Entro la fine dell’anno è prevista la firma del Contratto di fiume dello Judrio, passo fondamentale per una pianificazione di interventi a tutela, a salvaguardia e allo sviluppo del corso d’acqua. I tempi avrebbero potuto essere più celeri, ma l’appuntamento elettorale di giugno, che vede molti comuni chiamati a rinnovare le proprie amministrazioni civiche, comporterà un rallentamento dell’iter burocratico, già di per sé complesso.
Attualmente si è arrivati alla costituzione dell’assemblea del Contratto, avvenuta all’inizio dell’anno, che sarà chiamata ad approvare nei prossimi mesi il piano strategico e quindi la bozza del documento vero e proprio. L’assemblea è composta dai 17 comuni che fanno parte del bacino idrografico dello Judrio e che sono Drenchia, Grimacco, Stregna, Prepotto, Dolegna del Collio, Cormons, Corno di Rosazzo, San Giovanni al Natisone, Chiopris-Viscone, Medea, Romans d'Isonzo, Mariano del Friuli, Moraro, Capriva del Friuli, San Floriano del Collio, San Lorenzo Isontino e Mossa. Capofila del progetto, indicato dalla Regione, è il Consorzio di bonifica della pianura isontina, mentre ne fa parte anche l’Associazione Judrio di Cormons, che nel 2017 è stata promotrice dell’iniziativa.
COS’È IL “CONTRATTO DI FIUME”?
È uno strumento volontario di programmazione strategica e negoziata che persegue la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale.
Il Contratto di fiume può essere definito anche come un atto di impegno condiviso da parte di diversi soggetti pubblici e privati a vario titolo interessati ai corsi d’acqua (e ai sistemi idrografici a questi connessi, quali falde, coste, aree umide, ecc.), che -attraverso l’individuazione di una comune visione e modalità di lavoro e di azione, si prefigge l’intento di perseguire la riqualificazione ambientale e la rigenerazione socio-economica sostenibile del sistema fluviale.
I Contratti di fiume contribuiscono pure al perseguimento degli obiettivi delle normative europee in materia ambientale, con particolare riferimento alla direttiva 2000/60/CE (direttiva quadro sulle acque) , che prevede il raggiungimento del “buono stato” di qualità dei corpi idrici, alle relative direttive figlie, unitamente alla direttiva 2007/60/CE (direttiva alluvioni) , e alle direttive 42/93/CEE (direttiva Habitat) e 2008/56/CE (direttiva quadro sulla strategia marina), in quanto utile strumento per la prevenzione e riduzione dell’inquinamento, l’utilizzo sostenibile dell’acqua, la protezione dell’ambiente e degli ecosistemi acquatici; la mitigazione degli effetti delle inondazioni e della siccità nonché per il coordinamento e la coerenza delle azioni e degli interventi previsti per l’attuazione delle direttive di cui sopra.
I Contratti di fiume devono essere coerenti con le previsioni di piani e programmi già esistenti nel bacino idrografico di riferimento/sub-bacino e per il territorio oggetto del Contratto di fiume e, qualora necessario, possono contribuire ad integrare e riorientare la pianificazione locale e a migliorare i contenuti degli strumenti di pianificazione sovraordinata, in conformità con gli obiettivi delle normative ambientali.
L’esperienza dei Contratti di fiume nasce in Francia all’inizio degli anni ’80 e, dopo una disseminazione nella regione Vallonia del Belgio, viene introdotta in Italia all’inizio del 2000 con alcune esperienze pilota in Lombardia e, dal 2007, in Piemonte. Oggi a livello nazionale si registrano circa 200 casi di percorsi decisionali contrattualizzati a scale idrografiche diversamente declinate (Contratti di Fiume, di Lago, di falda, di foce, ecc.).
Nella nostra regione, oltre allo Judrio, Contratti di fiume interessano i bacini del Natisone e del Cormor, il Roiello di Pradamano, ma interesse stanno dimostrando anche istituzioni legate alla laguna e al basso corso dell’Isonzo.
Il percorso per avviare il Contratto di fiume dello Judrio era iniziato nel 2017 si input dell’Associazione Judrio di Cormons, presieduta allora da Hans Kitzmuller, che ha poi coinvolto, trovandone l’adesione, tutti i comuni interessati dal percorso del fiume e dei suoi quattro affluenti principali, che sono il torrente Reca che scende dalla Slovenia, il rio Fidri che scende da Plessiva, i torrenti Corno che nasce nei Colli Orientali e Versa che scende dal Collio. Dopo il via libera della Regione, è stato Individuato nel Consorzio di bonifica della pianura isontina l’ente capofila, dando così inizio all’iter che ha portato prima alla firma del documento di intenti, poi all’analisi conoscitiva del fiume. Una mappatura, alla quale ha partecipato anche l’Università di Udine, indispensabi le per conoscere lo stato di salute del corso d’acqua, le sue criticità in modo da individuarne gli interventi di salvaguardia e di tutela.
QUALI CRITICITÀ PRESENTA IL FIUME?
«Al momento attuale i punti critici sono le roste – afferma Elena Gasparin, attuale presidente dell’Associazione Judrio – che diventano un serbatoio importante di acqua proprio per la fauna ittica nei periodi di siccità, come importante è anche la qualità delle acque cioè avere un ambiente sano per la flora e per la fauna». Alcune di queste roste o briglie, come quelle all’altezza di San Rocco a Brazzano e dell’ex mulino di Visinale sono danneggiate; a Molin Nuovo di Cormons invece non esiste più. Va verificata la qualità dell’acqua specialmente nel corso medio del fiume interessato anche dalla presenza di insediamenti produttivi; c’è da migliorare l’accessibilità al fiume nella zona di Brazzano per una sua fruibilità perché in quella località lo Judrio offre scorci naturalistici notevoli e spiaggette che non troppi anni fa erano mète di bagnanti, Infine, sul fronte della sicurezza vanno monitorate le sponde per evitare le esondazioni durante le piene del fiume.
C’è, poi, l’aspetto della valorizzazione del fiume.
Lo Judrio è un corso d’acqua poco conosciuto, quasi dimenticato, ma possiede, oltre a rilevanti aspetti storici, caratteristiche ambientali che vanno valorizzate. «Va sostenuta - osserva ancora la Gasparin - la mobilità attraverso le piste ciclabili che non significa cementificazione, ma significa rispettare proprio il corso naturale del fiume ed intervenire senza andare ad alterare i suoi equilibri».
SCOPRIAMO LO JUDRIO
Andiamo a scoprire, dunque, questo corso d’acqua. Lo Judrio - Judri in friulano e Idrija in sloveno - nasce sotto il Colovrat, a due passi dal passo Solarie, nel comune di Drenchia, al confine tra l’Italia e la Slovenia, in un territorio difficile da raggiungere per le sue asperità. Un ripido pendio con vegetazione selvaggia rende quasi impraticabile raggiungere la sorgente o le sorgenti. Nel folto del bosco si sente gorgogliare dell’acqua. Son due le polle che zampillano e che come due rigagnoli, uno nasce in Slovenia e l’altro in Italia, scendono rapidamente a valle per unirsi dopo un brevissimo tratto e dare via al corso vero del fiume. A quale dei due rigagnoli affidare il nome di Judrio è difficile stabilirlo, possiamo comunque affermare che anche questa caratteristica lo rende un fiume originale. Il percorso dello Judrio, che fa parte dell’esteso bacino dell’Isonzo, dalle falde del Colovrat alla confluenza nel Torre, a Versa di Romans, è di circa 60 chilometri.
Dal punto di vista geomorfologico possiamo dividere l’intera asta fluviale in quattro parti:
- Dalla sorgente a Prepotto lo Judrio scorre in una stretta valle montana e fa da confine fra Italia e Slovenia; riceve immediatamente l’apporto di alcune sorgenti provenienti sia dal lato italiano che dal lato sloveno e continua a scorrere sul fondo di una stretta e profonda gola per qualche chilometro, tra saltelli, cascatelle, pozze più o meno ampie. Una gola scavata nel tempo dall’acqua tra le rocce. È una zona selvaggia, scarsamente abitata, ma molto bella dal punto di vista paesaggistico. La parte alta del fiume è praticamente inaccessibile e questo ha creato una sorta di riserva naturale dove vivono specie di pesci e anfibi tipici dei corsi d’acqua alpini come la salamandra, la trota fario ma anche il barbo e il cavedano. Da alcuni anni si è registrato anche un consistente ripopolamento del gambero di fiume. Fino a ponte Clinaz la zona offre la possibilità di escursioni sia a piedi che in bicicletta.
- Da Prepotto a Brazzano il fiume scorre in una valle più ampia circondata da basse colline; la pressione antropica e alcune opere idrauliche provocano dei problemi ecologici al torrente, come il surriscaldamento e l’eutrofizzazione dell’acqua in estate (un arricchimento delle acque in sali nutritivi che provoca cambiamenti strutturali all'ecosistema come l'incremento della produzione di alghe e piante acquatiche, l'impoverimento delle specie ittiche, la generale degradazione della qualità dell'acqua). Inizia il tratto con pendenza minore e con percorso meandriforme. Anche in questa ziona si trovano il barbo e pesci di pianura come il naso e l’alborella.
- Da Brazzano a Molin Nuovo. Aggirando il Colle di San Giorgio lo Judrio forma due ampie anse. Le difese spondali sono poche, per cui il corso d’acqua e parzialmente libero di scegliere il proprio percorso. Alla fine della seconda ansa, denominata “puizze”, la corrente rallenta di molto grazie alla presenza della prima di tre grosse briglie che un tempo permettevano di deviare una parte dell’acqua verso canali laterali che alimentavano dei mulini. L’ultima delle tre, quella di Molin Nuovo, e stata distrutta dalla forza dell’acqua alcuni anni fa ma anche dalla scarsa manutenzione dell’uomo. In questa zona si trovano specie ittiche tipiche dei fiumi di pianura come la carpa comune, il luccio, la tinca, il pesce gatto, la scardola oltre al cavedano e al naso.
- Da Molin Nuovo alla confluenza con il Torre lo Judrio incontra i terreni permeabili tipici dell’alta pianura friulana di tipo alluvionale e rimane quindi per lunghi periodi dell’anno in secca. Qui, nelle sponde verticali sabbiose si riproduce il gruccione, mentre le aree boschive favoriscono la presenza di varie specie di picchi. L’alta pianura isontina e una tipica pianura alluvionale, formatasi principalmente durante l’epoca delle glaciazioni. La grande quantità di ghiaia rende i terreni molto permeabili e lo Judrio perde rapidamente l’acqua che inizia a scorrere in subalveo e sprofonda in parte nella falda.
Tra Molin Nuovo e la confluenza con il Versa il letto è in secca per molti mesi all’anno rendendo estremamente difficile la vita per i pesci. Qualche apporto d’acqua lo porta il rio Bisunta nella zona di Romans. Allo sbocco nel Torre si viene a formare una sorta di lago con acqua molto limpida.
UN FIUME RICCO DI STORIA E DI MULINI
Lo Judrio trae la sua originalità anche dal fatto che è un corso d’acqua internazionale, unico in Italia che per un tratto di una ventina di chilometri, dalla sorgente al ponte di Mernico, fa da confine fra due Stati: la riva destra è italiana, quella di sinistra è slovena. Fino alla caduta del Muro di Berlino questa parte di confine faceva parte della cosiddetta Cortina di ferro e il confine era presidiato dai temuti graniciari.
Ma funzioni di confine il fiume lo ha fatto per secoli: prima tra Patriarcato e Contea di Gorizia, poi tra Austria e la Repubblica di Venezia; ancora tra Italia e Austria e, fino alla loro esistenza, tra le province di Udine e di Gorizia. Una pagina di storia è stata scritta il 24 maggio 1915, perché le truppe italiane appartenenti alle Brigate Pistoia e Re all’alba di quella giornata, attraversarono lo Judrio per occupare Brazzano e Cormons, prime località che videro sventolare il Tricolore. Sul vecchio ponte in legno di San Rocco di Brazzano si ebbero i primi colpi di fucile, due ore prima ch diventasse operativa la dichiarazione di guerra.
Un fiume lo Judrio che ha tanto da raccontare: storie di uomini, di acque, di terra, di fatica, di lavoro, di genti e di lingue che si sono mescolate e che si mescoleranno col fluire del tempo. Se potesse, lo Judrio urlerebbe per le tante tragedie di cui è stato testimone: quale fiume di confine ha visto confrontarsi eserciti fin dai tempi antichi per la conquista di un lembo di terra. Ma canterebbe anche la gioia nel pensare al vissuto delle donne e degli uomini che si sono bagnati nelle sue acque e che dalle sue acque hanno tratto beneficio. Pensiamo agli oltre venti mulini che hanno operato lungo le sue sponde, fonte importante di un’economia rurale e domestica. Secondo uno studio di un’associazione di Canale ce ne erano 17 nel primo tratto del suo corso, tutti mulini agricoli di cui sono rimaste pochissime tracce. Oggi funziona un solo mulino, a Trussio, località del comune di Dolegna dopo che negli anni Sessanta si sono fermate le pale dei mulini Cainero a Visinale e Vosca a Molin Nuovo.
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Bagni nello Judrio
Alta Valle dello Judrio
Il mulino Cainero di Visinale

Valle dello Judrio