internazionale dell’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei di Gorizia.
Doveva essere l’annuale occasione di incontro per decine di studiosi provenienti da più parti dell’Europa centro-orientale, ma la pandemia di Covid ha imposto un radicale cambio di programma. L’intero evento si è infatti svolto online, in diretta streaming, con tutti gli ospiti collegati da remoto. Tuttavia, questa modalità – innovativa per ICM – ha consentito di rendere le registrazioni di ogni sessione integralmente disponibili per la visione sul canale YouTube dell’istituto, oltre che nella pagina del sito ufficiale (icmgorizia.it) dedicata al convegno.
Il convegno di quest’anno è stato dedicato a due progetti distinti, entrambi finanziati dalla Regione FVG e da altri soggetti, pubblici e privati: “
Humanitas – Arte, Kultur, Sožitje, Tiara: Mosaico mitteleuropeo” e “
Gorizia al cuore dell’Europa. I Cobenzl: uomini di stato, diplomatici e mecenati al servizio degli Asburgo”.
HUMANITAS
Le sessioni dedicate a
Humanitas hanno avuto luogo da giovedì 12 a sabato 14 novembre. Nato con Cicerone, il termine ‘humanitas’ rappresenta non solo la totalità dei caratteri essenziali e dei valori distintivi della natura umana, come lo spirito di solidarietà, il dialogo e la fratellanza, ma anche la cultura umanistica, intesa come conoscenza fondamentale che nutre il pensiero, l’immaginazione e l’anima stessa. Un parterre di oltre trenta relatori internazionali ha quindi permesso un approfondimento sull’elemento fondante della cultura umanistica che ha costituito le basi dell’intera esperienza dell’istituto. Con la scelta dei quattro sottotitoli del convegno si è voluto richiamare lo scambio fruttuoso tra le quattro principali componenti storico-linguistiche del Goriziano-Goriška: italiana, tedesca, slovena e friulana.
I quattro temi sono, quindi, le declinazioni della parola'
humanitas' in quelle rispettive identità che ICM ha inteso valorizzare, unificandole, promuovendo il Distretto culturale europeo, denominato “GO Mosaico” e ripreso come sintesi nel titolo del progetto.
LE FASI DEL CONVEGNO
SESSIONE INAUGURALE
All’inaugurazione dei lavori – avvenuta la mattina di giovedì 12 novembre – hanno preso parte, per i consueti saluti delle autorità, il prefetto di Gorizia Massimo Marchesiello, la senatrice Tatjana Rojc, l’onorevole Guido Germano Pettarin, il vicesindaco di Gorizia Stefano Ceretta e il presidente dell’Aiccre (Associazione italiana per il Consiglio dei comuni e delle regioni d’Europa) Franco Brussa. Mentre a fare gli onori di casa sono stati il vicepresidente di ICM Nicolò Fornasir, in qualità di moderatore della sessione, e il presidente Fulvio Salimbeni.
Salimbeni, anche in qualità di docente dell’Università degli studi di Udine, ha presentato il convegno come l’esito di quel percorso avviato da un anno e caratterizzato da eventi e iniziative che hanno portato all’incontro internazionale che ICM organizza ininterrottamente dal 1966. Il presidente ha richiamato la scelta dell’istituto di riproporre, aggiornandola, la propria missione originaria di connettere, attraverso la cultura, la Mitteleuropa, i Balcani e il Mediterraneo, partendo proprio da quello “spirito di Aquileia” ereditato da una Gorizia oltre i confini – capoluogo del Goriziano storico – e reinterpretato da ICM come lo “spirito di Gorizia”.
Fornasir ha poi avviato i lavori presentando
Quirino Principe: uno degli allora giovani goriziani protagonisti delle origini dell'Istituto e presente ai suoi convegni fin dal primo, nel maggio del 1966, a cui partecipò
Giuseppe Ungaretti. Nel presentarlo è stato citato il seguente passaggio suo saggio dal suggestivo titolo
Per una Odissea nello spazio (culturale), pubblicato negli anni ’90 su
Kadmos, la rivista plurilingue che proprio da questo convegno verrà rilanciata:
« […] Gli eventi del 1989, con la fine della contrapposizione tra due sistemi politici, hanno modificato radicalmente il panorama. Si diceva: il ponte non è più necessario... invece è più che mai necessario, poichè la caduta delle barriere politiche ha dato rilievo, per contraccolpo, all'esistenza di barriere culturali... quelle tra Europa del centro-nord ed Europa Mediterranea, tra l'Europa e il mondo islamico, tra Occidente e Sud del mondo […].
L'area mitteleuropea ha visto impallidire la sua funzione mediatrice al centro del Continente, ma ha il diritto e il dovere di porsi come modello alternativo nei confronti di altri sistemi.
Vedrei con interesse una serie di Incontri che mirino non più a scoprire che cosa hanno in comune le sub-aree della Mitteleuropa, bensì a definire possibili confronti
con aree lontane: il Medio e l'Estremo Oriente, le Americhe, la stessa Europa occidentale e settentrionale. Ciò muterebbe la concezione e l'organizzazione degli Incontri Mitteleuropei, e su questa linea sarebbe possibile individuare temi triennali di lavoro per il futuro... Sarebbe questa, per ICM, una coraggiosa odissea nello spazio (culturale) ».

Principe ha quindi potuto esporre la propria
prolusione. L’illustre germanista e musicologo goriziano – noto come «il più grande mahleriano vivente», citando Paolo Isotta, oltre che per aver curato la prima edizione italiana de
Il signore degli anelli – ha fatto emergere nel corso del suo articolato intervento tutto il suo amore per la sua città natale e per la cultura greco-latina. Un richiamo alla cultura classica coerente con la grande attenzione di cui essa godeva nei programmi scolastici degli
Staatsgymnasium dell’Impero austro-ungarico. Ne riportiamo di seguito anche un estratto.
La sessione inaugurale è stata poi dedicata alla presentazione del progetto editoriale
Kadmos da parte di
Giuliana Parotto, docente dell’università di Trieste, e di
Romeo Pignat, grafico di Primalinea Snc. Si tratta della riedizione, in veste totalmente digitale, della storica rivista scientifica di ICM. Un progetto ambizioso per l’Istituto, il cui scopo è quello di mettere in connessione tra loro, almeno inizialmente, i paesi dell’area del Distretto culturale “GO-Mosaico”. Il primo numero della rivista sarà pubblicato entro quest’estate e conterrà anche buona parte dei lavori presentati durante il convegno dai vari relatori.
A seguire,
Massimiliano Zollia – per conto della Zollia Holding, principale sponsor di
Kadmos – e
Renato Pilutti – filosofo e teologo di riferimento della multinazionale friulana Brovedani SpA – hanno esposto i loro interventi sullo sviluppo delle tecno-scienze nelle società del gruppo industriale, avvenuto sempre nel rispetto di un’etica d’impresa volta a tutelare le esigenze dei lavoratori sotto il profilo umano.
PRIMA SESSIOSNE: ARTE
La prima sessione, moderata da
Carlo Grandi – violinista e direttore dell’orchestra “Thomas Schippers”, nonché membro del consiglio direttivo di ICM –, è stata dedicata alla più straordinaria e mirabile espressione dell’
humanitas: l’
arte. Questa forma di linguaggio universale trasmette emozioni e messaggi senza conoscere frontiere geografiche o temporali. La sessione, dedicata sia alle arti performative che a quelle visive, si è focalizzata non tanto sui manufatti e sulla tecnica, ma soprattutto sulla simbologia e sul significato delle espressioni artistiche mitteleuropee, oltre che sul ruolo dell’arte in generale, come strumento di comunicazione e dialogo.
La relazione principale, intitolata “Tra natura e artificio” è stata esposta da
Giulio Maria Chiodi, docente dell’Università di Pavia. La sua suggestiva disamina sul tema ha offerto interessanti spunti di riflessione sui rapporti tra arte e tecnica, limitando l’inclinazione di quest’ultima all’automatismo. L’arte non abita né nella natura, né nell’artificio, ma costituisce l’essenza più intima e profonda dell’uomo. Il recupero della cultura mitteleuropea suppone come modello centrale l’
humanitas e, di conseguenza, l’arte, luogo intermedio tra la dimensione della tecnica e quella della spontaneità naturale. L’
humanitas, nell’interpretazione fornita da Chiodi, costituisce proprio la
sfida che dovrebbe favorire il riarmo della cultura mitteleuropea.
La relazione successiva, dedicata al
Pistis Sophia e al
Pastore di Erma, è stata presentata dalla filosofa e ricercatrice
Stella Marega. Un approfondimento su un aspetto poco noto dei
magnifici mosaici di Aquileia, ossia l’influenza sulla cultura locale che, in età romana, esercitavano culti orientali come lo
Gnosticismo alessandrino.
A seguire,
Erica Bisesi, dell’Università di Montreal, ha esposto una relazione tanto tecnica quanto affascinante sul
divario tra musicologia storica e musicologia sistematica. Approfondendo le problematiche metodologiche di una disciplina forse poco nota ai non addetti ai lavori, Bisesi ha così offerto un’ampia prospettiva sulle sue grandi potenzialità conoscitive.
Infine, la relazione conclusiva – assegnata a
Igor Škamperle, docente di sociologia dell’Università di Lubiana – è stata dedicata a una riflessione sullo spazio, l’arte e la cultura all’incrocio di popoli diversi.
SECONDA SESSIONE: KULTUR
La mattina del giorno seguente hanno preso il via i lavori della seconda sessione, focalizzata sulla
cultura. Parola che, declinata in tedesco, viene intesa non solo come insieme di conoscenze, ma anche come civiltà: quella partecipazione e organizzazione collettiva della vita contrapposta alla civilizzazione in senso più astratto. Un tema che è proprio al cuore degli interessi di ICM e del convegno. La sessione – introdotta e moderata da
Georg Meyr, docente di storia delle relazioni internazionali all’Università di Trieste – si è infatti concentrata proprio sui vari aspetti della storia e della società del territorio, che rappresentano altrettante prospettive della cultura mitteleuropea.
La relazione principale è stata scritta dal magistrato carinziano
Janko Ferk, docente dell’Università di Klagenfurt. A causa di un problema di natura logistica, Ferk non ha potuto partecipare alla diretta e la lettura del suo lavoro – in lingua tedesca e intitolato “La cultura come connessione per l’Alpe-Adria” – è stata affidata all’interpretazione di Anne-Kathrin Gärtig-Bressan, in collaborazione con l'Associazione "Kulturhaus Görz". Successivamente,
Giustina Selvelli, antropologa e ricercatrice all’Università di Nova Gorica, ha esposto la sua relazione dedicata a una regione nel sudest della Mitteleuropa con caratteristiche non molto lontane da quelle del Goriziano: la
Vojvodina. Una regione, oggi parte della Serbia, con un retaggio asburgico di multilinguismo e multiculturalismo peculiari di tutta l’area balcanica.
La sessione si è, infine, conclusa con la relazione di
Andrea Zannini, docente di storia moderna dell’Università di Udine, che ha offerto un'elaborata analisi, derivata da specifiche ricerche, su come e con quali effetti la cultura possa caratterizzare l’
Europa del ventunesimo secolo.
TERZA SESSIONE: SOŽITJE
Al tema del dialogo e della lingua come strumento di convivenza armoniosa nel territorio mitteleuropeo e goriziano sono stati indirizzati gli interventi della sessione pomeridiana “
Sožitje”, moderata da
Majda Bratina, docente del polo scolastico sloveno di Gorizia e componente del Direttivo di ICM. I vari interventi hanno affrontato temi che coinvolgono direttamente le attività dell’Istituto, come la questione del multilinguismo nella didattica, e, in particolar modo, lo studio della poesia e della letteratura friulana, slovena e tedesca, sia nell’ottica educativa che in quella della trasmissione del patrimonio culturale del territorio.
La relazione principale di
Jasna Fakin Bajec – ricercatrice slovena di Zrc Sazu (Research Centre of the Slovenian Academy of the Sciences and Arts) – ha voluto approfondire, nell’ambito della cooperazione e amicizia tra comunità, l’importanza che ha uno strumento come il patrimonio culturale nella comunicazione plurilingue nel dialogo tra diversi e nella valorizzazione delle rispettive peculiarità anche dell’ambiente e del territorio.
Gabriele Zanello, dell’Università di Udine, ha successivamente esposto delle note sulla letteratura e la società in alcuni autori del Goriziano che hanno scritto in friulano, come Giuseppe Strassoldo e Giovanni Maria Marusig.
Antonella Pocecco, docente del medesimo ateneo friulano, attraverso la sua relazione ha accompagnato i partecipanti in un viaggio metaforico lungo i paesaggi della memoria, con i loro intrecci di cultura tanto tipici proprio della Mitteleuropa.
Infine,
Jens Kolata, presidente di Kulturhaus Görz, ha presentato in lingua tedesca una relazione sul plurilinguismo nella società della paura. La sua associazione prova da anni a svegliare, soprattutto tra i giovani, una maggiore comprensione del plurilinguismo a Gorizia con progetti transfrontalieri come il
workshop storico “EUhi-story”, di cui ICM è soggetto partner.
QUARTA SESSIONE: TIARA
Sabato mattina è iniziata l’ultima giornata di lavoro per questa parte del convegno. La quarta sessione, moderata da
Claudio Cressati – pure componente del Direttivo di ICM e docente dell'Università di Udine –, è stata dedicata alla
terra: il luogo dell’auto-individuazione e dell’auto-riconoscimento, il terreno su cui si fonda l’identità come premessa per la definizione del "Sé" e dell’"Altro". La parola friulana “
tiara” vuole anche indicare il luogo della dimensione biografica quotidiana, dell’impegno sociale e collettivo, degli effetti, dell’incontro e dell’ospitalità. Gli studiosi partecipanti ai lavori hanno dunque approfondito il tema dell’attaccamento alla terra, visto dai rispettivi versanti storico-culturali.
La relazione principale, dedicata a
Celso Macor, è stata tenuta dal germanista e scrittore
Hans Kitzmüller – già docente dell'Università di Udine –, che ha tratteggiato la figura del suo amico e poeta del Friuli orientale esaltandone i caratteri universali e la capacità di profezia. Proprio la sua casa editrice Braitan ha pubblicato le principali opere di Macor, tra le quali si annoverano
I fucs di Belen (1996) e
Identità e incontri (1999).
Ha fatto seguito l'intervento sui
poeti di confine del direttore di
Novi Glas Jurij Paljk, che ha richiamato anzitutto la fecondità dei rapporti, anche di profonda amicizia, che ha legato lo stesso Macor ai poeti sloveni del Goriziano, con traduzioni nelle diverse lingue locali: italiano, friulano, sloveno e, in parte, anche tedesco.
L’attenzione si è poi allargata allo spazio europeo, inteso come entità politica, con gli interventi del ricercatore
Giangiacomo Vale, dell’Università di Ginevra, e di
Joachim Fritz, segretario generale dell’Istituto delle Regioni d’Europa. Vale, in particolare, si è soffermato sul ruolo e le funzioni del Senato europeo delle regioni e della Conferenza delle assemblee legislative regionali dell’Unione Europea (CALRE). Mentre Fritz, in lingua tedesca, ha descritto il tipo di attività svolte dal suo ente di appartenenza nelle varie città dell’area mitteleuropea.
MOSAICO MITTELEUROPEO
Nel pomeriggio di sabato si è svolta la sessione finale del convegno – organizzata in tavola rotonda plurilingue – alla quale hanno partecipato, da più paesi dell’Europa centro-orientale, studiosi, soci e amici di ICM. Tra questi
Franz Kok (Austria),
Suzana Glavaš (Croazia),
Győző Szabó (Ungheria),
Alberto Castaldini (Romania),
Maša Klavora (Slovenia),
Mara Cernic, personalità goriziana (attuale componente dell’Assemblea del Gect incaricato del progetto GO 2025), e
Gianluca Franco, studioso locale in rappresentanza della Società Filologica Friulana.
Ognuno è intervenuto esprimendosi nella sua lingua madre e su un tema specifico: Kok sul
processo di Bologna, volto ad armonizzare l’istruzione nelle scuole europee, Glavas sull’
Ebraismo goriziano, Szabó sugli intrecci culturali mitteleuropei tutt’ora vivi nella
lingua ungherese, Castaldini sul modello transilvano dei
rapporti tra Greco-cattolicesimo e l’Europa centro-orientale, Klavora sulla Fondazione "Le vie della pace nell’Alto Isonzo" (Fundacija "Poti miru v Posočju") partner di ICM in progetti UE, Cernic sulla potenzialità dei bandi europei per il territorio del Distretto culturale europeo “GO Mosaico”, Franco sull’originalità della figura del Marusig, il “cronista” della peste a Gorizia a fine Seicento.
Stella Marega, dopo aver condotto l’impegnativa sessione, ha anche svolto alcune considerazioni finali e di sintesi dell’intero convegno, sottolineando gli elementi di innovazione e di potenzialità evidenziate nella pluralità delle discipline e delle tematiche affrontate, della ricchezza derivante dall’utilizzo delle rispettive lingue madri, dell’efficacia di strumenti di comunicazione coerenti con questa esperienza,
in primis appunto la rivista
Kadmos, che sta per essere riavviata da ICM.
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Un'immagine dei mosaici di Aquileia
Una mappa storica di Novi Sad, il capoluogo della Vojvodina
Immagini di alcuni dei partecipanti al convegno
Da sinistra verso destra: Claudio Cressati, Joachim Fritz, Hans Kitzmüller, Nicolò Fornasir ,Jurij Paljk, Giangiacomo Vale