Lo scorso giugno gli elettori dell’Unione Europea sono stati chiamati alle urne per l’elezione dei membri del Parlamento europeo. Si tratta di un passaggio democratico cruciale per il continente, perché il suo esito determina, ogni cinque anni, non solo la maggioranza parlamentare, ma anche gli equilibri necessari per il rinnovo della Commissione europea.
A questo imponente processo elettorale hanno contribuito anche gli elettori dell'ex provincia di Gorizia, sabato 8 e domenica 9 giugno, e della Goriška (il Goriziano sloveno), le cui operazioni di voto si sono concentrate nella sola giornata di domenica. E nonostante le dimensioni di queste realtà territoriali, quasi irrisorie su scala continentale, entrambe sono riuscite a far eleggere un eurodeputato: rispettivamente, l'ex sindaca leghista di Monfalcone
Anna Maria Cisint, con 43.022 preferenze raccolte in tutta la circoscrizione Nord Est, e l’europarlamentare socialdemocratico uscente
Matjaz Nemec, di Nova Gorica, con ben 52.390 preferenze da tutta la Slovenia.
Le elezioni europee, per numerosi fattori culturali e politici locali, sono tradizionalmente delle consultazioni i cui esiti possono variare molto di volta in volta, e di Paese e in Paese. Gli analisti, infatti, tendono a definirle come tante elezioni nazionali, nelle cui campagne elettorali molto spesso è proprio l’agenda locale a prevalere su quella europea.
In Italia, in particolare, poiché le politiche europee vengono trattate nella stragrande maggioranza dei casi solo a fini di propaganda locale, senza quasi mai sviluppare un serio dibattito sulla loro importanza per i cittadini e per il futuro dell’Unione. Proprio per un’assente o fumosa riflessione sulle conseguenze del proprio voto, generalmente gli elettori esprimono la propria preferenza seguendo una logica "di pancia", che spesso è rappresentata da un sentimento di protesta o di identificazione con il politico più favorito dai sondaggi. Di certo non è più determinante il cosiddetto voto "di appartenenza", in riferimento a un partito o a un’ideologia politica come ai tempi della Prima repubblica.
LE ELEZIONI IN FRIULI VENEZIA GIULIA E IN SLOVENIA
Ciò diventa evidente andando a ricordare l’esito delle ultime tre tornate elettorali europee nel Friuli Venezia Giulia. Nel 2014 era stato il Partito democratico di Matteo Renzi a ottenere lo storico risultato del 42,2%, mentre nel 2019 l'
exploit era stato della Lega di Matteo Salvini, con il 42,5%. Lo scorso giugno, invece, abbiamo visto la transizione di molti di quei voti dalla Lega a Fratelli d’Italia (FdI), forti della
leadership di Giorgia Meloni, che in regione ha ottenuto il 34%.
In
Slovenia, invece, la situazione risulta in apparenza molto più stabile, con il partito nazional-conservatore Slovenska demokratska stranka (Partito democratico sloveno – Sds) di Janez Jansa sempre in testa: nel 2014 con il 24,8%, nel 2019 con il 26,2% e nel 2024 con il 30,6%. Nella giovane repubblica confinante, però, la politica interna è molto più vivace di quello che può sembrare.
Ciò riguarda soprattutto lo
schieramento di centrosinistra, molto frammentato e sconvolto, di volta in volta, dalla nascita di nuovi partiti. Nell’ultima tornata, infatti, ce ne sono stati almeno due che ancora non esistevano nel 2019, ed entrambi sono riusciti a esprimere almeno un eurodeputato: il Movimento libertà (Svoboda) del premier in carica, Robert Golob, e Vesna, il partito ambientalista fondato solo due anni fa. Dei nove eurodeputati eletti dalla Slovenia (su 720), cinque sono iscritti al Partito popolare europeo, due al gruppo liberale Renew Europe, uno all’Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici (S&D) e un altro, infine, al Partito verde europeo.
IL GORIZIANO STORICO E IL LITORALE SLOVENO
Prendendo in considerazione il territorio del Friuli Venezia Giulia e quello della Slovenia, se si guardano le rispettive mappe balza subito all’occhio un dato. Il Goriziano storico e transfrontaliero, insieme alla regione slovena del Litorale (Primorska), il partito a ottenere la maggioranza relativa è di colore diverso rispetto a quello prevalente nel resto dei rispettivi territori (FdI e Sds). Non solo, questi territori continuano ad affermarsi come uno zoccolo duro del centrosinistra, con il Pd predominante nell’Isontino, e Svoboda a Nova Gorica e nei comuni sloveni del Carso e dell'Istria.
Una continuità politico-culturale che, sul fronte italiano, travalica i confini ufficiali dell’ex provincia di Gorizia, includendo anche molti comuni che per secoli sono stati parte della contea omonima e che oggi permangono entro i confini della sua arcidiocesi
Una continuità politico-culturale che, sul fronte italiano, travalica i confini ufficiali dell’ex provincia di Gorizia, includendo anche
molti comuni che per secoli sono stati parte della contea omonima e che oggi permangono entro i confini della sua arcidiocesi: Campolongo Tapogliano, Ruda, Fiumicello Villa Vicentina, Aquileia e Terzo d’Aquileia, Duino Aurisina e Sgonico. Una piccola isola rossa "goriziana", nel mare blu regionale, che sembra volerci ancora ricordare come, al di là dei confini attuali, interni ed esterni, sopravvivano interconnessioni e scambi politico-culturali tra gli abitanti di questi comuni, il cui esito è quello di continuare a influenzarsi a vicenda nel modo di pensare, di parlare e di vedere il mondo.
L’AFFLUENZA
Se in Friuli Venezia Giulia l'affluenza, rispetto alla precedente tornata, è calata sotto il 50% degli aventi diritto, attestandosi al 48,29% (nell’Isontino la percentuale più alta: 51,40%), in Slovenia si è fermata al 41,34%. In entrambi i casi si tratta di un record: negativo per il lato italiano del confine, positivo per quello sloveno. Infatti, sebbene l’affluenza sia da considerarsi in entrambi i casi molto bassa, per la Slovenia rappresenta un bel balzo in avanti senza precedenti negli ultimi vent’anni, cioè da quando aveva fatto il suo ingresso nell’Unione Europea. Nel 2019 l'affluenza era stata del 28,89%, mentre la percentuale più bassa fu registrata nel 2014 con il 24,55%.
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Anna Maria Cisint e Matjaž Nemec