La prima sessione, ospitata nel Castello di Kromberk a Nova Gorica, coordinata da Hans Kitzmüller – che a fine ottobre aveva tenuto la prolusione al primo convegno –, si è aperta con la relazione di Siegfried Muhrer (diocesi di Gurk-Klagenfurt) su “La Carinzia meridionale, fino al 1751 parte integrante dell’arcidiocesi di Aquileia”, ricostruendo la storia religiosa d’una regione di frontiera prima con il mondo barbarico pagano e poi con quello protestante. Diversi i richiami storici, anche documentati con una serie di immagini, della profonda connessione socio-culturale della religiosità, in particolare del cristianesimo, tra i territori della Carinzia, della Slovenia e del Nord Est della nostra Regione, segnatamente legati poi dalla comune appartenenza istituzionale.
Ernesta Drole, dirigente dell’Unità territoriale di Nova Gorica – Istituto per la tutela dei beni culturali della Slovenia – Dipartimento per i beni culturali- Unità territoriale di Nova Gorica , ha illustrato la “Pluralità del patrimonio culturale dell’alta valle dell’Isonzo e della valle del Vipacco”, altra regione cruciale per i rapporti interetnici e interconfessionali. Anche in questo intervento le immagini hanno costituito un fattore di notevole importanza data anche la specificità della relazione ancorata alle bellezze paesaggistico-ambientali. Infine Nicola Bergamo (Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi) ha parlato della sua opera “Venezia, la nuova Aquileia?”, mettendo in luce il retaggio religioso e mercantile marittimo della Serenissima derivato proprio dalle radici aquileiesi-gradesi, sviluppate sul terreno religioso con il Patriarcato ma anche su tutti gli altri piani, civili, sociali, economici. Culturali, con ripercussioni di grande portata sull’Adriatico e sul Mediterraneo.
Tutti i relatori ed i convegnisti hanno partecipato in serata ad un ricevimento in Prefettura dove il dott. Marchesiello, assieme alle autorità locali italiane (presente anche il sindaco di Gorizia, dott. Rodolfo Ziberna) e slovene, ha voluto incontrare personalmente gli studiosi ed i responsabili di ICM assieme ai suoi collaboratori, proprio a sancire un riconoscimento ed assieme un auspicio di consolidamento del ruolo della cultura umanistica che l’esperienza ultra cinquantennale di ICM ha valorizzato quale fondamentale veicolo di relazioni tra popoli e Paesi dell’Europa.