Peraulis è un libro di 174 pagine, che propone un repertorio di voci friulane il cui etimo si trova in lingue diverse dal latino. Puntin, con una ricchezza di note, grazie a una meticolosa ricerca propone 1259 parole provenienti da lingue preromane, mediterranee, prelatine indoeuropee, celtiche, greche, orientali, germaniche. Inoltre, pure slavismi nel friulano e nei dialetti bisiaco e triestino. Se parole friulane di derivazione germanica, slava o triestine si possono comprendere per la contaminazione di popoli che hanno abitato questo territorio nei secoli, sorprende un po' leggere che parole come "criure" (freddo raggelante) o la popolare "angurie" hanno radici greche fatte poi proprie e tramandate da Aquileia. O come “braida”, “bosc”, e “sbruada” risalgono al periodo longobardo. Oppure se andiamo nelle lingue mediterranee preromane, ci imbattiamo nella parola "cjadin" (catino), oggetto molto usato e conosciuto, ebbene Puntin ci fa scoprire che l’etimo di “cjadin” ha ascendenze assire, micenee e ittite.
Come ha scritto nell'introduzione Ferruccio Tassin, l’opera di Puntin si divide in tanti segmenti, è un accurato lavoro di ricerca e di archiviazione sostenuto da una bibliografia, che l’autore definisce “essenzia le”, ma che al lettore, appena appena attento, riesce a spalancare gli occhi.
“Peraulis” ha il valore di essere un volume di consultazione molto utile per gli studiosi, ma la sua importanza è quella di conservare e tramandare il significato di parole che fanno ancora parte di una lingua, il friulano, parlata da una considerevole parte della popolazione della nostra regione. È un libro da sfogliare pagina per pagina, senza fretta, per gustarne fino in fondo la ricchezza, anche storica oltre che linguistica, che vi è contenuta. ■