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HOME > Articoli e notizie:40 lustri per il Duomo di Sant'Adalberto

40 lustri per il Duomo di Sant'Adalberto

La storia del Duomo di Cormons racconta quella del territorio

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Non ha una storia che risale alle radici del Cristianesimo come le basiliche patriarcali di Grado e di Aquileia, ma il Duomo di Sant’Adalberto si è ritagliato uno spazio importante nelle vicende della diocesi isontina, erede del Patriarcato di Aquileia. La parrocchiale di Cormons, posta su rialzo ai piedi del Quarin e difesa da una doppia centa, celebra quest’anno 200 anni dalla consacrazione avvenuta il 7 ottobre 1822 ad opera dell’arcivescovo di Gorizia, Giuseppe Walland. Era un venerdì e cadeva la ricorrenza della Madonna del Rosario quando all’interno del Duomo si svolse la solenne celebrazione alla presenza di numerosi sacerdoti giunti da tutta la diocesi. All’interno del tempio, comunque, si officiavano già da una quarantina d’anni le funzioni religiose sebbene fosse ancora incompleto e disadorno: non c’erano gli affreschi, mancavano alcuni altari laterali e quello maggiore con i suoi marmi bianchi e l’alto ciborio fu inaugurato proprio nel giorno della consacrazione della chiesa.
 
Ci volle più di un secolo per vedere il Duomo come lo ammiriamo oggi: il completamento della facciata e la collocazione delle tre statue – la Madonna in trono con il Bambino al centro e ai lati i santi Adalberto e Filippo Neri – fu l’ultimo lavoro e avvenne nel 1896 nell’ambito delle manifestazioni per la ricorrenza dei 900 anni del martirio di Sant’Adalberto.
 
Se il Duomo di Cormons ha due secoli di vita, ben più antica è la storia della Chiesa cormonese, che gli annali della diocesi indicano che già intorno al 450 c’era una stazione curata; né si può dimenticare che per oltre un secolo, dal 628 al 737, Cormons, dopo lo scisma dei Tre capitoli, fu sede dei patriarchi di Aquileia legandosi così storicamente ad Aquileia e Grado. Non si sa con precisione dove i patriarchi risiedessero a Cormons, molto probabilmente nel rione di San Giovanni, che era il primo nucleo abitativo di Cormons e dove c’era, ed esiste ancora, la chiesa di San Giovanni Battista che la tradizione popolare la chiama anche basilica. A quei tempi sul luogo dove oggi sorge il Duomo c’era probabilmente un’edicola dedicata alla Vergine Maria e dove presumibilmente agli inizi del XIV sec. venne costruita la prima chiesa intitolata a Sant’Adalberto. Il culto del vescovo di Praga, martirizzato in Prussia allora terra pagana, fu introdotto a Cormons o dai patriarchi di Aquileia che per due secoli furono di nazionalità germanica o dai Conti di Gorizia, che si insediarono sul territorio nel 1200. Quello che è certo che il primo documento in cui viene citato Sant’Adalberto risale al 1289 e riguarda un atto siglato «nella villa di Cormons davanti alla chiesa di Sant’Adalberto» come riportato in Cormons-Quaderni del Centro regionale di catalogazione dei beni regionali. Diversi sono in quel periodo i rogiti notarili come quello del 1326 in cui, alla presenza del vicario di Cormons, «Domenica, figlia di Giovanni Titulina, dona una vigna alla chiesa di Sant’Adalberto».
 
La costruzione dell’attuale Duomo fu voluta tenacemente dalla comunità cormonese, forse un po’ invidiosa che i Padri Domenicani, da poco insediatisi a Cormons, stessero costruendo una chiesa più grande della pieve. Nel 1728 veniva avanzata la richiesta di erigere una parrocchiale più grande all’arcidiacono di Gorizia Sertorio Del Mestri, che girava l’istanza al parroco don Rodolfo Antonio Coronini. A quei tempi i parroci erano di nomina imperiale, poi confermati dal patriarca, e non risiedevano a Cormons, dove si facevano vedere raramente, alcuni solamente per prendere possesso, altri neppure per quello. La cura d’anime era affidata al vicario, che veniva invece nominato dal popolo e il suo incarico era a vita.
 
Il parroco Coronini all’inizio negò il suo assenso sostenendo che, anche se la vecchia pieve dovesse essere angusta, a Cormons ce ne sono tante altre che potevano soddisfare le esigenze dei fedeli. Ciò che angustiava il parroco era che la costruzione della nuova chiesa costringeva la demolizione di due case della centa e di una terza da acquistare in permuta con grande perdita economica per le casse della chiesa. Don Coronini scrive che potrebbe dare il suo assenso solo nel caso che «li vicini e coabitanti» contribuiscano col proprio capitale a indennizzare la chiesa del denaro perduto.
 
La Comunità e i camerari, che amministravano i beni della parrocchia, conoscendo le contrarietà del parroco e le sue motivazioni, avevano già messo da parte il denaro necessario per adempiere le richieste di don Coronini. Così il 10 giugno 1730 l’arcidiacono, visti i documenti presentati, concesse la licenza per l’allargamento della chiesa, sicuro che «verrà adoperata tutta la vigilanza per minorare li dispendii della veneranda chiesa». Ci vollero, però, 26 anni, tra lungaggini burocratiche, progetti fatti e rifatti e liti con l’Arte privilegiata dei muratori di Gorizia, per veder avviati i lavori.
 
Impreziosito da un’ampia scalinata che rende ancor più imponente la facciata, che presenta un’architettura tardo barocca, il Duomo conserva al suo interno alcune pregevoli opere d’arte come l’Adorazione dei pastori di Pietro Bainville, pala che adorna l’altare di San Giuseppe; ci sono altre due pale, attribuite a Giuseppe Tominz, dell’altare della SS. Trinità e quello di San Filippo Neri, restaurate negli anni Novanta del secolo scorso. Il Duomo conserva anche alcuni reperti della vecchia pieve come il fonte battesimale e un’acquasantiera risalenti alla seconda metà del Cinquecento: C’è poi un altarolo, che si trova all’interno del presbiterio, che presenta una pregevole pietà realizzata da Carlo da Corona data tra il 1530 e il 1540.
 
Nei sotterranei del Duomo si trovano tre cripte. La prima, lunga quasi l’intera navata presenta 20 celle mortuarie, 10 per lato, appartenenti a famiglie nobili e agiate del paese e dove, fino al 1784, seppellivano i propri cari. Attualmente si trovano 33 salme, alcune delle quali mummificate grazie a un sistema di aerazione presente all’interno C’è poi la cripta con 24 loculi, 12 per parte, riservati agli appartenenti alla Confraternita del Santissimo Sacramento. Una terza cripta, all’altezza del presbiterio, era riservata ai sacerdoti.
 
Lo stato di conservazione di queste cripte è precario: le bare tutte scoperchiate come anche i loculi segno di un’azione vandalica: la responsabilità viene attribuita ai soldati francesi di Napoleone che durante la loro, breve, occupazione non disdegnarono di saccheggiare ori e quant’altro di valore presente nelle chiese. Oltre a sopprimere i conventi dei Domenicani e delle Consorelle della Dottrina e della Carità cristiana e di incamerarne i beni. Fin qui abbiamo parlato dei muri e delle bellezze artistiche, ma il Duomo in questi 200 anni è stato anche altro: è stata la chiesa del Popolo di Dio. Un popolo che è salito la scalinata, qualche volta a fatica per gli acciacchi dell’età, si è seduto a pregare inginocchiato nei banchi. O dinanzi all’altare della Madonna per raccontare alla Vergine le proprie sofferenze e cercarne conforto. Seguire le funzioni religiose, ma anche cercare riparo nella notte nei giorni tristi e pieni di paura della guerra.
 
Tanti nomi e tante famiglie, nobili e popolane, che nel Duomo hanno testimoniato la loro fede e vissuto la parabola della propria esistenza, l’Alfa e l’Omega: sono stati battezzati, hanno ricevuto la Prima Comunione e la Cresima, si sono giurati eterno amore dinanzi all’altare nel giorno del matrimonio. Poi, hanno ricevuto anche il saluto del commiato al termine della vita terrena.
 
Anche tutto questo bisognerà ricordare in questo importante anniversario, che sarà celebrato dalla comunità cormonese con una serie d’iniziative anche culturali – conferenze, concerti e mostre – che si prolungheranno fino alla festa patronale del prossimo 23 aprile. Il momento forte sarà domenica 9 ottobre con una solenne Messa che sarà celebrata nel pomeriggio e attorno all’altare si ritroveranno i sacerdoti che in questi ultimi anni hanno svolto il loro servizio ministeriale nella parrocchia cormonese.◼
 




A destra: Affresco del martirio di Sant'Adalberto



 
data di pubblicazione: 30-09-2022
autore: Franco Femia | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.86 | tema: TERRITORIO
tag redazionali
Aquileia Cormons cripte Duomo di Sant’Adalberto Grado Rodolfo Antonio Coronini territorio
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