Esaminando le vie cittadine possiamo renderci conto della storia e delle personalità che hanno segnato il territorio, ma ci accorgiamo nitidamente anche di ideologie o mentalità antistoriche che ancora oggi soggiacciono in certe periferie della peggior politica.
Scorrendo le oltre trecento vie cittadine potremmo stilare una specie di parziale elenco in ordine alfabetico partendo da Antonio Abetti, astronomo di fama internazionale, per giungere al geografo e cartografo Luigi Visintin. Così scopriamo che via Angiolina è dedicata alla baronessa Angiola Sartorio, sposata Ritter de Zàhony, che fu grande benefattrice cittadina e a lei si deve l’edificazione dell’asilo San Giuseppe, per orfanelle e povere, nel borgo di San Rocco; via degli Arcadi fa riferimento all’Arcadia romano-sonziaca, accademia settecentesca di studi letterari, storici e filosofici. Passando in rassegna i nomi ci si imbatte nel grande glottologo Graziadio Isaia Ascoli, nel nobile e studioso Sigismondo d’Attems, grande uomo di cultura e mecenate.
Ci sono decine di personalità, anche dal respiro internazionale, come il neurologo Franco Basaglia, padre della rivoluzione psichiatrica, Cesare Battisti, irredentista che poco ebbe a che fare con Gorizia ma che fu di ispirazione per molti giovani dell’epoca, Giulio Boemo, maestro e tenente di fanteria dell’esercito italiano, medaglia d’argento al valor militare alla memoria, lo storico Carlo Luigi Bozzi, giornalista e assessore comunale, il maestro Lojže Bratuž, musicista e martire del fascismo, Antonio Cappellaris, uomo del XVIII secolo, scalò tutti i gradi tecnici dell’amministrazione asburgica divenendo Speditore e Tassatore del Consiglio Capitanale; Dolfo Carrara, detto “Marmul”, fu letterato e poeta autodidatta, l’avvocato Lorenzo Giuseppe de Cipriani, discendente della nobile famiglia di origine fiorentina, fu membro autorevole della Cesarea Regia Società Agraria, Giovanni Contavalle ecclesiastico e benefattore, visse gli ultimi trent’anni della sua vita a Gorizia dove si prodigò per l’educazione della gioventù.
Scorrendo le oltre trecento vie cittadine potremmo stilare una specie di parziale elenco in ordine alfabetico
Tra i cittadini di rilievo si trovano i fratelli goriziani Giovanni e Ranieri Mario Cossàr, grazie a loro si ebbe la ricostruzione del castello e l’apertura dei musei cittadini, il goriziano Giuseppe Domenico della Bona, segretario generale e direttore del Monte di Pietà, l’ecclesiastico e storico Giangiacomo D’Ischia, a lui si deve nel 1660 la famosa Istoria della Principale Contea di Goritia nella Provincia Foro-Juliense, l’irredentista Carlo Favetti, amministratore, giornalista e scrittore, la benefattrice Giuseppina Furlani, fondatrice nel 1920 del Convitto per fanciulle “Santa Gorizia”, o ancora l’insigne medico Stefano Gibelli che si laureò a Padova in medicina e filosofia nel 1636, il poliglotta e studioso Stefano Kociančič che conosceva una trentina di lingue (vive e morte), lo storico sloveno Simon Rutar, il giornalista e scrittore Enrico Rocca, i piloti Giuseppe ed Edoardo Rusjan, nonché il noto architetto Antonio Lasciac, nativo del borgo di San Rocco, che studiò brillantemente a Vienna e operò con successo in Egitto, dove è tutt’ora sepolto.
Non mancano letterati, musicisti, scrittori e artisti come Nicolò Pacassi, il più grande architetto imperiale del suo tempo, Giovanni Lorenzoni, docente universitario e filologo, la giornalista nazionalista Carolina Sabbadini Luzzatto, l’immenso e geniale architetto e ingegnere Max Fabiani, che conta centinaia di opere dal respiro monumentale, il giovane filosofo Carlo Michelstaedter, la grande ritrattista Emma Gallovich-Galli (triestina di nascita ma goriziana d’adozione) artista del sacro e ritrattista di fama internazionale, il poeta scrittore e saggista Celso Macor, il pittore Antonio Rotta, il ritrattista Giuseppe Tominz, del compositore e direttore d’orchestra Rodolfo Lipizer e del critico d’arte Antonio Morassi.
Vi sono anche diversi prelati e vescovi che hanno segnato la vita della città e del territorio come Rodolfo Giuseppe dei conti d’Edling, secondo arcivescovo di Gorizia, che si dovette scontrare con le riforme giuseppine, don Luciano Manzin, esule istriano e fondatore della chiesa della Campagnuzza, l’arcivescovo Carlo Margotti, originario di Alfonsine di Romagna, fu nunzio apostolico, uomo di cultura e di fede, amatissimo dalla popolazione locale, monsignor Luigi Faidutti, grande intellettuale e politico, ebbe un seggio nel parlamento di Vienna, don Giovanni Maria Marusig, confessore delle Clarisse e studioso di storia locale, di lui si contano almeno una decina di manoscritti sulla storia di Gorizia e dei grandi avvenimenti che la hanno vista protagonista nel XVII secolo, o ancora monsignor Giovanni Ottaviano Parcar che fu canonico e vicario generale dell’Arcidiocesi di Gorizia, si occupò tra l’altro della traslazione delle Sante Reliquie da Aquileia a Gorizia, dopo lo scioglimento del millenario patriarcato, Francesco Massimiliano Vaccano, vescovo di Pedena nella metà del Seicento, Francesco Borgia Sedej, arcivescovo metropolita di Gorizia e Gradisca negli anni più difficili della storia locale tra la fine dell’Impero, il primo conflitto mondiale e il fascismo, nonché i sacerdoti sloveni Anton Gregorčič, intellettuale, politico e poeta, e don Valentin Stanič nato a Canale dell’Isonzo nel 1774 che si distinguerà come educatore, studioso, direttore di coro e fine musicista, canonico della Cattedrale di Gorizia e fondatore dello “Stabilimento dei Sordomuti” di Gorizia.
Leggendo i cartelli con le intitolazioni delle vie si notano le storie delle famiglie goriziane più illustri: iniziando con gli Attems, che diedero illustri personalità a Gorizia come Carlo Michele primo arcivescovo metropolita, gli Edling, i Catterini nelle figure dei fratelli Giuseppe e Giovanni Battista, i Cossàr, i Codelli, nelle persone di Agostino e Pietro Antonio, i Coronini che ebbero nella storia uomini e donne di altissimo rilievo da Pompeo vescovo di Trieste, a Rodolfo, Caterina (fondatrice col marito Giovanni Battista Werdenberg del primo seminario goriziano) fino a Guglielmo ultimo discendente e grande filantropo, storico e grande studioso della storia goriziana, i Grabizio nella persona di Virgilio che fu capitano del castello di Gorizia e sostenitori degli Asburgo, i Lantieri, antichissima famiglia comitale proveniente da Brescia, coprirono tutte le cariche cittadine e furono centro propulsore della cultura goriziana, i Paternolli, nella personalità del grande intellettuale Giovanni “Nino”, che fu ispiratore di un vero e proprio gabinetto di menti elette con sede all’interno della tipografia di piazza Grande, morì a 35 anni durante una gioiosa escursione in montagna, davanti agli occhi dell’amico fraterno Ervino Pocar, sull’altura del Poldanovez, i Rabatta, di origini fiorentine, che segnarono la storia di Gorizia fin dalla fine del Trecento, e i Ritter, nelle persone di Giovanni Cristoforo, Enrico e Giulio Ettore che furono grandi industriali e si stabilirono a Gorizia subito dopo la fine delle dominazioni napoleoniche.
Ma ci sono anche una serie di note dolenti che devono essere riviste e corrette: la mancanza di personalità femminili, parzialmente colmata anche grazie l’intitolazione di una salita alla giovane istriana Norma Cossetto, martire delle foibe, e l’esagerata presenza di uomini e militari legati all’irredentismo e alla Prima guerra mondiale (circa un centinaio su un totale di trecento vie), con purtroppo anche la presenza di figure che dovrebbero essere cancellate dalla toponomastica locale.
Non ci sono intitolazioni dedicate alla famiglia imperiale d'Asburgo e nemmeno alla grande imperatrice Maria Teresa che si adoperò per la nascita dell’Arcidiocesi di Gorizia
Si notano anche altre tre grandi lacune che meriterebbero un sostanziale adeguamento: non sono presenti riferimento espliciti ai conti di Gorizia, con particolare riferimento al capostipite Mainardo/Meginardo o anche all’ultimo discendente della dinastia comitale il conte Leonardo e alla consorte Paola Gonzaga, non ci sono intitolazioni dedicate alla famiglia imperiale d'Asburgo e nemmeno alla grande imperatrice Maria Teresa che si adoperò per la nascita dell’Arcidiocesi di Gorizia, infine manca qualsiasi riferimento al patriarcato di Aquileia e alle origini della città.
Si potrebbe pensare a degli slarghi o a delle piazzette con le seguenti denominazioni “Largo Conti di Gorizia, avvocati della Chiesa di Aquileia”, “Salita conte Mainardo/Meginardo”, “Slargo conte Leonardo”, “scalinata Paola Gonzaga”, “Piazzetta imperatrice Maria Teresa” (la piazza antistante la Cattedrale di Gorizia, da poco conclusa, poteva contenere un cippo di marmo o di pietra con il nome di Maria Teresa a ricordo di quanto fatto dall’imperatrice per l’erezione dell’Arcidiocesi), “Piazza del Patriarcato” o un più semplice “Largo dei Patriarchi”. Sarebbero piccoli segni che andrebbero a sintetizzare oltre mille anni della storia cittadina e che potrebbero essere inseriti nella zona del Castello, o anche dinanzi alla Cattedrale, senza dover correggere vie o viali già esistenti o modificare numeri civici.
Auspici anche in vista di GO!2025...◼