Al termine del primo mandato del sindaco Ettore Romoli vennero meno i Consigli di quartiere elettivi, dopo diversi decenni di operosità. Da quel 2012 le associazioni locali furono investite del compito di sopperire a quella mancanza e cercarono di operare al meglio, dovendo far fronte a una notevole quantità di problemi non ultimo lo spopo-lamento stesso della città e di diversi rioni. Oggi, attraverso anche la spinta propulsiva di GO!2025, si è cercato di rivitalizzare questa forma di decentramento attraverso i cosiddetti “Giochi senza quartiere” che ve-dranno impegnati i comuni di Gorizia, Nova Gorica e San Pietro in una serie di giochi, non competitivi, che avranno una valenza culturale nel tentativo di far incontrare le persone, farle divertire ma anche di aiutarle a conoscere meglio il territorio.
I quartieri di Gorizia, come li abbiamo conosciuti fino al 2012, sono una sorta di rivisitazione d antichi Borghi e delle vecchie frazioni
I quartieri di Gorizia, come li abbiamo conosciuti fino al 2012, sono una sorta di rivisitazione degli antichi Borghi e delle vecchie frazioni che fino agli anni Venti del Novecento erano a tutti gli effetti comu-ni autonomi, come ad esempio Lucinico e Sant’Andrea. I Borghi di un tempo avevano una fisionomia culturale ben chiara e tro-vavano le loro radici fin dai tempi fondativi della città di Gorizia. I Borghi con le antiche denominazioni erano: Castello, Contado, Coronini, Fasuli, Fratta, Italia, Piazzutta, San Rocco, Sant’Anna e Straccis.
Il più antico è il
Borgo Castello che an-dava dalla cittadella fortificata e scendeva fino alle storiche vie Rastello, delle Mona-che, Rabatta, piazza San Francesco, piazza del Mercato (oggi Cavour), giungendo fino al passaggio Edling (via Crispi), piazza Grande (della Vittoria) e per giungere fino all’arci-vescovado. Il Borgo Castello custodiva in sé buona parte della storia antica di Gorizia e come stemma aveva proprio il leone ram-pante.
Un altro Borgo storico è quello di
San Rocco che prende il nome dalla cappella costruita nel 1497 sotto le mura della città e oggi comprende via Parcar, Vogel (oggi Baiamonti), di San Pietro (oggi Vittorio Veneto), via Lunga, via della Scuola Agraria, via Toscolano, e si proietta verso le moderne via Terza Armata e via Trieste. Il Borgo è il cosiddetto rione delle tradizioni nel quale da oltre cinquecento anni si svolge la grande sagra agostana che risulta esistere dal 23 agosto 1500. Fu un luogo nel quale vissero importanti personalità cittadine, dalla famiglia Rubbia, ai Lasciac, e dove si trovavano osterie e alberghi di un certi rilievo come il “Cervo d’Oro” nel quale la tradizione ha fatto dormire Lorenzo Da Ponte, librettista di Wolfgang Amadeus Mozart. Nel quartiere sorge anche il primo stadio pubblico (Baiamonti) su un fondo appartenuto ai conti Lantieri, dove si esibì in uno storico incontro Primo Carnera davanti a diecimila goriziani, e che venne poi edificato in pietra nel 1930: ancora oggi è punto di riferimento della città.
Un Borgo antico e con un nome pittoresco è
Borgo Fasuli che si proietta tra le attuali via Ascoli, piazza Medaglia d’Oro, via Palladio, via Montesanto per giungere alla stazione della Transalpina. Anche in questo rione grandi palazzi e costruzioni della Nizza Austriaca: dal Palazzo Attems Petzenstein, attuale sede dei Musei provinciali, con la meravigliosa fontana dell’Ercole, ultima opera certa di Nicolò Pacassi, alla chiesa arcidiaconale di via del Santo, voluta dal primo arcivescovo di Gorizia Carlo Michele d’Attems, al palazzo Cecconi annesso al monastero delle Madri Orsoline progettato tra il 1922 e il 1926 dall’architetto Max Fabiani, e per giungere nella piazza della Transalpina con la notevole stazione asburgica inaugurata dal principe ereditario Francesco Ferdinando nel 1906, assassinato brutalmente a Sarajevo il 28 giugno del 1914.
Un Borgo che prende il nome da una delle famiglie più illustri della città è il
Borgo Coronini – noto anche come Zingraf – che va dalla zona del palazzo avìto della famiglia, via dell’Ospitale, attraversa viale XX Settembre, viale Venezia, tocca via del Boschetto, via dei Gelsi e viale Oriani. Anche in questo Borgo il panorama che si gode da ogni punto è soprattutto ambientale, notevole è inoltre la fisionomia artistica e urbanistica che rendono questo luogo ricco di antiche dimore con grandi giardini: a partire da palazzo Coronini che accolse la famiglia reale in fuga dalla Francia insieme all’ultimo re del ramo principale dei Borboni, Carlo X, che morì proprio in una stanza della villa, il palazzo dei fratelli Emilio e Giuseppe Formentini (oggi Liceo Classico) che si erge dal 1863 dinanzi a villa Coronini, il grande viale XX Settembre ultimato nel 1858 che collegava la città al ponte di Piuma con ben tre file di imponenti ippocastani e una linea del tram che lo attraversava completamente, per giungere all’Hotel Pension Tirolerhof in via del Ponte Nuovo con trentacinque stanze e un rinomato ristorante che si vantava di preparare solo cucina internazionale.
Altro Borgo importante - che andava dal fiume Isonzo al centro cittadino - era il cosiddetto
Borgo Contado: dall’Isonzo al Torrente Corno, toccando la chiesa del Sacro Cuore per giungere al Bar Garibaldi in corso Verdi. In questa parte del territorio del Borgo si trovano ponti, chiese e ville interessanti. Il Sacro Cuore che ebbe una storia molto com-plessa a partire dal 1890 e venne ultimata solamente nel 1938 con il fondo privato del Capo del governo Benito Mussolini, la villa Sussi di via Leopardi costruita negli anni Venti del Novecento su progetto dell’archi-tetto Italo Heiland, palazzo Alvarez, sui resti del palazzo dei nobili Studeniz, per giungere alla chiesa Metodista eretta nel 1863 su pro-getto degli architetti Willich e Tabai.
Un Borgo che tocca alcuni luoghi simbolo di Gorizia è certamente
Borgo Piazzutta che va da via del Seminario, oltre il Corno, Riva Piazzutta, via Orzoni, fino a via della Levada per giungere alle vie Palladio e Cappellaris. Anche qui si trovano architetture e toponimi che raccontano una Gorizia antica e nobile: il seminario voluto nel 1756 da Carlo Miche-le d’Attems primo arcivescovo di Gorizia, casa Seitz in via San Giovanni dove trovava sede l’antica tipografia omonima, l’antica chiesa di Piazzutta con il primo Ospedale (Hospitale) voluto dal barone Vito del Mestri nel 1656, il palazzo Zingraf, prima dei conti Strassoldo e infine dei Coronini Cronberg, per giungere alle ville dell’attuale via don Bosco come villa Klaudj che venne acquista-ta nel 1921 dai baroni Taccò. Anche il Borgo Piazzutta aveva la sua sagra nella quale veniva eletta la più bella del Borgo.
Il Borgo che tocca l’attuale confine e che si spinge fin sotto le mura del castello è
Borgo Fratta che va da via Alviano, San Gabriele, Molino, Cappella, sotto le mura del Castello e si proietta fino alla via dei Signo-ri (oggi Carducci). Anche in questo Borgo i nomi richiamano la Gorizia austriaca come la “Herren Gasse”, cioè la via dei Signori, del commercio più importante e ricercato, proprio in questa zona trovava posto sulla collina il colle della Castagnavizza con il suo convento e il monastero iniziato nel 1623. Luogo simbolo della fede goriziana e nella cui cripta riposano i reali di Francia giunti in città nell’autunno del 1836.
Tra le frazioni più importanti della città si trovano il
villaggio di Lucinico che fino al 1927 era comune a sé stante. Una comunità molto unita, ricca di tradizione, con le sue origini nel documento del 1077 che fondava la Patria del Friuli. A Lucinico c’era la pre-senza di un castello fortificato con almeno sei torri, la chiesa parrocchiale (all'epoca uno degli edifici sacri più belli del territorio con una facciata maestosa e scenografica) venne ampliata nel XVII secolo con importanti affreschi e pale dall’al-tare come quella di San Giorgio martire del 1642, il campanile ven-ne edificato tra il 1616 e il 1718 e raggiungeva i 50 metri di altezza. Le devastazioni del primo conflitto mondiale mo-dificarono ampiamente gli edifici sacri e pubbli-ci stravolgendo l’assetto urbanistico dell’antica villa.
I Borghi e le Frazioni nella seconda metà del Novecento sono diventati Rioni e ognuno era rappresentato da un Consiglio di Quartiere eletto
Altre due frazioni importanti sono
Piedi-monte (o Podgora), e Piuma (Pevma), San Mauro (Štmaver) e Oslavia, con prevalenza di comunità di lingua slovena. Anche in que-sti due luoghi che oggi sono parte integrante della città hanno una storia importante che dà ancora maggiore sapore e significato alla vita e alla storia del territorio. Piedimonte è ricordata come la zona industriale con il suo cotonificio ma altri edifici raccontano storie antiche come il palazzo Attems, scomparso sotto i colpi degli obici della Prima guerra mondiale, o la chiesa curata nata nel 1768 per volontà del primo arcivescovo Carlo Michele d’Attems con dipinti e pale d’alta-re di grande pregio. Il Borgo di San Mauro trova le origini nella Gorizia dei conti, fin dal XV secolo con alcuni frati eremiti che dal Monte Sabotino scendevano per cercare cibo e curarsi. Il rione è sempre stato legato all’agricoltura e all’allevamento e anche qui trovavano posto importanti luoghi di ristoro come la trattoria Pallich dell’omonima famiglia e alcuni pa-lazzi nobiliari scom-parsi durante il primo conflitto mondiale dei barono Teuffenbach. Dal 1938 sorge a Osla-via il grande ossario contenente oltre ses-santamila militi noti e ignoti della Grande Guerra.
La decisione di eliminare i consigli di quartiere elettivi è stata dovuta alla poca possibilità di spesa dei singoli quartieri e anche alla problematicità di essere solamente consultivi
I Borghi e le Fra-zioni nella seconda metà del Novecento sono diventati
Rioni e ognuno era rappre-sentato da un Consi-glio di Quartiere eletto. Divennero in totale dieci partendo dal rione Centro per passare al Piazzutta, al San Rocco-Sant’Anna, fino ai confini con da una parte Piuma, San Mauro e Oslavia e dall’altra parte Sant’Andrea. La decisione di eliminare i consigli di quartiere elettivi è stata dovuta alla poca possibilità di spesa dei singoli quartieri e anche alla pro-blematicità di essere solamente consultivi e non decisionali. Le associazioni, soprattut-to quelle più strutturate, hanno cercato di sublimare questa assenza cercando di farsi portavoce delle esigenze dei singoli Borgo-rioni. Oggi questo decentramento deve essere ripensato, anche tenendo conto che certi rioni si trovano con problemi maggiori rispetto ad altri, e il tentativo di trovare un momento di aggregazione, per lo più ludico, è certamente un bel punto di partenza an-che perché chi ha partecipato agli incontri preparatori ha sentito in tutti i partecipan-ti un'intensa voglia di ritornare a essere protagonisti per far tornare Gorizia un luogo accogliente ed elegante, caratteristiche che l'hanno contraddistinta nei secoli.
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Celebrazioni del Ringraziamento in Borgo San Rocco. Foto Tibal