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HOME > Articoli e notizie:Davanti al Dio della vita

Davanti al Dio della vita

La testimonianza del Papa in preghiera per il mondo

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Il mondo intero non potrà dimenticare l’immagine del Papa che prega per tutti – dalla piazza S. Pietro, divenuta luogo di speranza e cattedra solenne. Nel silenzio della sera una preghiera singolare per i gesti simbolici e le parole profetiche, ricordando l’episodio evangelico della barca sul lago in tempesta. La preghiera per tutti scelta come un abbraccio al mondo – ad ognuno ed a tutti- in una invocazione che intende prendere sulle proprie spalle davanti al Mistero il dolore e la sofferenza dell’umanità. Come per dire che siamo tutti sulla stessa barca e sottolineare che sulle paure vince la fede nel Risorto Signore, venuto a condividere le ansie e le paure e anche le  gioie e le speranze. La parola di Papa Francesco – che è stata anche una profezia là dove invita “a svegliarsi”, non diventa un giudizio ma una benedizione che ha la forma del perdono gratuito senza nessun obbligo, senza restituzione. Pubblichiamo il testo di una riflessione teologica del prof. Pier Angelo Sequeri che ha commentato l’avvenimento singolare.
 
“Il Capo se ne sta, dritto e umile, tra Dio e il suo popolo. Non fronteggia l’assemblea degli anziani e la folla dei fedeli, per questa volta. Fronteggia il Signore suo e nostro, il Padre di tutti, il Dio della vita che mille volte già ci ha fatto uscire dalle prigioni della storia, rimettendoci in cammino, perché potessimo celebrare le sue benedizioni e testimoniare la sua misericordia. Il Capo supplica Dio, per la nostra vita e per le sue promesse, di non abbandonarci. Non siamo stinchi di santi, ma siamo uomini e donne che portano – spesso loro malgrado – i segni della presenza dell’amore di Dio nella storia. Non ne siamo affatto all’altezza: non siamo i migliori che Dio avrebbe potuto trovare, portiamo il tesoro della sua benedizione in vasi di creta, raggiustati più volte, che stanno insieme per miracolo. Però, siamo quelli che Lui si è preso. E abbiamo arrancato per generazioni dietro a Lui: molti hanno perso il passo, molti sono rimasti indietro, molti hanno perso le forze e persino la fiducia. Siamo quello che siamo. Eppure, siamo uomini e donne che tutto vorrebbero, eccetto che essere separati da Lui.
 
Il Capo, da solo davanti a Dio, rappresenta solennemente tutti noi. Un vero capo è così. La sua preghiera, in più, ha in serbo una mossa che lo espone direttamente: irresistibile anche per Dio. ‘Se tu pensassi di abbandonarli, Signore, con tutto il rispetto, abbandona anche me, perché neppure io potrei seguirti’.

E non abbiamo mai pensato veramente che una creatura umana – chiunque – possa essere abbandonata da Lui. Il Capo, da solo davanti a Dio, rappresenta solennemente tutti noi. E non si sottrae a questo legame profondissimo e struggente. Un vero capo è così. La sua preghiera, in più, ha in serbo una mossa che lo espone direttamente: irresistibile anche per Dio. ‘Se tu pensassi di abbandonarli, Signore, con tutto il rispetto, abbandona anche me, perché neppure io potrei seguirti’. Un vero capo arriva a questo. Guardo il papa Francesco nel mezzo di piazza san Pietro, vuota del consueto assembramento, che sta in mezzo fra Dio e il popolo per caricare su di sé il simbolo stesso dell’intercessione, in nome di tutti i credenti e in favore di tutti i viventi. Non posso fare a meno di pensare a quel commovente passaggio della preghiera di Mosè per il popolo, quando osa dire a Dio che non sarebbe un buon segno – per Lui – se abbandonasse il popolo ora, dopo averlo salvato da mali ben peggiori.
 
Dopo l’episodio del vitello d’oro, infatti, Dio offre a Mosè un nuovo inizio, più o meno in questi termini: ‘Facciamola finita con questi, farà di te l’inizio di un nuovo popolo e di una nuova storia’ Mosè, però, respinge l’offerta, supplicando per il popolo: ‘Sono quelli ai cui padri e madri hai fatto promesse irrevocabili’ (cfr. Esodo, 32, 10). Il senso profondo della preghiera e dell’atteggiamento dell’intercessione si illumina, qui, di uno splendore emozionante. Così è un vero capo. Nello stesso modo si comporta un vero sacerdote, un vero testimone, un vero credente: ‘si mette in mezzo’, esponendosi in prima persona di fronte a Dio stesso, per la vita di ognuno: ‘Se li abbandoni, non contare su di me’. Gesù – il Capo reale della Chiesa – ha sigillato l’atto tenero e potente di questa intercessione dalla parte stessa di Dio, iscrivendolo nell’intimità profonda e insondabile del Padre. È il nostro dogma questo, il dogma di tutti i dogmi, capisci? Il Figlio si mette in mezzo, il Figlio intercede, il Figlio non ha nessuna intenzione di abbandonarci, anche quando siamo insopportabilmente inaffidabili.
 
Nell’orto degli Ulivi, Gesù chiese di essere preso lui soltanto, lasciando i discepoli (Giovanni 18, 7-9). In croce, inchiodato davanti al Padre, chiese di risparmiare i suoi stessi persecutori (Luca 23, 34). Riscoprire il gesto dell’intercessione fino a questa profondità è un miracolo. E nei tempi difficili per il popolo, una grazia insostituibile. Ciascuno di noi è chiamato a riscoprire, anche nel suo forzato isolamento, la benedizione del gesto di intercessione. Ognuno, per gli altri. L’essenza del cristianesimo sta qui, la certezza della redenzione sta qui. L’intercessione comunica un messaggio potente. Non pensate neppure per un istante che i nostri peccati possano indurre Dio ad abbandonarci nella prova. E non scaricate sul vostro prossimo i mali che ci affliggono, sostituendo l’intercessione con l’intimidazione. In momenti di straordinaria angoscia, il semplice e coraggioso gesto dell’intercessione, che supplica di Dio di non abbandonare nessuno, testimoniando che noi stessi non lo faremo, non ha prezzo. È un giuramento di fedeltà che ricompone la comunità: per ciascuno e per tutti. Non ci muoveremo da qui”.■
data di pubblicazione: 30-04-2020
autore: Pierangelo Sequeri | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.82 | tema: ATTUALITÀ
tag redazionali
fede giuramento intercessione papa Francesco Pier Angelo Sequeri preghiera supplica territorio
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