Vi siete mai sdraiati in mezzo a quella piccola piazzetta? La pietra è calda, il cielo è azzurro, intorno edifici dai colori caldi, alberi che ospitano uccelli, i quali intonano dolci melodie. Il suono del treno, le risate della gente, le grida dei bambini, il bar e l’aroma del caffè nell’aria.
Può sembrare una normale piazza come tutte le altre, eppure è un confine, confine che divide Italia e Slovenia. Io però differenze non ne vedo, alzo gli occhi e siamo tutti sotto lo stesso cielo.
Gorizia, comune italiano di 33.544 abitanti del Friuli Venezia Giulia. Città avvolta da un'aura antica, dove storia e cultura si intrecciano come fili d'oro. Stradine strette e spesso tortuose, un'edilizia che ricorda il passato di influenze italiane, slovene e austriache. Giardini e parchi fioriti e profumati, con l’Isonzo dalle sue acque color smeraldo che unisce Italia e Slovenia donando pace e serenità. Sullo sfondo si ergono le montagne che circondano la città come a voler racchiudere nelle loro valli un luogo magico. Il tempo sembra rallentare il suo scorrere, per fermarsi a raccontare storie lontane, di incontri e separazioni, di sorrisi e di lacrime.
In un luogo ricco di storia, spetta ai giovani portare avanti queste tradizioni e a crearne di nuove perché il passato ormai è scritto: non resta altro che scrivere il futuro. A primo impatto per molti ragazzi può sembrare una città noiosa o anziana come spesso viene definita, ma la vera bellezza va cercata perché non è sempre visibile agli occhi o forse dovremmo dire che la bellezza va sentita.
Cara Gorizia mia, crocevia di culture e tradizioni. I giovani hanno bisogno di tempo per comprenderti e capire cosa significhi camminare tra le tue vie antiche dove ogni ciottolo racconta storie dei giorni passati. Qui non si tratta di parlare di storia ma di viverla ed è l’opportunità che doni ogni giorno. Sei un libro aperto, con una storia scritta per metà, spetta ai tuoi figli, i giovani cittadini il compito di raccontarti.
Questi sono gli stessi giovani che vivono in un luogo dove il confine non è solo una linea disegnata sulla mappa, ma un punto d'incontro, un ponte, tra due realtà che si abbracciano perché un confine non è una linea di divisione ma una linea di congiunzione. E alla domanda cosa ti senti, la risposta scorrerà nelle loro vene e nei loro cuori: «Siamo ragazzi con sogni, paure e una vita davanti, siamo ragazzi di confine».
◼
Piazza della Transalpina. Foto Tibaldi