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HOME > Articoli e notizie:Tragedie nel convento delle orsoline

Tragedie nel convento delle orsoline

Alcuni estratti dalle Cronache delle Madri Orsoline di Gorizia

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Nelle Cronache delle Madri Orsoline sono raccontati moltissimi eventi che legano il convento in modo indissolubile alla vita della città e del territorio. Alcune di queste storie narrano eventi tragici e luttuosi ma danno uno spaccato nitidissimo della vita e della società. In questo articolo si propongono alcuni fatti molto significativi e tragici che colpirono il monastero e Gorizia tra il Settecento e l’Ottocento. I racconti proposti provengono dalla ricopiatura di alcune pagine dei primi libri delle Cronache del-le Madri Orsoline. Questi documenti sono oggi custoditi presso l’Archivio della Curia Arcivescovile di Gorizia e sono parte fondamentale dell’Archivio Storico del Monastero della Madri Orsoline di Gorizia.
 
LA CADUTA NEL POZZO
21 maggio 1767
L’Anno 1767, li 21 maggio, dopo le 8 della sera, cadde nel pozzo una cameriera d’una Fraile ritirata che era andata a prender acqua, si procurò cavarla presto fuori con rampini ed altri mezzi ma era di già morta, onde il reverendo padre confessore ed il medico che a tal fine furono chiamati non poterono adempire le loro parti. Essa era una giovanetta d’anni 17 e di buoni costumi e desiderava finire i suoi giorni in monastero con che fù esaudita nella maniera che piacque a Dio.
 
DIVERSI INCENDI DIVAMPANO IN CITTÀ
26 marzo 1779
Li 26 marzo 1779 dopo le ore 10 la sera si scoprì l’incendio terribile seguito nel Teatro che affatto lo brucio, danegiando, e bruciando alcune case contigue, e tutto il giorno seguente molto ebbero à fare per estinguerlo tutto ciò recco sommo spavento, è confusione nella città Li 6 aprile seguente alle ore 5 e mezza la mattina fù un altro fuoco spaventoso sul traunik che brucio alcune case con spavento di tutti. Li 11 detto dopo mezza notte s’attaco un fuoco in tre luoghi cioè in Restello, in Cocevia e il terzo vicino alla Casa Rabatta, se non fussero stati pronti a riparare, erra da temere assai, ma grazie a Dio non fu gran cosa. Il timore d’incendi in ogni uno erra quasi continuo specialmente la notte.
 
UN “FURFANTE” IN CONVENTO
18 agosto 1795
Li 18 agosto 1795 si presentò al parlatorio un birbante vestito dell’abito de’ P. P. della Misericordia accompagnato da uno di questi di Gorizia che si lasciò gabbare e si spaziò per fratellastro del venerabile Giuseppe Labré, affettando certa aria di santità sicché da molte religiose riscosse venerazione e limosina poiché dava ad intendere aver licenza dal Sommo Pontefice di cercar limosine per la beatificazione del suo santo fratello, distribuendo pezzetti di abito e di disciplina come reliquie del medesimo santo. Che egli aveva i quattro minori ed aveva facoltà di celebrare e di dare la benedizione papale. Dopo ciò fu introdotto in Monastero ove nella camera comune tanto alle educande quanto alle religiose che intervennero diede da baciare un pezzo di scodella di legno ed un cucchiaio simile, come cose state adoprate dal medesimo venerabile Padre. Si lasciava volentieri bacciar la mano, dando a ciascuna la benedizione ed avvisi a modo di profeta. Benedì ancora alcuni pani che tagliati in pezzetti furono posti sul tondo in refettorio a ciascuna religiosa. Visitò anche le scuole esteriori, dando la sua benedizione alle scuolare colli convenienti avvertimenti, di più disse che andava a Vienna per fermarsi nel convento che li superiori li avrebbero assegnato, onde la superiora li diede die lettere di raccomandazione alle superiori di Lubiana e di Gratz acciò le dassero qualche limosina. Così partì da noi, lasciando di se opinione, a chi di Santo ed a chi di furfante.
 
LA SICCITÀ DEL 1834
L’estate del 1834 fu assai calda per l’universale siccità; il vino in quest’anno ebbe forza straordinaria. Per ottenere la pioggia si fecero molte esposizioni con Santissimo in molte parrocchie, molte processioni, tanto fuori che entro nel Monastero con altre divozioni introdotte dalla superiora unita alla comunità per placare l’ira di Dio, giustamente sdegnato per i nostri peccati, durò la siccità sino il novembre sicché nei pozzi non era acqua ma si dovette provvedersi dalla fontana giornalmente farla condurre, era un patimento universale, specialmente pel bestiame.
 
UN FULMINE COLPISCE IL CAMPANILE
7 ottobre 1845
Li 7 ottobre 1845 avvenne un funesto avvenimento le dieci e mezzo la mattina alle madri orsoline dopo la Messa, mentre le madri si trovavano in coro sopravvenne un fulmine alla nostra sacra torre investendola in diverse parti, rovesciandone un cantone d’essa torre sopra il tetto della chiesa, dissipandolo in diverse parti, ed anche altre pietre si scagliarono nelle case esteriori del convento e rupero molti vetri delle finestre, ed un’altra pietra della detta torre scagliò giù e colpi un tenente militare che passava al momento per la nostra piazetta, questo cadè esanime e presto finì di vivere, inoltre serpegiò tant’oltre la torre che fece in molte parti delle squarciature, poi squagliando giù, colpì il muro della chiesa, vicino una mezz’luna di finestra che ridusse i vetri in pezzi, ma non entrò perché trovò un duro macigno che impedì far strage in chiesa, venne poi giù per il tetto del granaretto del coro tirando dietro a se li coppi infuocati, slanziò verso il coro basso, li coppi diedero di colpo nelle finestre che ruppero i vetri, il fulmine andò nel piccolo cortivetto, ruppe li vetri della porteria, e poi andò sepelirsi in terra in camera della liscia vicino le pietre d’acqua sotto il coro entrando per una finestra, le religiose che videro ciò restarono spaventate a questo inaspettato accidente per grazie di Dio ed alla Beata Vergine, rimaste illese di minima offesa nelle loro persone. Il ristauro del danno che fece, e della calamità che in quest’occasione si mise per cautela, sommonta a fiorini 660, carantani 22.
 
UNA TRAGEDIA LUNGO L’ISONZO
18 ottobre 1846
Li 18 ottobre 1846 successe un funesto spettacolo in giorno di domenica a mezzodì, nel Isonzo si profondò una barca piena di gente, parte Jäger militari 31 di numero, venivano dalla manovra, e parti civilisti dei contorni villaggi, donne e fanciulli, tutti annegati 60 di numero alquanti poi che sepero nuotare si liberarono.
 
Li 20 ottobre 1846 dopo cavati i cadaveri dall’acqua furono condotti alla sepoltura, 6 per caretta con quattro cavalli per caretta, con gran pompa, con musica lugubre, monsignor Preposto, molti sacerdoti, capitano circolare, ed innumerevole popolo, le autorità civili e militari generali.
 
Questa grande disgrazia si sommersione nell’onde fù dopo udita la Santa Messa celebrata nella Campagnuzza a Gorizia per il militare concentrato per le solite manovre autunali, ritornando il battaglione dei cacciatori n. 9 nella sua stazione, la quinta compagnia d’imbarcò presso il passaggio del fiume Isonzo di Podgora, con altri abitanti, rimasero vittime in quel sciagurato tragitto, si dà per motivo l’imbarco di due inquietti cavalli, che i soldati per sottrarsi dei calzi di quelli, portarono la barca fuori dal dovuto equilibrio, ed in un batter d’occhio furono preda dell’acque.
 
LA VENDEMMIA DEL 1852
Le vendemmie dell’anno 1852 furono a noi tanto disgraziate ed infelici che si può dire fino alla perdita della rendita di 6000 fiorini. Le uve dei campi piani ebbero una malattia chiamata crittogramma parassita, tutti i grappoli furono coperti di muffa che dava un cattivo odore, quale non si poté adoprarla nemeno per far aceto, essa aveva perduto il colore suo naturale, non era ne bianca ne nera, il sapore acido, questo fù un vero castigo di Dio, ed i vecchi di 87 anni non si ricordavano che in queste nostre parti fosse stato simile malattia nelle viti, la vendita poi del vino vecchio del 1851 arrivò fino 40 fiorini il conzo, del nuovo niuno fidava beverlo, molti prendevano del vino bianco delle alpi, quale sembrava migliore e non era infestato da malattia universale dei campi di pianura, in fine quest’anno fù carestia in tutti i generi comestibili e vestibili, di più le prediali furono si accresciute che i possidenti dicevano che il sovrano si prenda anche le possessioni.
 
IL COLERA DEL 1855
In questo mese di luglio infierisce il colera fortemente in molte città che mujono una cinquantina ogni giorno, ed anche qui da noi in città benché non vogliono che sia quel male, ma pure la gente se ne và al campo santo ogni giorno più di uno, e per non impaurire la gente li portano a due per volta per seppellire senza suono di campane, così anche il Santissimo viatico, ma noi grazie a Dio ed a Maria Santissima siamo state preservate dal male colera.
 
IL GELO DEL 1864
3 gennaio 1864
Il 3 gennaio 1864 venne un vento tanto furioso con freddo impetuoso e si gagliardo, con neve, che durò 3 giorni, che li vecchi di 90 anni non si ricordavano che fosse stato così veemente facendo strage di gente aghiaziate per istrada che in mare, sprofondando bastimenti e gettando li tetti delle Chiese e case per terra, rompere li antivetri delle finestre, ed altrettante discrazie, non solo in questa città, ma anche in molte altre successero tante disgrazie, come di morti repentine ed altre malattie in quantità che non passava giorno che morivano al giorno fino 9 persone ed è stato un inverno in quest’epoca assai critico e gelato. Dio castiga il mondo affinché ci emendiamo e convertiamo; si Signore Onnipotente che lo vogliamo fare, fateci la grazia di amarvi fino alla morte, così sia.
 
 
LA SICCITÀ DEL 1865
Nell’estate abbiamo avuto un eccessivo caldo con grande mancanza d’acqua nei nostri pozzi che si dovete farla condure dai nostri coloni dall’Isonzo anche per le bere nelle botti tutti li giorni per fino 4 botti al giorno ed in quella siccità regnavano anche molte malatie di colpi improvisi, di scarlatine, che mandò molte creature al camposanto, di tifo ed altre, per il secco anche le piante si seccarono questo è stato un anno critico per li frutti di peri gran scarsezza, di susini molto pochi e così d’altra verdura per mancanza di acqua si seccarono ed ogni giorno 3,4 persone ne morivano chi di male e chi di altro. Durò la siccità senza pioggia quasi 6 mesi se non qualche goccia nell’anno 1865.◼
data di pubblicazione: 31-12-2022
autore: Vanni Feresin | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.87 | tema: ARTE E CULTURA
tag redazionali
cultura fulmine incendi Isonzo Madri Orsoline di Gorizia siccità vendemmia
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