Forse pochi hanno avuto la fortunata occasione di visitare i palazzi del Parlamento Europeo di Bruxelles, dove hanno sede i lavori delle varie Commissioni. Ebbene, alcuni cittadini dell’Isontino, fra cui chi vi scrive, hanno avuto questa opportunità. Il tutto è nato la scorsa estate, durante un casuale incontro con l’europarlamentare friulana
Elena Lizzi, che ha invitato la sottoscritta a un viaggio nel cuore delle Istituzioni europee al quale ha partecipato anche il professor Fabio Sesti, presidente dell’associazione "Diritto di parola" di Gorizia.
Grande e profonda è stata l’emozione alla partenza dall'aeroporto di Venezia, nella sua sempre affollata attività. Un continuo andirivieni di viaggiatori riempie gli ambienti con lunghe file agli sportelli, creando un po’ di ansia in chi ha frequentato solo il piccolo aeroporto di Trieste. La sorpresa è indicibile quando atterriamo a Bruxelles, in un aeroporto di enormi dimensioni, con un numero straordinario di
gate e di passeggeri in movimento, decine di aerei che decollano e atterrano, e dove si devono percorrere centinaia di metri per raggiungere l’uscita.
L’impressione di essere tanto piccoli torna a farsi sentire quando entriamo al Parlamento, un enorme complesso di vetro e cemento costituito da diversi edifici collegati da corridoi sospesi.
L’accesso alle strutture è controllato accuratamente e i visitatori devono essere accompagnati da qualcuno che sia accreditato. All’interno di quel labirintico edificio, c’è un continuo via vai di persone che sembrano orientarsi nel dedalo di corridoi e di ascensori che portano a sale consiliari, uffici e spazi comuni. Mi sono chiesta: ma come faranno? Di fronte a me avevo una cittadella brulicante di rappresentanti dei vari Stati dell’Unione e dei relativi collaboratori, una miriade di persone dalle mansioni più diverse, impegnati a far funzionare ogni minimo ingranaggio dell’enorme macchina parlamentare. La variegata componente dell’istituzione democratica si percepisce non solo dalle molte lingue che si sentono parlare in ogni angolo della struttura, ma anche dalla scelta dei cibi presenti nel self-service della mensa, ricco di specialità tipiche dei vari Paesi. Una mescolanza di sapori, di lingue, di fisionomie, che danno vita all’intento di lavorare per un obiettivo comune nonostante le peculiarità di ogni paese.
È stata un’esperienza unica e indimenticabile per noi, quella della possibilità di assistere a due discussioni della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali, in un ambiente semicircolare, con tante cabine per gli interpreti simultanei ai due lati del tavolo presidenziale. Metteva in soggezione sedersi assieme agli eurodeputati, anche noi muniti di cuffie per la traduzione, mentre si succedono gli interventi prenotati, su sollecitazione del presidente della Commissione. Ad ogni relatore è concesso un tempo limitato di alcuni minuti, che curiosamente viene impiegato in gran parte in espressioni riguardose e ringraziamenti, prima di arrivare al nocciolo. Un’abitudine cerimoniosa che evidentemente appartiene a tutto l’ambiente politico, non solo a quello italiano.
La discussione, su una proposta dell’onorevole Lizzi, verteva sull’introduzione di una Carta europea per la disabilità e di un tagliando europeo per il parcheggio delle persone disabili, sul modello delle Carte già in vigore in Italia.
Mettendo in campo la sua concretezza unita ad una particolare sensibilità verso la fragilità, l’europarlamentare Lizzi ha voluto dare visibilità alle lotte quotidiane che le persone con disabilità devono sostenere, con il suo disegno di legge che, come abbiamo appreso in seguito, è stato approvato. Dalle discussioni a cui abbiamo assistito, si percepiva un clima di chiusura dei lavori svolti durante gli anni precedenti, essendo vicina la fine del mandato e della legislatura. Ma non di smobilitazione. Piuttosto era un desiderio di portare a termine i progetti e gli impegni presi con i propri elettori.
Anche le visite alla
Casa della Storia Europea e al
Parlamentarium sono state interessanti in uno dei momenti come questo, in cui la gente sembra mostrare dei preoccupanti segni di sfiducia nelle istituzioni politiche e di disaffezione alla responsabilità di ciascuno nel futuro comune, che si manifesta nell’altissimo numero di astensioni che abbiamo visto nelle recenti elezioni europee e non solo. Queste strutture illustrano il cammino che ha reso possibile la realizzazione del sogno di alcuni politici lungimiranti che nel secondo dopoguerra crearono una comunità iniziale di sei stati europei uniti nell’intento di scongiurare il pericolo che smoderati nazionalismi potessero provocare un’altra guerra. Da queste premesse si snoda il percorso dell’Unione come la vediamo oggi, formata da 27 stati membri – molti dei quali con la moneta unica – e la facoltà di emanare leggi e direttive comuni.
Senza dubbio, la visita più emozionante è stata all’Emiciclo, dove si svolgono le sedute plenarie con la presenza dei rappresentanti di ogni Paese per discutere e legiferare sugli argomenti più importanti.
Le immagini di quei giorni tornano spesso alla mente, sono ricordi ancora vivi di un’esperienza speciale che non può non lasciare un segno. Essere entrati negli edifici del Parlamento europeo, aver conosciuto chi tenta di migliorare la vita di milioni di cittadini con leggi adeguate, rende tangibile e concreta un’istituzione che a molti può sembrare lontana e forse superflua. ■
L'autrice nell'Emiciclo