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HOME > Articoli e notizie:Comunicare è vivere

Comunicare è vivere

La cronistoria di un'esperienza goriziana

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La Redazione di Dadi esagonali
La Redazione di Dadi esagonali
Era il maggio del 2000. Insperabilmente, una porta si spalanca per una bambina che non riesce a parlare come gli altri a causa di un difetto genetico. Tesoro tenuto nascosto fino a quel momento, il suo vivace pensiero trova finalmente il modo di esprimersi attraverso il computer, grazie alla tecnica della Comunicazione facilitata alfabetica (Cfa). È come una seconda nascita, un far presente al mondo che ci sei, che pensi anche se non riesci a parlare, che sei in grado di capire e di apprendere.
 
Come tenere per sé una simile opportunità, come non condividerla con altre persone che ne possano trarre beneficio? Ecco che la tecnica si rivela utile anche ad altri piccoli con difficoltà di linguaggio. Per iniziare servono dei facilitatori esperti, così le famiglie cominciano a organizzare dei corsi di formazione che abilitino a svolgere in modo appropriato il ruolo di assistenti alla comunicazione.
 
Nell’aprile del 2003, a Gorizia, prende vita l’associazione di volontariato Diritto di parola, cui affluiscono, grazie al passaparola dei genitori che hanno sperimentato quanto possa cambiare la relazione con i propri figli fornendo loro un adeguato modo di comunicare, decine di persone con problemi di linguaggio.
 
Nelle stanze del Contavalle si accumula anno dopo anno un tesoro di parole scritte, di emozioni, di rabbia repressa, di delusioni patite, di speranze, di gioia di vivere nonostante tutto

Nella sede di via Garzarolli 131, all’Istituto Contavalle, si svolgono delle sedute individuali, in cui liberare il proprio pensiero, le idee, le emozioni diventa possibile. Ma i risultati sono troppo dirompenti, le produzioni scritte troppo complesse ed elaborate perché le istituzioni sanitarie e scolastiche ammettano che possano essere state prodotte da chi si porta dietro una diagnosi di ritardo cognitivo.
 
Purtroppo è consolidata opinione che chi non è in grado di parlare bene non ha un pensiero logico

Purtroppo è consolidata opinione che chi non è in grado di parlare bene non ha un pensiero logico. E così inizia l’ostruzionismo, il sospetto che quanto le persone disabili scrivono non sia autentico, ma opera dei loro facilitatori. La caparbietà delle famiglie e degli operatori volontari che hanno sperimentato personalmente come la produzione degli scritti sia effettivamente opera autentica delle persone facilitate, nonostante le disabilità penalizzino la comunicazione orale, fa sì che l’attività dell’associazione non si fermi e che vengano accolti sempre più ragazzi, da tutto il territorio regionale e anche dal Veneto, chi con autismo, chi con sindrome di Down, chi con ritardo generalizzato dello sviluppo, chi con patologie genetiche. Dalle storie personali di ciascuno emerge un vissuto di sofferenza per uno stigma sociale sventuratamente troppo radicato e per la negazione di capacità cognitive che non emergono senza un linguaggio adeguato. Nelle stanze del Contavalle si accumula anno dopo anno un tesoro di parole scritte, di emozioni, di rabbia repressa, di delusioni patite, di speranze, di gioia di vivere nonostante tutto. Dono prezioso, la parola riconquistata diventa la rivelazione di mondi interiori insospettati, di nuove prospettive di vita, di soddisfazioni mai provate prima.
 
Il tempo passa, a gennaio 2013, ciò che si attua a Gorizia, viene replicato anche in altre località italiane, a Thiene, a Livorno, a Padova, a Reggio Emilia, dove ci sono altri centri in cui la tecnica della Cfa viene applicata ma ahimè senza un riconoscimento ufficiale. Così gli operatori decidono di fondare un’associazione di promozione sociale con il nome "Vi comunico che penso", per trovare, attraverso il confronto fra le diverse esperienze, strategie comuni per validare la tecnica. Si organizzano quindi dei convegni e soprattutto un progetto di ricerca con la Trent University di Nottingham. A gruppetti si intraprende il viaggio e si lavora con strumenti sofisticati nei laboratori dell’ateneo inglese. È un’esperienza davvero unica, la sensazione di dare una mano alla ricerca dà grande soddisfazione ai partecipanti.
 
In contemporanea, l’associazione Diritto di parola decide di festeggiare i dieci anni di attività con una nuova proposta: la creazione di un laboratorio di scrittura che produca una rivista periodica con articoli su svariati temi. La scelta del titolo cade su un’idea originale che allude alla complessità del pensiero nelle persone diversamente funzionanti: Dadi esagonali. La redazione si riunisce ogni sabato dalle 10 alle 12 e, di settimana in settimana, i vari articoli procedono, fino a completare ogni numero del giornale. I redattori esprimono la propria personale versione del mondo, filtrata attraverso la particolare condizione di disabilità di ciascuno. I numeri possono essere a tema libero oppure monotematici, come per esempio quelli che sviluppano il tema proposto annualmente per il Festival èStoria, oppure le impressioni su un viaggio culturale effettuato dai “giornalisti”, o ancora riflessioni sulla realtà circostante o eventi di attualità; ad oggi sono usciti 30 numeri. Al di là del prendere atto di come si svolge il laboratorio, quello che i visitatori occasionali percepiscono è un gruppo coeso, sereno in un rapporto di sincera amicizia, in cui ogni partecipante ha un ruolo importante per il contributo che sente di dare a un’esperienza innovativa e a un cambiamento culturale nei confronti della disabilità.
 
Dono prezioso, la parola riconquistata diventa la rivelazione di mondi interiori insospettati, di nuove prospettive di vita, di soddisfazioni mai provate prima

Forse, a questo punto, i lettori si chiederanno come un articolo del genere possa coincidere con la linea editoriale di questa rivista. Si saranno già accorti dai numeri precedenti che la rubrica Spes, ultima dea tocca svariati temi, il cui fil rouge è il trasmettere una visione positiva nonostante la realtà che viviamo non sia sempre rassicurante.
 
Ci è quindi sembrata una buona idea far conoscere l’attività dell’associazione Diritto di parola, di cui pochi avranno sentito parlare, sebbene operi sul nostro territorio da oltre vent’anni e abbia cambiato la prospettiva di vita di tante persone con disabilità. Se questo articolo ha suscitato la curiosità di qualche lettore, la cosa migliore è andare a vedere di persona cosa si fa in via Garzarolli 131 ogni sabato mattina. Gli interessati potranno contattare gli operatori chiamando il numero 351 586 3599.◼
 

Una delegazione di Diritto di parola a Nottingham.

data di pubblicazione: 31-05-2024
autore: Maria Chiara Coco | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.91 | tema: SPES ULTIMA DEA
tag redazionali
comunicazione facilitata alfabetica difficoltà di linguaggio Diritto di parola disabilità gentica Istituto Contavalle
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