Con il patrocinio del Centro Studi Antonio Rizzatti e dell’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei il 4 dicembre 2021 è stato presentato nell'Aula Magna dell'ex Convitto di Gorizia il libro di Giorgio Milocco e Carlo Enrico Tincani, Domenico Rizzatti: cronache di guerra e prigionia. La sua famiglia dagli Asburgo ai Savoia, edito da Gaspari Editore.
Dopo i saluti di rito da parte di alcuni rappresentanti degli enti patrocinatori ha preso la parola il professor Michele Bressan che ha spiegato le ragioni del lavoro portato avanti dai due autori e il significato di questa tappa a Gorizia, luogo di lavoro e residenza di alcuni membri della grande famiglia fiumicellese oggetto della ricerca di Milocco e Tincani.
Giorgio Milocco ha portato il suo contributo di esperto a riguardo dei tre diari (cronache di guerra ed altro) di Domenico (Meni) Rizzatti con alle spalle le prime esperienze nell’insegnamento nelle scuole Popolari dell’epoca. Seguano le annotazioni sul fronte galiziano, territorio che confinava con la Russia zarista. Era inquadrato nell’87° Rgt, ben diverso come composizione etnica dal più noto 97°. Fatto prigioniero, racconta come trascorre il tempo ed è attento osservatore di quello che gli capitava di osservare. Scrupoloso, pignolo, passa da un campo di concentramento all’altro e alla fine viene indirizzato a Kirsanov. Qui erano concentrati un numero consistente di prigionieri a.u. di lingua italiana che avevano espresso desiderio di optare per la cittadinanza italiana e poter rientrare in Italia anzitempo. Viene convinto dall’opportunità di farlo e segue i tempi tecnici dell’operazione “rientro”. Finalmente verso la fine del 1916 con la nave “Koerber” parte dal porto di Arcangelo e dopo un lungo viaggio attraverso oceani, mari, città (inglesi e francesi) con l’ausilio della nave ma per il tratto finale anche della ferrovia giunge a Torino. Un altro fiumicellese (Siro Pellis) sarà autore di un altro memoriale ma in questo caso con partenza da Vladivostok città che si affaccia sul mar Pacifico.
La famiglia di Giulio Rizzatti di Fiumicello (ma originaria di Villa), terminata la guerra, raccoglie e conserva tutto quanto che riguarda l’esperienze di vita della numerosa figliolanza. Si arricchisce quindi nel tempo l’archivio famigliare e si perpetua la memoria. I diari di Domenico erano stati scritti in una forma ineccepibile (ma la stesura si presentava troppo piccola). Stefano Rizzatti, nipote di Domenico, dopo tanti anni, trova lo slancio necessario per una pubblicazione degna del suo casato. Per assemblare il materiale raccolto e la memoria di famiglia si sono adoperati il Milocco e il Tincani. Alcuni anni ci sono voluti ma alla fine il risultato che ne è venuto è ottimo. Il libro si aggiunge quindi a tanti altri usciti in questi ultimi anni frutto però degli storici locali che più di altri sentono l’argomento. Hanno dato vita e la parola ai “vinti” lasciando in parte i “vincitori”.
Carlo Enrico Tincani ha delineato dapprima la cornice dei Rizzatti di Fiumicello, soffermandosi su alcuni significativi dati relativi al patriarca Giulio Rizzatti e al suo testamento, finalizzato ad assegnare ad ognuno dei suoi eredi un ruolo e alla moglie ed al figlio Francesco precisi compiti e doveri verso figli e fratelli.
Tincani ha poi tratteggiato le figure dei sette figli maschi di Giulio. Ha detto di Pietro, che è stato promotore di un’agricoltura d’avanguardia e uomo di mondo, fedele suddito prima degli Asburgo e poi dei Savoia, marito un po’ distratto e padre fortunato di un figlio e di una figlia fuori dal comune.
Ha parlato di Giuseppe, il più bizzarro e irrequieto dei fratelli, disertore dell’Imperial regio esercito, emigrato in Brasile per conoscere nuovi mondi e nel Sud America missionario sui generis e fondatore di un collegio. Ha ricordato che una volta ritornato in Friuli, Giuseppe divenne maestro per professione e “contrabbandiere di soldati per l’Italia” per vocazione (secondo la felice definizione di Scipio Slataper) finendo tristemente i suoi giorni in una tetra fortezza, prigioniero degli austriaci.
Di Domenico, oltre alle vicende di guerra e prigionia Tincani ha descritto quelle relative alla sua tormentata vita sentimentale, ai rapporti con la prima moglie e la figlia Jole, collegiale ribelle e bisognosa di affetto e comprensione.
Francesco, l’agricoltore di professione, è stato definito uomo concreto e affidabile, pilone portante della sua grande famiglia.
Il curatore ha ricordato poi Alessandro, il fratello dottore in medicina che esercitò a lungo la sua professione alla Casa Rossa di Gorizia. Una vita non priva di vicende interessanti, in parte indotte dalla collaborazione con il fratello Giuseppe e che si svolsero nel campo di Mittergrabern al tempo della Grande guerra. Da uomo e da medico Alessandro spese la sua lunga vita nel segno della deontologia professionale e della tenace rivendicazione dei propri diritti.
«Mario – ha sottolineato Tincani – della famiglia è il soldato per antonomasia, l’unico irredento a tutto tondo, eroico combattente nella prima e nella seconda guerra mondiale, capace amministratore del suo paese natio nel primo dopoguerra, insegnante elementare dotato di singolare capacità didattica, uomo e soldato scomodo, in grado di criticare Mussolini e il fascismo sia ai tempi del regime che della R.S.I., autore di straordinarie lettere al fratello Domenico e ai figli, capace di sacrificare la propria vita per salvare quella dei propri parà, condottiero oggetto di significativi giudizi da parte di Giorgio Bocca».
Infine, il relatore si è soffermato sull’ultimogenito Antonio, che dopo aver fatto l'insegnante elementare divenne direttore dell’azienda agricola dei Cantieri Cosulich di Monfalcone e poi imprenditore e poi Senatore a Gorizia, assessore e sindaco – amatissimo e rispettato anche dagli avversari – di Monfalcone.
Ha chiuso il pomeriggio un intervento dell’editore Gaspari sulla peculiarità del libro, che costituisce «un esempio da imitare nel senso della raccolta ed elaborazione degli epistolari familiari», soffermandosi infine sulla necessità di potenziare lo studio della storia nelle scuole. Queste ultime considerazioni hanno suscitato un breve e interessante dibattito sull’insegnamento della storia oggi tra l’editore, i due curatori e il professor Bressan.◼