GENTILI SIGNORE E SIGNORI,
Ringrazio gli organizzatori del convegno per il riconoscimento datomi, invitandomi ad intervenire con il prof. Sergio Tavano alla sessione inaugurale del 54° Incontro Culturale Mitteleuropeo, incentrato su Aquileia, crocevia d’Europa faro per il Mediterraneo.
Verrà trattato il tema della valorizzazione e della conservazione del comune patrimonio culturale con particolare accento su Gorizia e il Goriziano. In questo modo, nello «spirito di Aquileia», ci si riallaccerà alle discussioni del convegno «Gorizia, Görz, Gorica: incrocio fecondo delle tre civiltà europee», tenutosi ad ottobre.
Quando parliamo di Aquileia quale crocevia e del Goriziano quale incrocio, inevitabilmente entra a far parte della discussione la questione del confine, più precisamente dei confini che hanno diviso o unito le comunità sul territorio influenzato dallo spirito di Aquileia. I confini e le memorie legate a loro fanno parte di un comune patrimonio culturale. Gorizia per la sua importanza di città di confine e di centro provinciale del Goriziano offre la possibilità di parlare di confini legati a quest’area, al loro sviluppo e alla loro importanza per il presente e il futuro. Non parlerò di questo, vorrei però portare l’attenzione su un problema che ricopre un ruolo importante nell’ambito di queste discussioni.
Sebbene sembri che oggi proprio il confine tra l’Italia e la Slovenia definisca la natura, la posizione e l’importanza del territorio da questa e dall’altra parte del fiume Isonzo, va ricordato che i confini con tutte le loro differenze e contenuti sono comuni all’Isontino già dall’antichità e al Goriziano dalla prima menzione di Gorizia nelle fonti scritte nel 1001. In quel lontano anno il diploma imperiale non menzionava confini statali, ma esso, più tardi, avrebbe comunque contribuito al formarsi del confine tra due territori dinastici, ossia la nascente Contea di Gorizia e il Patriarcato d’Aquileia, che nel 1077 avrebbe ottenuto il potere temporale. Già allora, più di mille anni fa, un ruolo importante nello delineamento del confine fu svolto dagli ostacoli naturali quali i fiumi Vipacco e Isonzo, il ruscello Ortaona, le montagne delle Alpi Giulie, ossia l’Altipiano di Trnova fino ai rilievi carsici. Inoltre, l’Isontino (con il Goriziano) era stato già dai tempi più remoti un’area di passaggio dalla Penisola Balcanica a quella Appenninica.
Il confine attuale tra la Slovenia e l’Italia, che risalente al 1947, è solo l’ultima delle delimitazioni statali che nei secoli si sono conseguite su questo territorio, dividendolo assieme ai suoi abitanti. Questo confine è però il più cruciale tra tutti, dato che è stato delineato nello spirito di quel tempo, soprattutto in base alle esperienze vissute dalle nazioni e dagli stati europei nella seconda metà dell’Ottocento e nel Novecento. Proprio questo confine ha spezzato, più di tutti, il Goriziano storico in due parti; i confini precedenti – con l’eccezione del periodo napoleonico – avevano, infatti, diviso in territorio ai suoi margini.
Il mese di novembre richiama la memoria di eventi passati legati ai confini. Giorni fa, il 10 novembre, sono passati 44 anni dalla firma del Trattato di Osimo tra l’Italia e la Jugoslavia. L’anno prossimo, il 12 novembre, passeranno cent’anni dalla firma dei Trattati di Rapallo tra il Regno d’Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. In questi giorni il mondo ricorda anche il trentesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, un simbolo della divisione dell’Europa fino al 1990, più precisamente l’esistenza in Europa di una parte democratica e, dopo la seconda guerra mondiale, di una parte caratterizzata dalla democrazia dal partito unico e con questo di un affine ordine sociale.
«Il muro di Berlino» e «la cortina di ferro» sono termini che vengono usati molto spesso e purtroppo adoperati anche per descrivere il confine tra l’Italia e la Jugoslavia dal 1947 in poi. Questo confine non è stato accettato con entusiasmo né in Italia né in Jugoslavia. All’inizio questo confine fu intransitabile e una vera cortina di ferro per via delle misure di sicurezza delle autorità jugoslave. Quelli che persistono nell’usare questo termine non conoscono però la situazione che caratterizzò il confine italo-jugoslavo dopo il 1954, quando fu risolta la «questione triestina». Il 20 agosto del 1955 l’Italia e la Jugoslavia firmarono gli accordi di Udine sul traffico frontaliero locale. Questo accordo abbatté il «muro di Berlino» e «la cortina di ferro» su confine italo-jugoslavo/ sloveno. Il muro che a Berlino divideva la parte orientale della città da quella occidentale iniziò a essere costruito dalla Repubblica democratica tedesca a metà agosto del 1961, quindi quasi 14 anni dopo i cambiamenti sul confine italo-jugoslavo e dopo la fine del Territorio libero di Trieste. Nel 1955 il confine prima ermeticamente chiuso iniziò ad aprirsi, diventando il confine più aperto tra due stati con sistemi socio-politici diversi. La Jugoslavia non permise un ulteriore apertura del confine, dato che fino alla sua fine insisteva sul sistema politico del socialismo autogovernativo democratico amministrato unilateralmente. Questo tipo di socialismo jugoslavo era una forma di governo più mite del sistema politico in cui vivevano gli abitanti degli stati del Gruppo di Visegrad, sui cui confini, fino alla svolta negli anni Ottanta e Novanta, vigevano le misure di sicurezza della così detta «cortina di ferro». Dalla fine del socialismo in poi viene spesso erroneamente data una visione semplicistica che la «cortina di ferro» correva dal Baltico fino all’Adriatico, nonostante il fatto che il confine tra l’Italia e la Jugoslavia, dal 1991 con la Slovenia, non fosse parte della «cortina di ferro».
Dall’agosto del 1955 gli abitanti dell’area di confine potevano oltrepassare il confine con permessi speciali. Era un’occasione per incontrare persone, per rinnovare le vecchie conoscenze e per intrecciarne di nuove.
La flessibilità del confine promuoveva lo sviluppo economico e migliorava il tenore di vita degli abitanti. Con l’abolizione dei visti alla fine degli anni Sessanta l’area transfrontaliera invitava le persone dell’intero territorio jugoslavo a oltrepassare il confine. Si rafforzarono i contatti economici e le altre forme di collaborazione come la collaborazione tra gli organi amministrativi (comuni, distretti, province, regione) e le iniziative sul piano culturale (concerti, teatri, belle arti, convegni scientifici etc.). Ma gli Incontri Culturali Mitteleuropei avrebbero potuto funzionare se gli Sloveni fossero vissuti nella morsa della «cortina di ferro» e chiusi nei blocchi di cemento del «muro di Berlino»?
In questa occasione è importante ricordare il senatore e sindaco
Michele Martina, che nel 1965 era tra i promotori e i fondatori degli Incontri Culturali Mitteleuropei di Gorizia e, assieme al sindaco di Nova Gorica,
Jožko Štrukelj, ebbe grandi meriti nella promozione della collaborazione transfrontaliera. Durante il convegno dell’Associazione dei comuni europei, che si tenne a Berlino il 13 giugno del 1967, Martina presentò la collaborazione tra Gorizia e Nova Gorica quale modello guida per l’Europa divisa. Un anno dopo Martina ricevette dall’associazione uno speciale riconoscimento per la collaborazione transfrontaliera, che gli fu consegnata da
Willy Brandt.
Per circa 70 anni il confine ha consolidato un periodo di pace, in cui il Goriziano vive dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi. Un periodo di pace così lungo non si era avuto dalle guerre di Napoleone.
La conservazione e la valorizzazione della ricchezza culturale per il futuro è fondata sulle esperienze passate. Il futuro verrà costruito dalle generazioni giovani, che i confini e le diversità non affliggeranno, ma uniranno. Un ruolo importante in questo senso è affidato al tempo.
Auguro buon lavoro ai convegnisti e ai partecipanti del 54° Incontro Culturale Mitteleuropeo!
SPOŠTOVANI!
Zahvaljujem se prireditelju tega srečanja za priznanje, da lahko sodelujem skupaj s spoštovanim profesorjem Sergiom Tavanom na otvoritvenem zasedanju 54. srednjeevopskega srečanja, ki je manenjeno obravnavi Ogleja, kot križišča Evrope in kot svetilnika Mediterana. Govorila naj bi o tem, kako naj ovrednotimo in ohranimo skupno kulturno dediščino s poudarkom na Gorici in Goriški. Tako naj bi nadaljevali v »duhu Ogleja« (spirito di Aquileia) naravnane razprave na nedavnem simpoziju o Gorici ( Gorizia, Görz, Gorica), kot o sečišču treh evropskih civilizacij.
Ko razpravljamo o oglejskem križišču (crocevia)i in o goriškem sečišču (incrocio) se samodejno vključi v razpravo tudi problematika meje, pravzaprav različnih meja, ki so ločevale ali združevale človeško skupnost na vplivnem območju »oglejskega duha«. Tudi meje in spomin nanje sodijo v skupno kulturno dediščino in Gorica, kot obmejno mesto s svojo vlogo deželnega središča Goriške, ponuja priložnost za pogovor o mejah na tem območju, njih razvoju, o njih pomenu za sedanjost in o načrtovanju prihodnjega razvoja. O tem ne bom govoril, a opozoril bom na problem, ki nikakor ne sodi na obrobje te razprave.
Čeravno se zdi, da prav meja med Republiko Italijo in Republiko Slovenijo dandanes še najbolj zaznamuje značaj, lego in pomen ozemlja to in onstran reke Soče, pa so meje, v vsej njih različnosti in pomenskosti, značilnost Posočja že od najstarejših časov dalje in s tem seveda goriške dežele že od takrat, od leta 1001, ko se v svojih zametkih prvič pojavi v pisanih zgodovinskih virih. Goriška je mejna dežela, in je tudi že prvi pojav imena Gorica v pisanih zgodovinskih virih povezan z mejami. Daljnega leta 1001 sicer cesarska listina ne govori o državni meji, pač pa o meji med dvema, lahko jima rečemo kar bodočima dinastičnima, teritorijema – nastajajočo goriško grofijo in oglejskim patriarhatom, ki je nekaj desetletij zatem, leta 1077 pridobil svojo posvetno moč. Pri začrtovanju meja med obema ozemljema odigravajo tudi takrat, pred tisoč leti, pomembno vlogo naravne meje, kot sta reki Vipava in Soča ter potok Vrtovinšček kot (Ortaona), pa tudi pa gorstva od Julijskih Alp oziroma njih predgorja (Trnovski gozd) vse do kraških vzpetin. Posočje (in z njim vred Goriška) pa je bilo istočasno in že od davna prehodna dežela med Balkanskim in Apeninskimi polotokom.
Sedanja meja državna meja med Italijo in Slovenijo iz leta 1947 je le zadnja od političnih razmejitvenih črt, ki so skozi stoletja delile deželo in njeno prebivalstvo, hkratu pa je najbolj prelomna v preteklosti zgodovinske Goriške. Začrtana je bila v duhu časa, zlasti na podlagi izkušenj, ki so se porajale med narodi in predvsem evropskimi državami skozi drugo polovico 19. in skozi celotno 20. stoletje. Ta razmejitev je bolj kot predhodne porazdelila zgodovinsko ozemlje Goriške na dva dela, dočim so prejšnje politične meje – z izjemo kratkotrajnega Napoleonovega časa – razdelile to deželo bolj na njenem obrobju.
Mesec november prikliče v spomin nekatere dogodke iz preteklosti, bili so povezani z mejami. Pred dnevi, 10. novembra je minilo 44 let od podpisa osimskih sporazumov med Italijo in Jugoslavijo. Prihodnje leto se bomo ob tem času, 12. novembra, spomnili stoletnice podpisa takoimenovane rapalske pogodbe med kraljevinama Italije in SHS. Te dni pa se svet spominja ob tridesetletnici padca berlinskega zidu, nekakšnega simbola, pred letom 1990 razdeljene Evrope med njenim demokratičnim delom in tistim delom, ki je nastajal po drugi svetovni vojni in ga je označevala enopartijska sistema in temu sistemu prilagojeni družbeni red.
Berlinski zid ali železna zavesa je pojem, ki se je zelo pogosto uporabil in se žal še vedno uporablja za označevanje meje med Italijo in Jugoslavijo od septembra 1947 dalje. Ta meja, ki vzbudila ni vzbudila zavodovoljstva niti v Italiji in niti v Jugoslaviji, je bila sprva povsem neprehodna in prava železna zavesa zaradi varnostnih ukrepov jugoslovanskih oblastu. Pri takem označevanju in imenovanju vztrajajo tisti, ki ne poznajo razmer ob italijansko-jugoslovanski meji potem, ko je bilo leta 1954 rešeno “tržaško vprašanje “ in je bil nato podpisn, kot posledica te rešitve, videmski sporazum 20. avgusta 1955 med italijo in Jugoslavijo o malobmejnem prometu. Ta sporazum je v porušil “berlinski zid” in “železo zaveso” na italijansko-jugoslovanski oziroma slovenski meji. Zid, ki je v Berlinu ločeval vzhodni in zahodni del, je začela graditi Nemška demokratična republiki sredi meseca avgusta leta 1961, torej skoraj natanko šririnajst let potem, ko so se spremenile razmere na meji med Italijo in Jugoslavijo in je prenehalo Svobodno tržaško ozemlje. Še pred tem neprodušno zaprta meja, se je pričela odpirati in se odprla do take mere, da je veljala za najbolj odprto mejo med dvema državama s tako različnima družbenopolitičnima sistemoma. Da bi bila ta meja takrat bila še bolj odprta ni dopustila Jugoslavija, ki je do svojega prenehanja vztrajala pri političnem sistemu enostransko usmerjenega samoupravnega socializma. Ta jugoslovanski socializem pa je imel milejšo obliko od političnega sistema, v katerem so živele države takoimenovane višegrajske skupine in na mejah katerih je vladal, vse do preloma osemdesetih in devetdesetih let, varnostni režim imenovan železna zavesaa. V prikazu razmer v Evropi po propadu socializma se pogosto poenostavljeno in napačno izenačujejo razmere v prostoru vzhodno od “železne zavese”, ki naj bi potekala od Baltika do Jadrana. Toda meja med Italijo in Jugoslavijo, od leta 1991 s Slovenijo, ni bila del “železne zavese”.
Od avgusta 1955 so jo s posebnimi dovoljenji prehajali obmejni prebivalci. Bila je priložnost za srečevanja ljudi, za obnovo starih in ustvarjanje novih človeških vezi. Sproščenost meje je krepila gospodarski položaj in izboljšala družbeni standard. Ukinitev vizumov, konec šestdesetih let, je v obmejni prostor privabila ljudi in celotnega juoslovanskega prostora. Istočano z goospodarskimi stiki se je krepilo vsestransko sodelovanje z obojestranskimi upravnimi porgani (občine, okraji, pokrajine, dežela), sodelovanje s kulturnimi in drugini ustanovami (koncerti, gledališča, likovna umetnost, znanstsvenii simpoziji itd.). Vprašujem se, ali bi Istituto di incontri cultural mittel europei lahko smotrno deloval, če bi živeli na Goriškem v objemu železne zavese in zaprti za cementnimi bloki berlinskega zidu.
Prav je, da se ob tej priliki spomnimo goriškega župana Michele Martina, ki je bil leta 1965 med pobudniki in ustavitelji Srednjeveropskih srečanj v Gorici in ima skupaj z novogoriškim županom Joškom Štrukljem velike zasluge za čezmejno povezovanje med Gorico in Novo Gorico. Martina je na kongresu združenja evropskih občin, ki je bilo v Berlinu 13. junija 1967 sodelovanje med občino Gorica in Nova Gorica postavil kot vzor za razdeljeno Evropo. Leto kasneje je Martina dobil od tega združenja posebno odlikovanje za zasluge v čezmejnem povezovanju, ki mu ga je izročil Willy Brandt.
In ker že govorimo o stikih med občinama ne morem si kaj, da ne bi spomnil na Antonia Scarana, goriškega župana od katerega se danes za vedno poslavljamo.
Meja je utrdila več kot sedemdesetletno obdobje miru, v katerem živi Goriška od konca druge svetovne vojne.Tako dolgega mirnega obdobja ni bilo od od Napoleonovih vojn sem.
Ohranjevanje in ovrednotenje kulturnega bogastva za bodočnost temelji na izkušnjah preteklih dni. To bodo gradile generacije, ki jih tudi meje in različnosti ne bodo obremenjevale, pač pa le združevale. Odločilno vlogo bo pri tem odigral – čas. 54. srednjeevropskemu srečanju želim uspešno delo!
Studentesse e studenti dello "staff giovani" di ICM.

Nicolò Fornasir e Fulvio Salimbeni, rispettivamente vicepresidente e presidente di ICM.