Andare in vacanza e ritrovare se stessi dopo oltre due anni di Covid e una vita ripresa a ritmi quasi senza sosta, sembrava quasi un’idea impensabile. Lasciarsi alle spalle la
routine del vivere quotidiano per avventurarsi in orizzonti di vita nuovi e inediti, è stato finalmente di nuovo possibile.
Cerca così di ripartire anche il “turismo di casa nostra” che tenta di riprendersi le “libertà perdute” e di farsi strada nonostante l’incombente crisi economica e il grave scenario internazionale segnato dal conflitto armato tra Russia e Ucraina. Ci siamo perciò domandati
quali sono le reali possibilità e potenzialità del turismo nella nostra regione. Una realtà turistica, la nostra, composta da tante sfaccettature. In questo numero sono diversi gli aspetti toccati e approfonditi. Per questa pagina, il servizio è dedicato
alle potenzialità e al futuro del nostro aeroporto che, come unico scalo regionale, è il crocevia, il punto d’incontro centrale di tante offerte e modalità di trasporto che possono mettersi al servizio di quanti viaggiano e visitano il nostro territorio.
Abbiamo intervistato l’ingegner Marco Consalvo, amministratore delegato di Trieste Airport, per fare con lui il punto della situazione e discutere sul futuro del nostro aeroporto e del turismo regionale.
INTERVISTA A MARCO CONSALVO, AMMINISTRATORE DELEGATO DI TRIESTE AIRPORT SPA
Qual è stato il peso che la pandemia ha avuto sul nostro scalo regionale?
Il peso sostenuto è stato forte e pesante, praticamente a causa del divieto alla mobilità imposto per ragioni sanitarie, da febbraio a giugno 2020 e poi con le varie ondate autunnali e invernali del 2021 e 2022. Siamo comunque riusciti a restare nella media con il nostro traffico “domestico” e con i collegamenti europei.
Quali sono state le perdite che avete subito?
Con il primo anno di pandemia abbiamo avuto una perdita del traffico aereo del 73% che ci ha messo in grossa difficoltà a fronte di una media italiana del 75%. Il 2020 e il 2021 sono stati due anni complessi e lunghi. Anche la variante omicron del virus fino a Pasqua in aprile 2022 ha visto un traffico calato del 40%.
Cosa vi apprestate ad affrontare negli ultimi quattro mesi del 2022?
Il 2022, con la sua ultima parte, sarà rappresentato dalla ricostituzione del network cioè dall’innovazione e dall’incremento a favore della crescita. A luglio abbiamo raggiunto l’80% del traffico in linea con lo stesso periodo del 2019. Abbiamo assorbito il 40% disperso e possiamo dire che il traffico - in questa estate - è anche superiore a quello del periodo pre-pandemico. In Italia, grazie agli ammortizzatori sociali, durante le ondate pandemiche si è scelto di non licenziare mentre nel nord Europa sono stati tanti i licenziamenti.
L’inverno prossimo si prospetta comunque complicato tra crisi economica e gli alti costi del carburante che le compagnie aeree dovranno sostenere per non parlare delle perdite e delle chiusure che le hanno riguardate.
Può accennare ad alcune valutazioni per il prossimo futuro?
Con i voli invernali raggiungeremo circa l’85% di ricostruzione di quanto perso durante la pandemia. Puntiamo a riprendere tre voli: Francoforte da settembre 2022, Monaco per l’estate 2023 e il Milano Malpensa tracollato nel tempo perché costoso e mal gestito da Alitalia. Intendiamo reinserire nelle nostre rotte il volo diretto a Malpensa per garantire “la continuità territoriale” che tipicamente è riconosciuta alle isole, così da evitare lo spostamento dei passeggeri in Veneto.
Per lei, dunque, è necessario colmare il gap segnato dalla mancanza di infrastrut- ture adeguate e lineari corrispondenti a un esiguo bacino di utenza…
Stiamo lavorando con il Ministero dei Trasporti e con la Commissione Europea per
incrementare la connettività del Friuli Venezia Giulia con hub europei mancanti, come Parigi o Amsterdam, che di fatto permetterebbero di raggiungere il resto d’Europa e del mondo. Il nostro scalo può superare e raddoppiare il minimo dei passeggeri. Abbiamo ammortizzato le perdite accumulate fino al 2015 e siamo riusciti ad accedere al credito chiedendo
risorse per più di 10 milioni di euro. Ci siamo occupati della ristrutturazione aziendale organizzativa e dello sviluppo infrastrutturale con lavori sulla riorganizzazione interna del terminal e i restauri riguardanti la pista. Il tutto per
40 milioni di euro di opere investiti nei quattro anni prima della pandemia. Nel 2019 c’è stata la cessione delle quote di maggioranza del socio pubblico con 2i Aeroporti S.p.A. che ha acquisito il 55% del capitale sociale dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia S.p.A. che continua a detenere la quota del 45%.
Hub europei mancanti, come Parigi o Amsterdam, di fatto permetterebbero di raggiungere il resto d’Europa e del mondo
Il nostro air terminal resta quindi un aeroporto regionale che serve il territorio in sinergia con la Regione. Quanto conta allora il Trieste Airport dal punto di vista turistico e quali sono le previsioni future in vista di “Go! 2025 Nova Gorica e Gorizia Capitale europea della cultura 2025”?
Gli arrivi ci sono. Il nostro aeroporto pesa con il turismo
e non si limita solo ai tursiti di prossimità. Il nostro traffico è bilanciato. Per quanto riguarda gli arrivi siamo tra il 25 e il 30% di incoming turistico.
Go!2025 è una opportunità internazionale; vogliamo arrivarci con almeno altri sei collegamenti. Più c’è connessione, più c’è turismo. Stiamo lavorando in sinergia con l’
Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei con il quale intendiamo rafforzare progettualità culturali coinvolgendo istituti di formazione e musei con i quali costruire itinerari di turismo culturale e ampliare i collegamenti. Da una proposta di nicchia si potrebbe giungere ad un’offerta molto ampia per essere più attrattivi con pacchetti agevolati destinati soprattutto ai più giovani.
Stiamo lavorando in sinergia con l’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei con il quale intendiamo rafforzare progettualità
Quali sinergie ci sono o vanno rafforzate tra aeroporto e polo intermodale? L’intermodalità funziona abbastanza o va potenziata?
Siamo reduci da due anni di mobilità bloccata che ha reso difficili molte cose. C’è una crescita di utenti che usufruiscono del treno per raggiungere l’aeroporto o partire dallo scalo per altre mete. Si potrebbe definire la rete ferroviaria che giunge al Trieste Airport, una sorta di “metropolitana regionale” che collega Ronchi dei Legionari con Gorizia, Trieste e Udine. Contiamo che entro fine estate si potrà lasciare la macchina qui grazie a dei costi per il parcheggio quasi azzerati o quantomeno abbassati di molto e più convenienti. L’aeroporto potrà quindi essere concepito come il punto baricentrico per varie mobilità di trasporto possibili. Mettere a disposizione maggiori servizi connessi tra loro – aereo, bus, treno e taxi – permetterà di lavorare meglio sul servizio collettivo di trasporto attraverso delle politiche mirate – messe in campo con una programmazione regionale – che sappiano armonizzare domanda e offerta turistica.
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