“Inaugurato nel 1818, il Seminario teologico centrale è stato una delle istituzioni educative più importanti per la Gorizia ed il Goriziano. Luogo destinato alla formazione del clero delle diocesi del litorale austriaco, nelle sue aule sono passati chierici italiani, friulani, sloveni, croati, tedeschi e boemi. Oltre cento anni di servizio e di presenza (1818- 1946) : una storia che intreccia le dinamiche religiose e politiche che hanno segnano non solo quest’area ma tutto il nesso statale asburgico tra XIX e XX secolo.” Queste la significativa annotazione della pagina quarta della pubblicazione voluminosa che l’Istituto di storia sociale e religiosa ha potuto mettere a disposizione delle comunità e della diocesi, dei ricercatori e studiosi, dei sacerdoti eredi di quella storia notevole, grazie anche ad un lascito di un ex-alunno, il goriziano Luigi Ristitis (1921-2010).
Trecentosessanta pagine, un utilissimo indice di nomi e località, caratterizza il libro – nato come tesi di dottorato di Ivan Portelli nell’ambito del corso in storia sociale europea dal medioevo all’età contemporanea presso l’Università Cà Foscari di Venezia – che consegna al nostro tempo – come scrive l’arcivescovo Carlo Redaelli nel saluto – in vista di un“ confronto con un passato anche recente ci pone oggi davanti a degli inevitabili interrogativi di non semplice risposta”.
Il “Centralseminar” – patrocinato dall’imperatore Francesco Giuseppe e quindi sostenuto dallo Stato in una città piccola ma significativa per il compito che gli si attribuisce – nasce come struttura per essere di sussidio (non sempre bene accolto) ai seminari locali diocesani ed era pensato come un luogo qualificato per gli studi teologici. L’obiettivo – oltre pastorale e quindi formativo – era un insegnamento di grande qualità con docenti di pregio e in risposta alle trasformazioni in atto a partire dalla costituzione della diocesi: una prima selezione che prevedeva ancora ulteriori centri di formazione come il Frintaneum a Vienna, in modo da assicurare appunto una adeguata preparazione formazione ai sacerdoti anche nel loro ruolo dentro alla società e allo Stato.. Ai corsi teologici (quattro anni) faceva da propedeutica un corso filosofico. L’intenzione dei vescovi di Gorizia (a partire dal primo arcivescovo Carlo d’Attems) era quella di avere un centro di alta formazione nella convinzione di dover rispondere ad una nuova domanda della fede e della cultura, oltre che della prassi pastorale. Coniugare le diverse tradizioni e sensibilità – quella volta tra quella veneziana e quella asburgica oggi e domani sarebbe perfino imprevedibile farvi un accenno – e, allo stesso tempo, mettere a disposizione un ambiente fornito di biblioteca e di altri servizi, voleva dire anche superare ogni tentazione di provincialismo e affrontare con mezzi adeguati lo scontro e la divaricazione fra fede e vita, alla ricerca di un modo di essere cristiani adulti per la fede e le scelte.
Il libro di Ivan Portelli consente di entrare a capire le ragioni delle riforme da Maria Teresa al figlio Giuseppe I ed ai loro successori; di cogliere il senso della istituzione del seminario maggiore o centrale e, infine, illumina sui criteri di gestione e illustra la tipologia degli studi e degli allievi (provenienze, sensibilità). Pagine intense per cogliere non semplicemente la vicenda di una specie di corporazione come potrebbe essere sempre il clero, ma che invece offrono l’opportunità di cogliere le vicende storiche, i cambiamenti di cultura e di pastorale della chiesa, le peculiarità di questa terra. Il Goriziano si dimostrare essere un luogo significativo per questo confronto.
Il primo augurio è che, in futuro, avere una ulteriore ricerca che – dopo avere esaminato gli eventi dalla restaurazione alla prima guerra mondiale – offra una panoramica anche dalla ricostruzione al 1946. È il tempo in cui generazioni di sacerdoti hanno continuato ad avere formazione al Seminario centrale ed hanno lasciato un’orma sulla vita della diocesi goriziana e non solo. Anche gli altri settanta anni trascorsi da quella data meritano una riflessione: potrebbero, ad esempio, individuare altri stimoli per il domani. Anche ad una diocesi di altre dimensioni e ad una città ridotta nei numeri e non solo, potrebbero aiutare a leggere meglio il nostro tempo e cercare altre prospettive alla formazione dei sacerdoti e, meglio ancora, dei credenti laici e laiche.
Cento e più anni; una storia singolare… il confronto con la realtà quotidiana impone un pensiero: il seminario a Gorizia chiude praticamente nel 1976 (con un piccolo modesto ritorno), si ricostruisce a Udine insieme alle diocesi di Gorizia Trieste e Udine. Tre storie e tante diverse vicende; più difficile una prospettiva comune e, soprattutto, un futuro. Oltre alla grande perdita per la città e il Goriziano, resta una domanda: cosa fare oggi per assicurare una continuità che, certamente nasce da una rottura, diventi capace di essere luogo privilegiato di studi e di ricerca.
La storia del Centralseminar ha qualcosa da dire a chi vuole ascoltare? Certamente.