Cattolici e impegno politicoPresenza attiva o irrilevante?
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Dove sono finiti i cattolici impegnati in politica? Trent’anni fa, finì la Democrazia cristiana e iniziò una lunga diaspora – che tuttora esiste - dei componenti di quello che per 50 anni fu considerato il “Partito Stato”. Nel tempo, i tentativi di ricostruzione sono stati tanti, ma nessuno di questi è stato decisivo. Non viviamo tempi normali e questo, si vede, si sente e si prova. Un posto per i cattolici sembra non esserci, anche se la vita politica sembra non trovare pace senza di loro in molte situazioni. Ogni partito ne ha qualcuno che però vive nostalgie e – spesso – subisce strumentalizzazioni. Le tesi per una ripartenza sono diverse. C’è chi richiama il ruolo equilibratore del polo centrista, chi ritiene che vadano “recuperati i dispersi”, chi richiama la spinta generatrice – a favore di questo impegno – da parte di parroci e vescovi; infine chi sottolinea che la differenza la fa il “proprio modo di essere cattolici”. Tutto questo vale anche per il nostro territorio sul quale ci siamo mossi per trovare alcuni amministratori disponibili a ragionare sulla presenza dei cristiani in politica. Si tratta del sindaco di Cervignano del Friuli, Andrea Balducci e di quello di Sagrado, Marco Vittori. A loro abbiamo chiesto quali sono state le motivazioni che li hanno spinti ad impegnarsi a favore del bene comune considerata la loro provenienza e formazione. E ancora: i cattolici sono ancora costanti e determinanti nel dare il loro contributo e a incidere nel panorama politico italiano? "Torneranno" a fare veramente la politica – quella attiva - o resteranno una "minoranza silenziosa" che interviene "a spot" solo su determinate tematiche?
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Oggi, i cattolici sono dispersi in più partiti… «È fin troppo evidente. Fino a qualche decennio c’era il blocco monolitico rappresentato da un chiaro partito di riferimento, conseguenza di quella lunga stagione in cui la Chiesa si assumeva una sorta di regia, stimolando direttamente i laici in una precisa direzione. Poi ci sono state le battaglie referendarie su divorzio, aborto e il tessuto sociale e politico con la “base” dei cattolici andava sempre più modificandosi. Ma la vera diaspora dei cattolici è avvenuta dopo Tangentopoli quando quella “casa comune” è venuta a mancare e bisognava decidere da quale parte schierarsi». Credenti impegnati in politica: sono ancora costanti e determinati nel dare il proprio contributo? «Sul contributo che il nostro mondo, quello cattolico, può dare alla politica sono, purtroppo, molto pessimista. Dopo il ’94 i cattolici si sono definitivamente divisi, spesso su fronti diametralmente opposti, aumentando divisioni, incomprensioni ed unità di pensiero, riducendo, se non addirittura annullando, ogni possibile incisività. Ritengo tuttavia che la crisi delle istituzioni politiche vada di pari passo con la crisi della società civile e quindi anche della Chiesa. Siamo purtroppo entrati in una fase storica che io definisco del “disimpegno” che delinea una fortissima analogia fra il crescente astensionismo alle urne ed il progressivo svuotamento delle chiese». Come vede il futuro in tal senso? Una minoranza silenziosa che interverrà solo in determinate fasi? «Abbiamo ancora molto da dire attraverso quello straordinario messaggio di eccezionale attualità che discende dalla Dottrina sociale della Chiesa. Ma questo esso è purtroppo frammentato e depotenziato perché diluito nei mille rivoli dei diversi partiti, gruppi e movimenti nei quali si sono accasati i cattolici “esodati”. A me pare che i cattolici che fanno politica abbiano paura di dire apertamente da che parte stanno e, piuttosto che affermare la linea del Vangelo, preferiscono adeguarsi ad una linea di convenienza, pur di mantenere il proprio spazio nel proprio partito di riferimento: sinistra, centro o destra che sia…». ____________
Allora, sviluppiamo questo pensiero… «Parto proprio da queste ultime considerazioni per passare da un livello di esperienza amministrativa ad uno sguardo di carattere politico più ampio. Credo che l’impegno dei cattolici in forze politiche diverse sia da intendersi come inevitabile, necessario ed arricchente: la fede incarnata che è propria in modo particolare del Cristianesimo, può e deve portare uomini con sensibilità differenti ad occuparsi della cosa pubblica in modo laico e ad operare scelte per la collettività che possono immaginare soluzioni anche alternative a seconda della militanza politica. Penso allo stesso tempo che ci sia ampio spazio per un terreno di convergenza, non solo rispetto ai temi cosiddetti “eticamente sensibili”, ma anche rispetto ad un riferimento costante e concreto ai principi della Dottrina sociale della Chiesa in un’attenzione e tensione costante al bene comune». Uscire dalla marginalità, si può? «Penso sia proprio il riferimento a questo ricco patrimonio della Dottrina sociale che potrebbe far uscire i cattolici da una marginalità che li vede spesso schiacciati da un lato dall’affermarsi di un laicismo che vorrebbe il Cristianesimo avulso dalla politica e relegato alla sfera privata, dall’altra da un uso strumentale della religione, che con i segni e i suoi riti dovrebbe difenderci da “chi ci minaccia”. Credo quindi che ciascun cattolico sia invitato all’impegno politico – quella “Forma più alta di carità” richiamata da Paolo VI - e che chi si impegna lo debba fare in un percorso di ricerca personale e di libertà di adesione alle aggregazioni in cui si riconosce. Che lo debba fare in modo sinceramente e autenticamente laico. Aspetto ben diverso da un malinteso laicismo». Quale potrebbe quindi essere l’apporto valido e incisivo nello scenario politico attuale? «Proprio la capacità di leggere i tempi ed immaginare un futuro partendo da valori quali la ricerca del bene comune, la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà, l’attenzione alla famiglia, al lavoro dignitoso e alla salvaguardia dell’ambiente. Non utopie, non vuote parole al servizio di proclami, ma bussole da usare e mettere a disposizione anche di chi, a partire da vissuti diversi, vuole impegnarsi per il bene di tutti».◼
data di pubblicazione:
31-05-2024
autore: Salvatore Ferrara | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.91 | tema: POLITICA
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