Gorizia, già capoluogo di provincia è una realtà del Nord Est d’Italia, dove si lamenta e ravvisa lo stato di anzianità della popolazione. La città isontina e il territorio circostante, offrono alla vista scenari vestiti di verde al profumo del vino. Il Goriziano è lo scricchiolio delle foglie secche finite sotto le scarpe mentre si passeggia tra i resti della Grande Guerra, è l’odore del mare che dalle narici suggerisce la parola “casa” a chi è nato sulla costa. È fedele all’Isonzo, fiume ricolmo delle risate dei bambini che d’estate giocano al lancio dei sassi sulle rive.
È blu, verde acqua, del colore della foresta e di quel rosso verace, intenso, di cui si colora il Carso con l’arrivo dell’autunno. È “fredda”: i suoi sapori giocano sul palato di chi la conosce, e di chi la visita, senza stare a chiedere troppo il permesso.
Non si può certo dire che Gorizia sia giovane. È però “cruda”, vera, racconta di volti più o meno vissuti ma uniti dall’appartenenza alla stessa terra, che ancora tra le nuove generazioni tanto si sente. È fatta di strade sterrate e piste ciclabili, ma anche di industria, cantieri e tanto, tanto rumore. È una terra di confine: non ha una “carta d’identità stabile”, e così è per chi la vive.
Stretta tra Udine, Trieste, la Slovenia e l’Adriatico, passando per tutte le cittadine che un tempo erano dei contadini e degli agricoltori, nell’ex provincia di Gorizia ognuno fa la vita che si sceglie.
I ragazzi, al finire delle scuole superiori, si dividono in due grandi filoni: chi prosegue gli studi e chi cerca lavoro. Qui l’ex provincia è accogliente: che si tratti di lavoro meccanico, industriale o burocratico, è spesso il datore stesso a bussare alle porte di chi ha una qualifica professionale. Il mondo del lavoro è mutato profondamente. Chi prosegue gli studi resta in regione, puntando sui poli universitari di Trieste e Udine, altrimenti – e non di rado - si trasferisce nelle grandi città per ottenere titoli universitari diversi.
Eppure la questione, spesso, resta quella che da sempre tradisce chi sogna in giovane età. Il fantomatico “salto” non è facilitato dalla lontananza di Gorizia dai principali poli italiani. Ecco che spesso la “fuga di cervelli" non gioca solo all’estero ma anche nelle regioni italiane, come Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna.
Il Goriziano è una terra d'arte. Qui sono tanti i giovani che prima si dilettano e poi si cimentano nella musica, nella fotografia e nel cinema. Gorizia sa di poesia e trasmette a coloro che la vivono un senso di pienezza da tramutare in offerta culturale.
È luogo della manualità, della tecnica e dell’innovazione. L’Adriatico su cui si affaccia il Monfalconese, ispira le menti ingegneristiche. Si può parlare, a tutti gli effetti, di un promettente Polo della Nautica.
È una terra che si offre a chi la vive: attraverso turismo, prodotti d’eccellenza e occasioni di business. Spesso timida nel mostrarsi ai visitatori, sa rivelarsi una zona ricca e accogliente, sussurrando un futuro a chi vuole intraprendere la strada del ristoratore o dell’albergatore. A Gorizia e alla sua ex provincia va trovato un vestito, un bell’abito che contribuirà a far crescere l’indotto turistico.
È un piccolo specchio dell’Italia di confine che sceglie se orientarsi verso un domani più o meno globale. Un piccolo specchio che, alla fine, raccoglie le influenze estere e quelle italiane creando una cultura tutta sua.
Essere giovane e diventare adulto nell’ex provincia goriziana ha anche un sapore incerto. Mi spiego: costruire, ricamare relazioni e avere riferimenti risulta quasi immediato e semplice in una terra piccola come la nostra, ma il Golfo blu apre la mente e pone domande: cos’altro c’è al di là del confine?
Credo che tutto avrà bisogno ancora di crescere. Il Goriziano lo farà e si modellerà, insieme ai suoi abitanti, raccontando nuove storie a chi giocherà sulle sponde dell’Isonzo.◼