Spesso si pensa al cambiamento climatico come una cosa lontana nel tempo e nello spazio, qualcosa che non ci toccherà a breve e che non avrà ripercussioni sulla nostra vita. Purtroppo, oltre ai dati ambientali (e in particolare alle rispettive serie temporali degli ultimi decenni) di temperatura e di precipitazioni, che dicono tutt’altro, ora possiamo dirlo anche per esperienza personale. Infatti, quella che abbiamo appena vissuto, in questa estate 2022, è stata una delle peggiori siccità che l’Italia abbia dovuto affrontare di recente. Secondo alcuni ricercatori è una crisi «con valori mai visti negli ultimi 70 anni».
Da anni si sa che le temperature medie stanno aumentando, che le precipitazioni stanno diminuendo e che i fenomeni climatici estremi in generale stanno aumentando di frequenza ed intensità, cioè avvengono sempre più di frequente e con una maggiore potenza.
Ciononostante forse solo in questo momento qualcuno si sta rendendo conto di quanto la crisi climatica sia attuale e che colpisce anche l’Italia. Il nostro Paese infatti, essendo in zona mediterranea, è uno di quelli che verrà – e lo stiamo già notando – maggiormente colpito da questi cambiamenti. L’intera regione mediterranea, a causa della sua posizione e conformazione, si scalda più rapidamente della media del resto del pianeta, con conseguenti problemi di aridità e di incremento dei fenomeni meteorologici estremi. Se il valore medio d’incremento della temperatura globale è di circa 1°C (0.98°C nel 2019 per esattezza, rispetto al periodo 1951-1980, secondo alcuni scienziati del Goddard Institute for Space Studies, NASA), qui le temperature medie annuali sono di circa 1.4° C superiori, in base a un articolo pubblicato su Nature Climate Change nel 2018.
Cosa potranno mai fare 1.4°C (medi annui) di differenza, potrebbe dire qualcuno. Eppure l’Italia è andata verso lo stato di emergenza nazionale a causa della siccità. Il capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, non aveva escluso neanche un «potenziale razionamento dell’acqua diurno». Sempre secondo Curcio, in Italia quest’anno è caduto il 40-50% di acqua in meno rispetto alle medie degli ultimi anni. I fiumi stanno toccano i minimi storici: il Po ha perso l'80% della sua portata e anche il Tevere è in sofferenza, in quella che è stata definita come una delle peggiori crisi idriche degli ultimi decenni. Secondo l’Ansa (l'Agenzia Nazionale Stampa Associata,), sei regioni italiane, tra cui la nostra, sono state particolarmente in crisi: sono Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte e Veneto. Draghi ha assicurato che «il governo è al lavoro per fronteggiare la siccità e per approvare i piani di emergenza».
Ma è proprio su quest’ultima parola che vorrei soffermarmi un secondo: "emergenza". Per definizione secondo l’enciclopedia Treccani è una «circostanza imprevista». Tuttavia, gli effetti del cambiamento climatico sono tutt’altro che “imprevisti”, ma ben conosciuti da decenni. Già alla fine dell'Ottocento lo svedese Svante Arrhenius fu il primo a sostenere che la combustione di combustibile fossile potrebbe provocare un aumento del riscaldamento globale. Tale teoria è stata poi confermata dalle prove scientifiche riscontrate negli anni Sessanta da David Keeling, uno scienziato statunitense. Proprio da qui deriva la famosa curva di Keeling, un grafico che mostra la concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell'atmosfera terrestre, sulla base di misurazioni continue effettuate presso l'Osservatorio di Mauna Loa, sull'isola delle Hawaii. Tali misurazioni sono tutt’ora in corso.
Per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, l’ultimo trentennio è stato decisamente più caldo rispetto alla media del secolo scorso, segno del cambiamento climatico in atto anche nella nostra regione, da quanto emerge dal report Riepilogo anno 2021 di ARPA FVG e OSMER (rispettivamente, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Friuli Venezia Giulia e Osservatorio
Meteorologico Regionale). Sempre sul report si legge che, in alcuni punti della regione, il dato del 2021 per le precipitazioni cumulate è stato più basso di circa il -20/-30%. Per lo stesso anno, il numero di giorni di pioggia è stato più basso della media lungo la costa e nel Tarvisiano. I valori medi sono invece in linea con il dato climatico del periodo 1991- 2020.
Il cambiamento climatico non sempre è visibile tutti i giorni, nella quotidianità, ma non per questo non vuol dire che non esista o che non debba essere una preoccupazione per tutti, a livello mondiale. E, soprattutto, non bisogna pensare al cambiamento climatico come una cosa repentina e immediata, bisogna osservare le variazioni nel tempo. Di questi giorni di calura e siccità estiva non dovremmo dimenticarcene in inverno quando vedremo la neve scendere sulle vette delle montagne, stretti nei nostri giubbotti tecnici di pile. Perché la realtà è un’altra, la realtà è che abbiamo avuto fino al 70% di neve in meno, secondo quanto ha raccontato Curcio.
La realtà è che tutti questi cambiamenti non possono essere gestiti come se fossero inattesi, ma servono dei piani di gestione a lungo termine. Perché l’estate 2022, considerata una delle più calde e siccitose degli ultimi tempi, potrebbe diventare solo una delle prime di una lunga serie.◼