Gorizia, che nel 2025 sarà Capitale europea della cultura, ha l’obbligo di mettere al centro delle sue politiche il mondo scolastico, formatore degli uomini e della classe dirigente del futuro.
L’analisi che qui faremo della realtà scolastica goriziana, può essere allargata a tutto lo scenario italiano: la scuola occupa il giusto peso nella società? È realmente un punto di riferimento per noi giovani? Oppure è un’istituzione morta, riflesso della decadenza della società postmoderna?
Cerchiamo di prendere in esame, allora, una realtà alla ribalta dei dibattiti e dei talk show attuali come quella di Monfalcone, interessante da considerare perché anteprima di quella che sarà la nostra società del domani.
Da anni Monfalcone è meta di un flusso migratorio eccezionale, in particolare dal Bangladesh
Come risulta dai dati statistici di un report sulla dispersione scolastica degli ultimi anni, finanziato dalla nostra regione, il tasso di immigrazione nel territorio monfalconese è di gran lunga superiore rispetto alla media regionale (23,8% in più rispetto all'8,8%) ed è legato al fatto che da anni Monfalcone è meta di un flusso migratorio eccezionale, in particolare dal Bangladesh. Questo flusso migratorio ha cambiato le radici della città, e quindi, di fatto, anche del mondo scolastico: molti monfalconesi si sono trasferiti nei comuni vicini come Ronchi o Staranzano. Anche gli ultimi dati del Miur (Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca) indicano come il 29,2% degli alunni non abbia la cittadinanza italiana e alcune classi subiscano un processo di ghettizzazione (per esempio, l'istituto secondario di secondo grado Sandro Pertini).
In questo scenario, le parole della prima cittadina di Monfalcone, Anna Cisint:
«Si crea in questo modo una grave alterazione del sistema didattico e relazionale in considerazione che il background sociale, culturale, relazionale degli studenti non italofoni risulta dominante e incide perfino sulla lingua parlata in classe, che non risulta essere l'italiano. La prevalenza della componente non italofona genera, quindi, una condizione paradossale: gli alunni italiani, che sono in percentuale minoritaria rispetto agli stranieri, sono costretti a vivere uno stato di isolamento».
Tali fenomeni portano con sé, con evidenti riscontri nella vita del Goriziano, due opzioni: alcuni studenti si spostano verso le città di Trieste e Udine o nella scuola si perde il fattore identitario e, di conseguenza, il valore educativo che questo comporta.
Cosa si può fare di concreto per migliorare le sorti del mondo scolastico e per dare la possibilità di vivere meglio la città di Gorizia?
Queste le parole di Tommaso Tenze, uno studente triestino del liceo classico "Dante", in merito al valore educativo della scuola: «La scuola odierna sembra voler abbandonare un retaggio di civiltà che costituisce il cuore di una visione universale della realtà. Quello che conta è coltivare l’amore e la comprensione della bellezza delle grandi materie. Io parlo per il classico, ma credo sia una riflessione utile a tutti: a questa parola, classico, si associano i nomi della tradizione della civiltà occidentale e, se tutto ciò è durato nei secoli, vuol dire che qualcosa di bello e profondo respira in essi. E cos’è quindi l’educazione, se non imparare ad amare le cose belle e comprendere quei valori spirituali, quei frammenti di verità che le animano, come in Omero, Virgilio, Dante o Shakespeare? In questa direzione, a mio parere, al fianco e mai in sostituzione della famiglia, si può far valere la scuola educatrice».
Alcuni studenti si spostano verso le città di Trieste e Udine o nella scuola si perde il fattore identitario e, di conseguenza, il valore educativo che questo comporta
Secondo Devid Saccon, un ex studente dell’Istituto "Brignoli-Einaudi-Marconi" di Staranzano: «La scuola ha un ruolo essenziale nella socializzazione tra i ragazzi e cerca di fornire gli strumenti adatti ad ogni studente per una crescita personale complessiva, in cui la responsabilità e la formazione culturale sono i pilastri. Il grande problema del nostro sistema scolastico è il fatto che gli studenti siano messi sullo stesso piano, quando andrebbero valorizzate al meglio le diversità di ciascuno. Ho concluso la scuola nel 2017, e il dubbio, finiti gli esami, è stato proprio questo: la scuola mi ha realmente aiutato nello sviluppo del mio pensiero critico e mi ha davvero insegnato il vocabolario dei sentimenti? Per migliorare in un’ottica futura, bisognerebbe ridefinire il rapporto alunno-docente, dal momento che nella vita rispettare i ruoli è fondamentale, e intraprendere la strada del dialogo. Infine, aiutarsi tra ragazzi e docenti, sia in classe che nella vita quotidiana, rendendo i genitori meno sindacalisti dei figli, e creare più dialoghi e dibattiti in classe».
Il cambiamento non può avvenire senza la rilettura dei valori su cui si fonda la nostra società occidentale
In merito al metodo di valutazione dell’attuale sistema scolastico, così due studenti del Liceo classico "Dante", Michele Picilli e Davide Tacconi: «Una scuola sana è quella dove gli studenti, oltre ad apprendere, siano felici di stare in quell’ambiente. Il voto è imprescindibile, dal momento che la scuola si fonda sulla meritocrazia; la chiave è, infatti, modificare il metro di giudizio. Una possibilità potrebbe essere quella di fare domande graduali ad ogni cambio di argomento, aiutando chi è rimasto indietro e facendo un test finale con piccole domande. Di fatto, quindi, ci sarebbe sempre una valutazione, ma a differenza di adesso, sarebbe unica a fine anno, senza il vaglio di medie matematiche che implicano uno sguardo del docente nei confronti dell’alunno come un numero».
Secondo Serena Paoli, un’ex maestra dell’asilo di Pieris, il problema più grande nelle scuole materne è che non c’è abbastanza comunicazione tra genitori e maestre e di conseguenza troppa poca empatia verso i problemi familiari. La soluzione sarebbe quella di ovviare alla precarietà di gran parte dei docenti e al continuo cambio di cattedre, che confonde i bambini e interrompe la fluidità del programma educativo.
La scuola riflette la decadenza della società postmoderna, e il cambiamento non può avvenire senza la rilettura dei valori su cui si fonda la nostra società occidentale. Dobbiamo, quindi, risollevarci da questo periodo di violenza e rinnegamento della tradizione, ricordando che senza il passato, non esiste né il presente, né un futuro.
L’unico modo per risollevarci è mantenere vivo il ricordo, e trasmetterlo agli studenti attraverso lo studio e la cultura. La scuola è la nostra ultima ancora di salvezza.◼