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Seicento goriziano

Le Orsoline e Giovanni Maria Marusig negli anni della peste

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Pagina dei manoscritti di Marusig (Biblioteca Statale Isontina)
Pagina dei manoscritti di Marusig (Biblioteca Statale Isontina)
Le numerose comunità religiose giunte a Gorizia nei decenni successivi alla Controriforma e in particolare nel XVII secolo ebbero senza dubbio un ruolo notevole nella crescita culturale e politica della città. La concentrazione di nuovi monasteri o costruzioni ecclesiastiche, legate alla presenza dei religiosi nelle aree interessate dall’espansione cittadina, era altissima.
 
Dall’attuale Piazza Vittoria (già Travnik, già Piazza Grande) fino alle rive del torrente Corno, nel periodo compreso tra il primo Seicento e la metà del Settecento, furono edificati cinque monasteri: il convento dei Gesuiti (giunti a Gorizia nel 1615) e la collegata chiesa di Sant’Ignazio, il monastero delle clarisse di Santa Chiara, il convento delle Orsoline, il primo ospedale cittadino fondato dai Fatebenefratelli di San Giovanni di Dio con annesso convento dei Padri Misericorditi, sorto originariamente nel borgo di Piazzutta con i beni elargiti da Giovanni Vito del Mestri, e il seminario minore completato tra il 1752 e il 1757 per volere del primo arcivescovo Carlo Michele d’Attems.
 
Per le vicende storiche più svariate, per decisioni politiche e concezioni urbanistiche di epoche anche molto vicine alla nostra, la quasi totalità di questi conventi è scomparsa, o quantomeno se ne è perduta la fisionomia originaria: le Orsoline trasferirono nel 1922 dal centro cittadino nel rinnovato palazzo Ceconi, ciò a causa delle devastazioni della prima guerra mondiale che provocarono danni considerevoli alla plurisecolare struttura; i Gesuiti, che furono sciolti nel 1773 e ricostituiti nel 1866, dovettero rinunciare al convento che venne trasformato in «Caserma Grande» e poi demolito nel 1937, il convento delle clarisse venne chiuso nell’epoca giuseppina (1785-1786) e riaperto in luogo totalmente diverso alla fine del XX secolo.
 
Il Seicento fu il secolo degli ordini religiosi e nell’ambito della cultura goriziana fu rilevante l’apporto educativo delle Madri Orsoline. Come sottolinea lo storico goriziano Camillo Medeot nella sua opera monografica, Le Orsoline a Gorizia 1672 – 1972, a pag. 35:
Strumenti della Provvidenza nella fondazione dell’Istituto delle Orsoline di Gorizia furono due sorelle, Maria ed Anna Bonsi, e il padre gesuita Francesco Rullini, loro direttore spirituale. Le sorelle Bonsi raccoglievano ogni giorno nella loro casa un certo numero di ragazze per istruirle specialmente nella dottrina cristiana la loro opera era molto apprezzata perché in città non v’erano maestre.
 
L’opera e la disponibilità delle sorelle Bonsi e il prestigio di padre Gullini, presso il nunzio di Vienna, la corte imperiale e gli Stati Provinciali, misero le condizioni affinché la tarda sera dell’8 aprile 1672 iniziasse la storia del Convento di Sant’Orsola a Gorizia. Dal primo libro delle cronache, conservato presso il Convento, dell’8 aprile 1672:
 Una volta giunte al nuovo monastero furono accolte dalle due sorelle Bonse con somma allegrezza […] la superiora domandò di vedere il monastero […] fu menata nell’altre due camere, cucina, sottoportico, e finalmente sul granaio, essa attendeva a dimandare dove fosse il monastero; li fu finalmente detto, non esser altra fabbrica, che un pezzetto dove erano le Celle fatte fabbricare dal padre Rullini, le quali non erano ancora coperte; ma che si fabbricherebbe. Restò la superiora, e le Religiose stupite, ed affannate a questo incontro, massime a vedersi anche costrette d’andar a dormire sul granaio, non essendovi altro comodo di stanze; così dunque portarono i loro letti condotti da Vienna sul detto granaro,e passarono quella notte con riposo molto affannato. La sor Marta Conversa che aveva inteso sino a Vienna esservi una fontana nel cortile del Monastero, cosa che essa pregiava sopramodo, e cercava la fontana; non avendola veduta la sera, pensò trovarla la mattina, onde venuto il giorno s’alzo della medesima, ma no vide altra acqua che quella fangosa d’una fossa, che per non aver piovuto in quei giorni, era quasi asciutta.
 
Se da una parte l’archivio del monastero è un gioiello prezioso per la storia locale, oggi conservato presso l’Archivio della Curia Vescovile di Gorizia, non da meno lo è la biblioteca antica che raccoglie una serie notevole di cinquecentine e seicentine, oggi conservata in parte nella Biblioteca del Seminario Teologico Centrale di Gorizia, in parte nella Biblioteca Statale Isontina.
 
Uno dei tesori riscontrabili tra i manoscritti è l’opera del sacerdote goriziano Giovanni Maria Marusig, al centro di un progetto didattico dell’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei il cui convegno conclusivo ha avuto luogo a Gorizia lo scorso 10 marzo. Egli rappresenta un autentico caso nella storia della cultura goriziana e friulana, perché ha lasciato una serie di scritti straordinari e singolari che sono a tutti gli effetti una memoria storica e uno strumento archivistico, d’ausilio agli studiosi, per lo studio della lingua, della cultura e della vita nella Gorizia del XVII secolo. Nacque a Gorizia nel 1641, da famiglia goriziana, e qui morì nel 1712. Frequentò le scuole dai Gesuiti nella sua città, quindi il seminario di Klagenfurt. A 28 anni fu nominato cappellano del Convento di Santa Chiara in Gorizia e alcuni anni più tardi divenne anche confessore delle monache.
 
Marusig disegna i lazzaretti, racconta come il contagio si diffuse in tutto il Goriziano e fa una vera e propria statistica dei malati, morti e delle guarigioni

Nella sua vita non si segnalano grandi o gravi avvenimenti, certamente la terribile peste del 1682-1683 che si diffuse in Europa, lo segnerà per tutta l’esistenza tanto da fargli produrre un saggio specifico, molto conosciuto e studiato, che resterà un caposaldo della letteratura goriziana della fine del XVII secolo. In quest’opera importantissima e unica nel suo genere Marusig disegna i lazzaretti, racconta come il contagio si diffuse in tutto il Goriziano e fa una vera e propria statistica dei malati, morti e delle guarigioni.
 
Il primo caso di peste nella Contea di Gorizia, come raccontato da Marusig, si verificò a Sambasso e ne rimase vittima un commerciante di cavalli reduce dalla Croazia. Ciò venne confermato il 24 giugno del 1682 dopo parecchi giorni di incredulità, tanto è vero che le Orsoline nei loro racconti quotidiani ridevano di questa storia che pareva assurda.
 
Ma tutto cambiò il 25 giugno, dalle cronache del Convento si evince che la scuola fu chiusa e le fanciulle furono riconsegnate ai loro genitori, soltanto sedici convittrici rimasero all’interno del convento. L'abbadessa madre Lambertina Caterina trattenne inoltre alcuni muratori che stavano lavorando al convento e alla chiesa con l’obbligo però di non uscire in città; infatti, aveva compreso che il contagio avveniva in qualche modo per contatto personale. Scrive la cronista che in quei lunghi giorni di silenzio, senza che nessuno si avvicinasse al convento, senza che nessuno chiedesse udienza in parlatorio e la città pareva quasi muta, le consorelle sembravano in un «angolo di terrestre Paradiso» e «avevamo fato gran provision di gran quantità di bestiame, onde il cortile sembrava l’Arca di Noè per la diversità del pollame che avevamo».
 
Marusig si occupò di molti altri argomenti che riguardavano la storia della sua città e del suo territorio: descrisse con attenzione tutti gli avvenimenti significativi del suo tempo, anche quelli più violenti

Giovanni Maria Marusig si occupò di molti altri argomenti che riguardavano la storia della sua città e del suo territorio: descrisse con attenzione gli avvenimenti significativi del suo tempo anche quelli più violenti. Da sottolineare il libro sulle morti violente a Gorizia e in Friuli in un periodo compreso tra il 1641 e il 1704, con i disegni e le descrizioni degli incidenti, degli assassini o delle esecuzioni in lingua friulana. Nel volume si contano oltre 220 morti violente di personaggi più o meno noti del goriziano, ma all’età di 63 anni lo stesso Marusig si dice convinto che non sia più il caso di tentare la sorte con il destino e pertanto decise di non continuare nella descrizione di queste vicende. In una trentina di anni produsse una notevole serie di monografie, una delle più importanti è quella intitolata Gorizia le Chiese, Collegij, Conventi, Cappelle, Oratorij, Beati, Colone, Stationi, Seminarij, Religiosi delineate e descritte da Don Gio. Maria Marussig l’anno 1706: un eccezionale documento nel quale vengono disegnati e descritti in modo dettagliato una serie di edifici sacri che, in gran parte, oggi non esistono più o sono stati sostanzialmente modificati. Le sue opere trattano anche argomenti di carattere poetico e fantastico come il libro intitolato Di Carlo Terzo in Spagna Libro Secondo con Sonetti interposti gl’inventori del Arti e Scienze l’anno 1706 nel quale Marusig disegna coloro i quali furono i primi ad aver provato o inventato un’arte, un mestiere o una scienza, per esempio, scrive:
Aristotele fù li primo che facesse libraria, Africano fù li primo che si facesse rader la barba, Aristeo Re trovò l’uso del Api e di fare li miele, Curialo fù li primo che facesse i mattoni, o Pilunio fù li primo che trovasse li modo di macinar li frumento.
 
Nei suoi libri manoscritti, custoditi Biblioteca Statale Isontina, egli descrive la grande storia del mondo con ingenuità e sproporzioni, incapacità di sintesi e con tutti i difetti della storiografia cinquecentesca e secentesca, ma quando si occupa della storia della sua città e della cronaca locale dimostra un’attenzione analitica, una precisione notevole e una curiosità veramente singolari, unite a un sarcasmo tagliente. Il suo linguaggio non è raffinato, ma è certamente diretto e con poche parole, spesso pungenti, descrive, ammonisce, racconta e dipinge una società multiforme e complessa. Giovanni Marusig seppe raccontare e descrivere il suo tempo con intelligenza, conoscenza e ironia.◼
 
Pagina dei manoscritti di Marusig (Biblioteca Statale Isontina)

 
data di pubblicazione: 30-04-2022
autore: Vanni Feresin | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.85 | tema: ARTE E CULTURA
tag redazionali
Camillo Medeot Contea di Gorizia Controriforma Convento di Santa Chiara Giovanni Maria Marusig Orsoline peste
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