Lo scorso 9 giugno, in Slovenia, non è stato solo il giorno delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Gli elettori d’oltreconfine sono stati chiamati a esprimersi anche su quattro quesiti referendari, tutti promossi e fortemente voluti dal governo di centrosinistra guidato da Robert Golob: uno sull'eutanasia (54,72% a favore, 45,28% contro), due sulla legalizzazione della coltivazione e trattamento della cannabis a scopo terapeutico (66,49% favorevoli e 33,51% contrari) e ricreativo (51,60% sì, 48,40% no), e un altro, infine, sull’introduzione delle preferenze nelle elezioni politiche nazionali (70,60% sì, 29,40% no).
Referendum che sono tutti passati con la vittoria del sì, collocando la piccola repubblica mitteleuropea, nonostante un’affluenza molto bassa – di poco superiore al 30% – tra i Paesi più progressisti del continente. Ecco quindi emergere un risultato apparentemente in contrasto con quello delle Europee, che in Slovenia hanno visto affermarsi in testa, con il 30,65% dei suffragi, il Partito democratico sloveno (Sds) dell’ex premier nazional-conservatore Janez Janša. Ma questa dicotomia non è espressione di un Paese fortemente affetto da schizofrenia, quanto piuttosto l’effetto di due sistemi di voto diversi: il proporzionale per l'elezione degli eurodeputati e la scelta secca tra un sì e un no tipica dei referendum. Un risultato molto utile da analizzare, perché fotografa con maggiore precisione l’orientamento politico della confinante Repubblica, caratterizzato da una storica frammentazione del centrosinistra.
I QUESITI
La prima questione su cui gli elettori sono stati chiamati a esprimersi riguardava l’adozione di una legge che regolamenti il diritto all’assistenza al finevita. Nel corso della campagna elettorale, alla prima tavola rotonda organizzata dal partito di Golob, era stato invitato anche l’ex europarlamentare Marco Cappato – noto in Italia per la sua battaglia politica sull’argomento – che aveva sottolineato come la Slovenia sia il primo Paese dell’Unione Europea a promuovere un referendum su questa questione.
A sostegno del “no”, invece, il centro-destra e il mondo cattolico, rappresentato dalla Conferenza episcopale slovena. Per i vescovi sloveni, in particolare, ogni atto volto a terminare intenzionalmente la vita di qualcuno, inclusa la propria, «è inammissibile sia dal punto di vista etico, sia da quello religioso; l’introduzione del suicidio assistito rappresenterebbe una forma di rinuncia da parte della società della cura dei più vulnerabili».
Il secondo quesito, riguardante l’introduzione del voto di preferenza nelle elezioni parlamentari, rappresenta una riforma elettorale fortemente sostenuta dal partito di Golob e da Vesna, il partito ambientalista di centrosinistra fondato nel 2022. Al dibattito trasmesso lo scorso 3 giugno dalla tv nazionale slovena Rtv Slo la candidata al Parlamento europeo Maša Kociper (Gs) aveva spiegato che le preferenze consentirebbero agli elettori di poter avere un’influenza decisiva sull’elezione di un candidato. Per la candidata Klemen Belhar (Vesna) è stato utilissimo accorpare questo referendum con le Europee, trattandosi, quest'ultime, delle uniche elezioni in Slovenia la cui legge elettorale prevede le preferenze.
Tuttavia, va ricordato che l’introduzione di questo referendum aveva portato a una piccola frattura nel governo, in quanto i Socialdemocratici (Sd) avrebbero preferito concentrare la campagna elettorale sui temi più rilevanti relativi all’agenda europea. Lo aveva ricordato nel dibattito Andreja Katic (Sd), che comunque si era espressa a favore di questo sistema, ma nell’ambito di una riforma elettorale più articolata che riveda anche le circoscrizioni.
Nettamente contrario, invece, Andrej Kosi – esponente di Sds, il principale partito di opposizione – per cui questo sistema penalizzerebbe i candidati provenienti dalle circoscrizioni elettorali più piccole, in particolare quelle rurali, meno densamente popolate.
Il terzo e quarto quesito riguardavano, rispettivamente, la legalizzazione della coltivazione e trattamento della cannabis per scopi medici e della coltivazione e possesso di cannabis per limitati usi personali. Anche questi quesiti sono stati sostenuti dal governo, con la ministra dell’Agricoltura Mateja Calusié convinta del grande potenziale che ne deriverebbe per il settore agricolo. I favorevoli alla legalizzazione (Svoboda, Sd, Vesna, Pirati, Levica, Verdi) ritengono che in questo modo il mercato nero verrebbe ridimensionato, mentre verrebbero rafforzati la sicurezza del prodotto in circolazione e il controllo sul mercato stesso. Non solo. Ulteriori benefici deriverebbero dalle entrate fiscali e dallo sgravamento del sistema giudiziario e di polizia dal contrasto dei reati connessi.
Contrari i partiti conservatori (Sds, NSi) ed esponenti del mondo medico e associativo come Mateja Jandl, specialista dell’Istituto nazionale per la Sanità pubblica (Nijz). Quest’ultima, in particolare, si era soffermata sulla situazione negli Stati Uniti e in Canada, dove negli ultimi anni, da quando si era optato per la legalizzazione, non solo è aumentato l’uso della sostanza tra adolescenti, ma anche il numero di pazienti trattati per intossicamento. Jandl ha rimarcato che in quei Paesi non solo il mercato nero non è scomparso, ma la coltivazione ha anche causato effetti negativi all’ambiente.
Non sono mancate preoccupazioni sui possibili risvolti del referendum anche da parte di oncologi e psichiatri. La direttrice dell’Istituto clinico di Medicina del lavoro, dei trasporti e dello sport, Metoda Dodic Fikfak, ritiene, infatti, che possano derivarne conseguenze anche sulla produttività dei lavoratori, con ridotte capacità di coordinamento, abilità cognitive e tempi di reazione.
IL NUCLEARE
Resta sullo sfondo un altro referendum, programmato per il mese di novembre, che riguarda in qualche modo anche la fascia confinaria con l'Italia, Goriziano incluso: quello sull’ampliamento, con un secondo reattore, della centrale nucleare di Krško (Nek).
Il progetto, denominato Nek 2, è sostenuto dalla maggioranza dei parlamentari sloveni (71 a favore, 6 contrari), per i quali - considerando la prossima dismissione della centrale a carbone di Šoštanj, oltre a quella del primo reattore nucleare (Nek), prevista nel 2043 – le necessità energetiche del Paese difficilmente saranno soddisfatte esclusivamente grazie a impianti solari ed eolici. Nonostante l’ampio consenso in Parlamento, il governo ha ritenuto opportuno coinvolgere l’intero corpo elettorale sulla questione, in modo da poter avere carta bianca sul progetto. ■