Nella speranza di trovare un lavoro, ecco che si presentano migliaia di candidati da ogni dove concorrendo per una manciata di posti, che sovente sono molto meno qualificati rispetto al titolo di studio posseduto dalla maggioranza dei partecipanti.
Da anni ormai il mercato del lavoro è in forte crisi, il numero dei disoccupati aumenta continuamente
La possibilità dell’assunzione è quasi nulla, ma come afferma un famoso detto latino: “spes ultima dea”. Da anni ormai il mercato del lavoro è in forte crisi, il numero dei disoccupati aumenta continuamente, nonostante la trovata del rinnovo dei contratti di lavoro a termine presenti un quadro apparentemente meno drammatico.
Apparente è anche l’incremento dell’occupazione nella nostra regione, che si ritrova in una posizione di svantaggio rispetto a molte regioni italiane. D’altronde, la situazione economica risente di annosi problemi dovuti alla scarsità di attività del settore più trainante, quello primario, mentre vede il prevalere del terziario. Una spia preoccupante è il numero di imprese che chiudono la loro attività.
Dalla tabella Istat riferita al primo trimestre 2020, qui sotto riportata, e che riguarda i tassi di occupazione e disoccupazione nel Friuli Venezia Giulia, risulta che non ci sono grandi variazioni negli ultimi mesi del 2019 rispetto al primo periodo del 2020, però si vede il maggior incremento della disoccupazione femminile. I dati raccolti rispecchiano abbastanza fedelmente l’andamento nazionale.
Più o meno combacianti sono i dati derivati dall’Istat che riporta la Cgil , aggiornati al secondo trimestre 2020, come si può desumere dalle seguenti tabelle:
Portando uno sguardo più dettagliato sulle diverse zone, in un articolo pubblicato su
Friulioggi.it sono stati messi a confronto i dati sull’occupazione e la disoccupazione nelle quattro province della regione Friuli Venezia Giulia alla fine del 2019, secondo la seguente tabella:
Come prevedibile,
l'ex provincia fanalino di coda è quella di Gorizia, la meno industrializzata, dove i dati sarebbero molto più negativi se non ci fossero i cantieri navali di Monfalcone.
Il quadro diventa drammatico nella primavera del 2020 a causa dell’emergenza sanitaria che ha portato a una sospensione della quasi totalità delle occupazioni lavorative, con forti ripercussioni sui settori privati, soprattutto commercio e turismo.
Si sono persi circa 7.000 posti di lavoro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, soprattutto tra la popolazione femminile – la più penalizzata dalla chiusura delle attività stagionali. A comunicare questi dati è il ricercatore Alessandro Russo dell’Ires Fvg, sulla base delle analisi Istat. La notizia, pubblicata l'11 settembre scorso su vari notiziari, dà la misura di quanto la pandemia e le conseguenti azioni di contenimento della diffusione del coronavirus siano state deleterie in un periodo in cui già l’economia stentava a decollare.
Dobbiamo sempre tener presente che
dietro l’aridità delle cifre ci sono persone, famiglie, progetti e sogni. Carenza di prospettive per il futuro e condizioni precarie possono portare un’esasperata incertezza, con severe ripercussioni sull’equilibrio psicofisico della persona e, quindi, vanno a intaccare sfere ben più profonde di quella puramente economica.
La sicurezza di un lavoro resta la miglior garanzia di dignità di ogni individuo, dandogli una soddisfacente consapevolezza di avere un ruolo attivo nello sviluppo della società. Ma la situazione che abbiamo delineato lascia, nonostante tutta la sua drammaticità, uno spiraglio di positività che rende ragione del proverbio latino che dà il titolo a questa rubrica.
La crescita improvvisa ed esponenziale del numero delle famiglie in difficoltà ha suscitato la risposta, altrettanto pronta, di molte associazioni di volontari che generosamente hanno fronteggiato questi nuovi bisogni e le nuove povertà. Come è noto,
la nostra regione spicca per il grande numero di associazioni di volontariato che fanno ben sperare per una società più solidale. Ma questa è un’altra storia, che merita una riflessione a sé.
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