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Aquileia pagana

Evidenze archeologiche del culto di Mitra

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Rilievo con tauroctonia proveniente dal fondo Ritter ad Aquileia, conservato presso il Kunsthistorische Museum di Vienna
Rilievo con tauroctonia proveniente dal fondo Ritter ad Aquileia, conservato presso il Kunsthistorische Museum di Vienna
Nei secoli a cavallo della nascita di Cristo si diffuse nell’Impero Romano un culto di natura esoterica per molti versi "gemello" del cristianesimo e allo stesso tempo suo grande rivale: si tratta dei misteri di Mitra, un dio solare il cui nome compare per la prima volta all’interno della religione induista e di quella zoroastriana. Come altri culti misterici, anche questo consisteva in un segreto, una verità nascosta che veniva rivelata solo ai fedeli una volta iniziati e di cui oggi non siamo a conoscenza.
 
Gli insegnamenti della dottrina mitraica non vennero mai messi per iscritto, ma è possibile dedurne qualcosa grazie alle testimonianze iconografiche ed epigrafiche, ed in minima parte anche alle opere di autori cristiani. Ad esempio, siamo a conoscenza del fatto che il culto era riservato solamente agli uomini, si praticava all’interno di grotte ipogee, naturali o artificiali, che oggi prendono il nome di mitrei (gli antichi utilizzavano invece il termine templum, speleum/ spelaeum o antrum), era organizzato in sette gradi o livelli di iniziazione ed, infine, abbiamo testimonianza del fatto che i rituali d’iniziazione prevedevano prove molto dure e dolorose, come ad esempio la privazione di cibo e bevande per diversi giorni o la camminata su carboni ardenti.
 
I misteri di Mitra erano anche un culto soteriologico che prometteva agli iniziati uno stato di beatitudine e felicità post – mortem all’interno dell’aeternitas, ovvero il livello celeste in cui risiedevano le stelle fisse ed il dio stesso. Fu verosimilmente proprio la prospettiva di una salvezza dell’anima dopo la morte, elemento che ritroviamo anche nel cristianesimo, che fece di questo culto uno dei più popolari del mondo romano ed uno dei fenomeni archeologicamente meglio documentati dell’antichità. Sembra essere comparso nell’impero durante il I secolo d.C., prosperando soprattutto nei grandi centri portuali, nelle zone di occupazione militare e nelle stazioni doganali, e tra II e III secolo d.C. raggiunse il suo apice, trovando anche l’appoggio dei rappresentanti della classe dirigente e di alcuni imperatori come Nerone, Commodo, Settimio Severo e Caracalla. Nel periodo di massima espansione la sua presenza si riscontrava in un’area compresa tra un estremo e l’altro dell’impero, che andava dal Mar Nero fino all’Africa. Per molto tempo si è pensato ai misteri di Mitra come ad un culto persiano propagatosi tramite vettori militari e praticato soprattutto da soldati ma, ad oggi, sappiamo che ci sono diversi elementi a favore dell’ipotesi di una ri-creazione del culto in ambito romano e, comunque, sulla base delle dediche al dio, non sembra esserci una netta prevalenza di legionari all’interno degli adepti. In ogni caso, la popolarità ottenuta fu tale che portò addirittura lo storico francese Ernest Renan (1823 – 1892) ad affermare che «se il cristianesimo fosse stato fermato alla sua nascita da qualche malattia mortale, il mondo sarebbe diventato mitraico».
 
Alcuni interessanti materiali archeologici come rilievi, sculture ed iscrizioni, testimoniano che i misteri di Mitra fossero presenti in età romana anche nell’attuale Friuli Venezia Giulia. Enorme importanza in questo senso riveste sicuramente la città di Aquileia che, in generale, ha restituito una grande quantità di materiali, archeologici e soprattutto epigrafici, riconducibili alla sfera sacra, i quali testimoniano la presenza del culto di Mitra almeno dal II secolo d.C. in poi. Nonostante l’abbondanza di testimonianze, il problema di Aquileia è che le conoscenze relative a edifici e spazi cultuali sono assai lacunose, soprattutto per quanto riguarda il periodo imperiale, relativamente al quale non è ancora stato identificato alcun luogo di culto. Tale problema è dovuto sia alla mancanza di informazioni tramandateci nei diari di scavo delle personalità ottocentesche che hanno "scavato" in territorio aquileiese, sia al fatto che, per l’età imperiale, i materiali si trovano quasi sempre reimpiegati in costruzioni più tarde.
 
Per quanto riguarda la questione relativa ai luoghi di culto mitraici, è probabile ne esistesse più di uno data l’importanza che il mitraismo sembra aver acquisito nella città tra II e III secolo d.C., e anche il tipo di organizzazione delle comunità mitraiche, che comprendevano solo pochi membri al loro interno. Un mitreo o speleum è indicato nell’Ottocento da Enrico Maionica nella sua Fundkarte in località Monastero, più precisamente nei terreni di proprietà Ritter, dove oggi sorge il Camping Aquileia, ma l’area non è mai più stata oggetto di indagini sistematiche e ad oggi non si conserva alcuna documentazione di scavo a riguardo. Da qui, tuttavia, proviene la maggior parte delle testimonianze mitraiche. Tra quest’ultime si annovera in particolare il famoso rilievo di Mitra tauroctono, cioè rappresentato nell’atto di uccidere il toro primigenio che, secondo il mito, avrebbe portato alla creazione del mondo. Il rilievo, il quale si distingue per la qualità d’esecuzione e per l’ottimo stato di conservazione che ha fatto pensare ad un occultamento volontario, fu acquistato nel 1889 dal barone Carlo von Reinelt di Trieste, che lo regalò nell’estate dello stesso anno al Kunsthistorische Museum di Vienna, dove è attualmente conservato (nel Museo archeologico nazionale di Aquileia è possibile vederne una copia). Immagini di questo tipo rappresentavano il momento più importante del mito di Mitra e si trovavano sempre sulla parete di fondo delle grotte mitraiche. Date le sue dimensioni (alt. 61 cm, largh. 91 cm, spess. 32 cm) è verosimile che un mitreo si trovasse proprio nei pressi del luogo di rinvenimento, nel fondo Ritter.
 
La presenza di almeno un mitreo ad Aquileia è sottolineata anche da una lastra recante un’iscrizione che testimonia la costruzione di uno speleum da parte di uno schiavo, Velox, per la salute di Tiberius Claudius Macrus, appaltatore delle miniere di ferro del Norico.
 
Da mitrei situati nella città provengono poi verosimilmente altri due frammenti di rilievi pertinenti a scene di tauroctonia, una petra genetrix in calcare d’Aurisina, cioè la pietra da cui secondo il mito nacque il dio, una statuetta che raffigura Mitra nell’atto di trasportare il toro sulla schiena (transitus) per portarlo nella grotta in cui avverrà il sacrificio, e una statua di uno dei due gemelli (dadofori) che, ai lati di Mitra nelle scene di tauroctonia, simboleggiavano uno con la fiaccola alzata e l’altro abbassata l’equinozio d’autunno e quello di primavera. Non da ultimo per importanza vi è, infine, un leontocefalo appartenente alla collezione Zandonati, proveniente da Aquileia e ora conservato presso il Civico Museo di Storia ed Arte di Trieste. La figura maschile dal corpo umano e la testa leonina si trovava spesso all’interno dei mitrei ed è uno di quegli elementi che San Girolamo (Hier., Ep. 107,2) definì «portentuosa simulacra». L’identificazione del soggetto è ancora oggi una questione molto dibattuta, ma è probabile che nell’ambito del culto di Mitra questo personaggio rivestisse il ruolo di garante del funzionamento ordinato del mondo.
Oltre ai rinvenimenti sopracitati, può essere attribuita al culto mitraico anche una serie di gemme, le quali raffigurano scene di tauroctonia, leoni che potrebbero alludere al quarto grado iniziatico di leo (leone) e, in particolare, un esemplare che raffigura un leontocefalo. Infine, sembrano alludere al
grado di leo anche due lucerne e costituiscono testimonianza della presenza dei misteri nella città almeno quindici are con dediche votive.
 
Dal punto di vista cronologico, ciò che emerge dai dati archeologici è la permanenza del culto di Mitra ad Aquileia dal  II secolo d.C. fino al IV secolo d.C. Non è tuttavia da escludere che, però, esso si sia diffuso nella città già a partire dal I secolo d.C. Infatti, nel vicino abitato di S. Giovanni di Duino, più precisamente sul monte Ermada, si trova una grotta carsica oggi visitabile che in antico ospitava al suo interno un mitreo: i reperti ivi rinvenuti, che consistono in oggetti di metallo, are votive, vasellame ceramico da mensa, due rilievi con tauroctonia (oggi ne sono esposti i calchi), circa cinquecento monete e centosessanta lucerne, datano l’antro mitraico tra I e V secolo d.C., denotandolo come una delle testimonianze più antiche di questa tipologia di tempio. Non mancano, inoltre, sporadiche evidenze del culto di Mitra sul colle di San Giusto a Trieste, dove una petra genetrix si trovava sotto una colonna della basilica, e ad Elleri presso Muggia, da cui proviene un rilievo bifronte che da un lato raffigura la tauroctonia e dall’altro il banchetto sacro, in occasione del quale alcuni iniziati indossavano maschere che rispecchiavano i loro gradi (è ben riconoscibile l’iniziato al primo grado di corax che indossa una maschera di corvo). Infine, è bene ricordare anche la presenza di un mitreo a Camporosso, databile tra II e IV secolo d.C. e i cui materiali sono ad oggi visibili presso l’Antiquarium.
 
È altamente probabile a mio parere che ad Aquileia il culto di Mitra sia scomparso nella seconda metà del IV secolo, verosimilmente a causa della persecuzione da parte di gruppi cristiani e delle leggi imperiali a favore della nuova religione. A testimonianza di ciò ci sarebbero diversi elementi, ma merita soprattutto di essere ricordata la realizzazione agli inizi del V secolo d.C., proprio a Monastero, di un sepolcreto cristiano, nonché intorno al 400 d.C. del primo impianto della basilica nella medesima località.
 
Sebbene, dunque, i misteri di Mitra ebbero un ruolo importante nella nostra regione, nonostante la popolarità che raggiunsero spettò loro la stessa fine degli altri culti
pagani.◼
 

Mitreo cosiddetto del Timavo, S. Giovanni di Duino


Lastra con iscrizione dedicatoria mitraica, inv. n. 380
(foto dell’autrice, per gentile concessione del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia)


Calco di rilievo con tauroctonia. Foto dell’autrice
data di pubblicazione: 31-12-2022
autore: Lisa Semoli | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.87 | tema: ARTE E CULTURA
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Aquileia archeologia culto di Mitra cultura
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