Fu un’epidemia devastante: centinaia di milioni gli infettati, decine di milioni i morti. Oltre alla forza del virus, furono le condizioni igieniche e le conseguenze della guerra (malnutrizione, campi profughi e ospedali sovraffollati e in situazioni precarie, ecc.) che provocarono il disastro.
Il nome di “spagnola” non deve ingannare; la Spagna all’epoca non era direttamente coinvolta nel conflitto e la stampa non era vincolata dalla censura: furono quindi i giornali spagnoli a dare per primi l’allarme, mentre altrove la censura di guerra non permise di diffondere la notizia.
Il nome di “spagnola” non deve ingannare; la Spagna all’epoca non era direttamente coinvolta nel conflitto e la stampa non era vincolata dalla censura: furono quindi i giornali spagnoli a dare per primi l’allarme, mentre altrove la censura di guerra non permise di diffondere la notizia.
In Italia furono circa 400.000 i decessi, a fronte di oltre 4 milioni di contagiati. Fu particolarmente drammatica perché i più colpiti furono i giovani tra il diciotto e i trent’anni. Nel Friuli martoriato dalla guerra l’epidemia si diffuse tra 1918 e 1919, colpendo pesantemente soldati e civili e causando qui migliaia di morti, per poi cessare nel 1920.
Anche la memorialistica dell’epoca ricorda lo strazio e la terribile strage: famiglie decimate, cadaveri, fosse comuni...
Di spagnola morì anche l’unica donna tumulata nel Sacrario di Redipuglia, l’infermiera Margherita Kaiser Parodi, che contrasse la febbre prestando assistenza ai soldati feriti e malati a Trieste.Durante la guerra, le condizioni di scarsa igiene, di malnutrizione, di sanità precaria favorivano la diffusione di malattie mortali (tifo, colera, vaiolo...).
Se la febbre spagnola fu un tragico episodio, vi erano altre malattie che flagellavano queste terre.
La malaria era ben nota da tempo alle nostre genti. La presenza di terreni paludosi lungo tutta la fascia della Bassa pianura friulana, dal Tagliamento all’Isonzo, favoriva la diffusione di questa terribile malattia: in queste zone era facile contrarla e morirne.
Territori paludosi, su quali nel dopoguerra si avviò un importante opera di bonifica che permise di rendere coltivabili aree vaste, che venivano così anche rese salubri.
Nel Monfalconese si realizzarono opere di bonifica, tra la foce dell’Isonzo e Panzano; oltre l’Isonzo ecco la vasta bonifica di Fossalon.
Durante la guerra la malaria fu particolarmente diffusa nella Bassa Friulana, divenendo una delle principali cause di morte tra la popolazione civile. Mancanza di chinino, scarse condizioni igieniche, terre non coltivate...
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Immagini dal passato: la vita quotidiana durante la "Spagnola"
