Il
Cammino Celeste, altrimenti detto
Iter Aquileiense, è un itinerario da percorrere a piedi, con
tre possibili varianti. La prima, in territorio italiano, prevede di partire dalla Basilica Patriarcale di Aquileia per arrivare al Santuario del Monte Santo di Lussari. La seconda e la terza, prevalentemente l’una in Slovenia l’altra in Carinzia, prevedono rispettivamente il punto di partenza presso il santuario di Brezje, vicino a Kranj e presso quello di Maria Saal, a nord di Klagenfurt.
Il percorso in Friuli Venezia Giulia, al quale in questo contesto ci si riferisce, prevede la percorrenza di circa
duecento chilometri in una decina di giorni, rispettando
tappe progressive di circa 20 chilometri ciascuna. Dovendo raggiungere almeno due vette, nelle Prealpi e nelle Alpi Giulie, sono da mettere in conto
oltre 6 mila metri complessivi di dislivello. Oltre ad Aquileia, si possono visitare centri turistici e culturali di alto livello. L’itinerario “ufficiale” prevede il passaggio attraverso Aiello del Friuli, Cormons, Castelmonte, Cividale, le valli del Natisone, la val Resia, la Val Dogna, la Val Saisera, Valbruna e Camporosso. Ma c’è una variante possibile molto interessante che allunga di poco la via, ma la rende ancor più internazionale. Dirigendosi verso il centro archeologico di San Canzian d’Isonzo, si può proseguire costeggiando l’Isonzo e attraversando il Carso fino a “sconfinare” presso il santuario di Mirenski Grad. Si può poi raggiungere successivamente Gorizia e contestualmente Nova Gorica, la capitale europea della Cultura 2025, salire a Sveta Gora (Monte Santo) e ricongiungersi poi con l’itinerario “ufficiale” a Castelmonte, seguendo il già ben sperimentato e segnalato “Cammino dei tre santuari” che tocca anche quello di Marijino Celje presso Lig.
Il superamento del Gran Monte (1.636 metri) da Montemaggiore o Monteaperta e l’arrivo al Lussari (1.790 metri), pur non presentando alcuna difficoltà alpinistica, richiedono
un minimo di esperienza escursionistica in montagna e un certo allenamento. È inoltre fortemente sconsigliato affrontare tali salite nelle stagioni in cui i sentieri sono innevati o anche in caso di maltempo, in particolare con temporali o con nebbia.
Insieme all’interesse storico artistico, la caratteristica più evidente di questo cammino è la percezione delle diversità
Insieme all’interesse storico artistico riguardante i siti attraversati e alla straordinaria bellezza di paesaggi naturali incontaminati, la caratteristica più evidente di questo cammino è la percezione delle diversità.
Il nome deriva dal colore del mare della Laguna di Grado e del cielo sopra il Lussari, nonché dal manto di Maria che accoglie una fragile e dolente umanità in pellegrinaggio verso la “sua” casa, collocata su una vetta che richiama il confine plurale tra popoli latini, slavi, tedeschi e ladini. Chi percorre anche il Prologo, dal santuario di Barbana in barca a Grado e poi a piedi fino ad Aquileia, potrà ascoltare persone che parlano lingue molto diverse fra loro,
dal gradese al friulano, dallo sloveno al beneciano, dal resiano al tedesco e naturalmente all’italiano. Potrà vedere
i dolenti segni di tante guerre combattute in una terra di confine e i segnali di speranza derivati dall’abolizione delle frontiere e dalla lenta e progressiva costruzione di una pace permanente e duratura. Potrà scoprire la differenza tra le architetture di pianura e quelle di montagna, partecipare a straordinari eventi folkloristici, ammirare le culture musicali dei diversi popoli, con le loro tradizioni e le loro specificità. Potrà anche sollecitare il palato, approfittando delle
ricche potenzialità gastronomiche, dai piatti di pesce presso il mare alle minestre friulane o slovene, dai dolci delle valli all’aglio di Resia, alle verdure e ai formaggi delle alte malghe. E potrà anche scegliere gradevoli bevande, dai celebri vini del territorio aquileiese, dell’Isonzo e del Collio al sidro delle valli del Natisone e di Resia, fino alle birre artigianali prodotte da piccole aziende che si incontrano lungo il cammino.
Si tratta di un vero grande pellegrinaggio verso un luogo particolarmente importante per la devozione e la religiosità delle genti che vivono attorno alle linee confinarie
Ci sono
molti motivi per affrontare un simile sforzo. Se certamente il primo è quello spirituale, si tratta di un vero grande
pellegrinaggio verso un luogo particolarmente importante per la devozione e la religiosità delle genti che vivono attorno alle linee confinarie, molti altri sono gli obiettivi che coinvolgono il viandante.
C’è poi una
ricerca culturale, che consente di immergersi in alcuni dei luoghi più significativi della ricchissima storia del Friuli, ben più remota rispetto alla colonizzazione romana di Aquileia del 181 a.C.
C’è una
dinamica paesaggistica e sportiva, dovendosi cimentare con sentieri e itinerari prealpini e alpini e scoprire nel frattempo sorgenti di fiumi famosi e risorgive da svelare fra i campi coltivati della pianura.
E naturalmente,
come in ogni cammino che si rispetti, c’è la ricerca di se stessi. Marciando a 4 km/h si raggiungono pian piano mete lontane, ma guardandosi attorno ci si può lasciare compenetrare dal fascino della Natura, scambiare due parole con chi si incontra sulla via, soprattutto ritrovare il ritmo ordinario del nostro essere, raggiungendo così
la vera meta di ogni viandanza: la riscoperta della propria identità e la forza per affrontare con maggior coraggio, convinzione e serenità le sfide della vita.
Il Cammino Celeste nasce nei primi anni 2000, dalla condivisione delle emozioni e delle scoperte che alcuni amici avevano realizzato dopo aver percorso il “Camino” per eccellenza: quello verso Santiago de Compostela
Il Cammino Celeste nasce nei primi anni 2000, dalla condivisione delle emozioni e delle scoperte che alcuni amici avevano realizzato dopo aver percorso il “
Camino” per eccellenza: quello verso Santiago de Compostela. In una memorabile serata conclusa presso il
Gasthaus alpino di Aiello del Friuli, si decise di procedere e di individuare un percorso adatto. Ci si impegnò in vario modo. Ci fu chi aveva percorso in lungo e in largo il Friuli alla ricerca di vie, soprattutto sterrate, adatte ai piedi e alle necessità dei camminatori pellegrini e chi aveva ascoltato pazientemente i racconti degli anziani che descrivevano le strade percorse in giovane età per raggiungere Monte Santo, Castelmonte e il Lussari. Si riuscì così, in relativamente breve tempo, a ricostruire vie antiche e nuove, collegandole fra loro e lanciando l’idea di un’esperienza di gruppo collettiva, “sperimentale”. E così,
tra il 6 e il 15 agosto 2006, circa cinquanta persone, provenienti da tante regioni d’Italia e dalla vicina Slovenia, inaugurarono l’Iter.
Fu un momento indimenticabile, che aveva confermato la bontà della proposta e avviato un percorso anche istituzionale finalizzato a far conoscere e promuovere il nuovo cammino. Venne costituita un’associazione, denominata “Iter Aquileiense”, per custodire e sistemare i sentieri. Furono predisposte mappe e venne pubblicata – ora già più volte ristampata da Ediciclo in diverse edizioni – la
Guida al Cammino Celeste. 10 giorni a piedi da Aquileia al Monte Lussari. È stata realizzata e affissa ovunque un’
efficace segnaletica, con il pesce stilizzato ispirato ai mosaici della Basilica come freccia direzionale. È stato allestito anche un ottimo
sito internet, dove trovare tutti gli aggiornamenti e le informazioni utili per affrontare l’impresa:
www.camminoceleste.eu . L'iniziativa aveva anche trovato accoglienza sulle
principali testate radiotelevisive e giornalistiche. Il circolo culturale “Il Navarca” di Aiello del Friuli si è assunto l’onore e l’onere di mantenere le relazioni istituzionali con la Regione nonché di curare il costante aggiornamento della situazione di ogni tratto di percorso.
Dal manipolo iniziale di cinquanta primi esploratori del 2006, si è arrivati alla percorrenza effettuata da diverse decine di migliaia di persone
In questo modo, dal manipolo iniziale di cinque amici che avevano condiviso l’esperienza del Cammino di Santiago ai cinquanta primi esploratori del 2006, si è arrivati alla percorrenza – in questi 16 anni – effettuata da diverse decine di migliaia di persone, con un numero crescente – solo lo scorso anno intorno ai 2.500 – di percorritori, solitari o in gruppo, “certificati”. Sono questi ultimi coloro che hanno ricevuto, come in altri più celebri percorsi internazionali, la “credenziale”, una specie di passaporto del pellegrino che consente di accedere ai numerosi rifugi disseminati nelle tappe e di usufruire di agevolazioni nei diversi posti di ristoro convenzionati.
Ecco, questa a grandi linee è la storia del nostro “Iter Aquileiense”, nato ben prima del boom di questi nuovi itinerari e collocato ora – secondo le statistiche nazionali –
tra i primi dieci tra quasi cento cammini ormai censiti un po’ ovunque, preceduto soltanto da realtà storiche ben radicate e consolidate quali i percorsi in Italia verso Santiago, le Francigene verso Roma del Nord e del Sud nonché i cammini di San Francesco e San Benedetto nel Centro della Penisola.
Ma è tempo di smettere di leggere e di decidersi a partire, perché come in ogni via esistenziale, si può capire soltanto vivendo...
◼
Immagine scattata lungo il Cammino Celeste. Foto Aurelio Pantanali
I fondatori del Cammino Celeste. Foto Aurelio Pantanali
Il monumento al Cammino Celeste di Camporosso. Foto Aurelio Pantanali