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HOME > Articoli e notizie:Il ben-vivere e la generatività dei territori

Il ben-vivere e la generatività dei territori

La provincia di Gorizia nel confronto nazionale

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L'ECONOMIA CIVILE E LA MISURAZIONE DEL BENESSERE DEI CITTADINI
Sono passate alcune settimane da quando papa Francesco, intervenendo ad Assisi alla terza edizione di Economy of Francesco, ha parlato di «insostenibilità spirituale del nostro capitalismo», della necessità di «trasformare un’economia che uccide in un’economia della vita» e della speranza di cambiare l’economia mondiale per cui «non basta fare il maquillage, bisogna mettere in discussione il modello di sviluppo». Nel corso di tale edizione economisti, banchieri e giovani studiosi hanno pertanto discusso sulla necessità di raggiungere a livello planetario una «crescita inclusiva per sradicare la povertà e promuovere lo sviluppo sostenibile e la pace».
 
Negli ultimi anni una serie di shock, quali lo scoppio della pandemia, le pesanti conseguenze prodotte dall’emergenza climatica e da ultimo la guerra in Ucraina, hanno inciso profondamente ma in misura diversa sui settori produttivi, ceti sociali e paesi, amplificando le disuguaglianze che causano tensioni e conflitti sociali. Di fronte a tale situazione anche la riflessione delle scienze sociali si è indirizzata verso l’indispensabile ricerca di un nuovo paradigma economico, che sia incentrato non solo su indicatori economici ma comprenda anche la questione della povertà/ricchezza del senso del vivere. In altre parole, l’approccio tradizionale basato su una misurazione del Prodotto Interno Lordo ha dimostrato nel tempo tutti i suoi limiti, poiché la storia della letteratura economica evidenzia un divario tra lo sviluppo del PIL e la soddisfazione della vita, non potendo la crescita essere considerata come condizione sufficiente per realizzare un aumento di benessere e di felicità dei cittadini. L’economia civile si pone pertanto come superamento dell’approccio tradizionale, che vede nella massimizzazione della produzione di beni e servizi (misurato attraverso il PIL) l’unico elemento per combattere fame e povertà e creare migliori condizioni di vita per una crescente popolazione mondiale, poiché inadeguato ad affrontare i problemi del mondo di oggi, giunto ormai ai limiti della sostenibilità.
 
IL RAPPORTO SUL BEN-VIVERE DELLE PROVINCE ITALIANE
L’approccio multidisciplinare e il bisogno di nuove frontiere di ricerca che ne consegue hanno portato all’elaborazione del Rapporto sul ben-vivere delle province e dei comuni italiani 2022 (1), nato dalla collaborazione tra il quotidiano Avvenire, la Scuola di Economia Civile e Federcasse, la cui originalità sta nel comprendere, tra gli indicatori e le classifiche di qualità della vita, elementi nuovi e recenti derivanti dalla ricerca delle scienze sociali. Il rapporto, infatti, è basato sull’analisi dei dati di 77 indicatori (2) relativi a 10 domini: Accoglienza, Ambiente turismo cultura, Capitale umano, Demografia e famiglia, Economia e inclusione, Impegno civile, Lavoro, Legalità e sicurezza, Salute e Servizi alla persona (3). Il rapporto del ben-vivere dei territori mette a confronto le 107 province italiane ed evidenzia una condizione ottimale per buona parte delle province della nostra regione, con Pordenone al 5° posto – in discesa però di due posizioni rispetto all’anno precedente –, Trieste al 6° posto, in ascesa di ben 11 posizioni, mentre Gorizia raggiunge il 14° posto, in miglioramento marginale rispetto al 2021. Chiude la classifica regionale Udine al 21° posto, denotando una posizione statica rispetto all’anno precedente.
 

 
Volendo ora analizzare più approfonditamente la performance della nostra provincia (4), notiamo come la migliore posizione nel confronto nazionale è rappresentata dall’Ambiente, turismo e cultura (21° posto), che comprende diversi indicatori riguardanti l’ambiente, quali l’utilizzo dell’energia, acqua, verde urbano, l’inquinamento, indici di mobilità e di raccolta differenziata oltre alla domanda di cultura e al tasso di turisticità. Seguono i tre domini riguardanti la Demografia e famiglia, i Servizi alla persona e l’Accoglienza, tutti collocati al 28° posto della corrispondente classifica. Il primo composito coinvolge alcuni importanti indicatori demografici (fra i quali nuzialità e natalità, dipendenza strutturale), unitamente ad aspetti legati ai servizi alla prima infanzia e agli anziani in assistenza domiciliare. Il secondo dominio è incentrato sulla qualità dei servizi offerti dalla scuola (presenza di palestre, piscine, mense, percorsi privi di barriere nel raggiungerle) e dal servizio pubblico locale, oltre che sulla presenza di biblioteche, della banda ultralarga e di cooperative. L’indice dell’Accoglienza è strettamente legato alle dinamiche dell’immigrazione (ingressi, richieste di asilo, permessi di soggiorno e Sprar). Leggermente più distanziata è collocata l’Economia e inclusione (30° posto), che racchiude una serie di indicatori attinenti al reddito e patrimonio, all’insolvenza dei finanziamenti bancari, alle imprese e alla presenza di sportelli bancari.
 
Meno performanti risultano gli altri domini: l’Impegno civile, che identifica i fenomeni legati alla disponibilità di sportelli di microcredito e banche del tempo, la correttezza e trasparenza dei comuni, le manifestazioni di acquisto consapevole, raggiunge il 39° posto. Il Capitale umano, che comprende indicatori attinenti alla formazione dall’infanzia fino alla laurea, le competenze degli studenti e le start-up innovative, ottiene il 41° posto. La Salute, rappresentata attraverso diversi indici sulla mortalità, la speranza di vita e l’efficienza, dotazione umana e tecnologica degli ospedali, consegue il 52° posto. Una classificazione poco soddisfacente si manifesta riguardo ai vari elementi che identificano il Lavoro (69° posto), quali l’occupazione, la disoccupazione, in particolare quella giovanile, il fenomeno dei neet, la presenza di centri di impiego e il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, la dinamicità imprenditoriale. Il peggior risultato riguarda la Legalità e sicurezza, che vede la provincia di Gorizia nella parte finale della graduatoria (101° posto), posizionamento graduato su una serie di reati legati agli omicidi, violenze sessuali e agli stupefacenti.
 

 
Desta un certo interesse anche l’analisi delle variazioni del rank nei compositi di dominio rispetto all’anno precedente. La provincia di Gorizia migliora sensibilmente la sua posizione a livello nazionale per quanto riguarda il Capitale umano (20 posizioni), Demografia e famiglia (16 posizioni), Impegno civile (10 posizioni), Salute (7 posizioni) ed Economia (5 posizioni), vale a dire in tutti i domini in cui si trova più attardata nella classifica nazionale. In leggero miglioramento anche il posizionamento sull’Ambiente (1 posizione), che, lo ricordiamo, costituisce la best performance nel confronto nazionale, mentre perde due posizioni in relazione all’Accoglienza, tre nel Lavoro e ben otto nei Servizi alla persona.
 
UN ULTERIORE CRITERIO DI INDAGINE: LA GENERATIVITÀ
Tra i nuovi criteri introdotti dall’economia civile per misurare il benessere dei territori è fondamentale quello legato alla generatività, «identificata a livello personale come quella combinazione di creatività e capacità di avere con la propria vita un impatto positivo sulle vite altrui, che gli studi empirici dimostrano essere fattore chiave della soddisfazione e ricchezza di senso di vita, in grado di incidere persino su aspettativa e durata di vita» (5).
 
Tutto il paradigma dell’economia civile è costruito attorno al principio della generatività, che non vuol essere un mero indicatore ma un punto di riferimento per incidere sulla politica economica del territorio, contribuendo a determinare la costruzione e la realizzazione di soluzioni atte a risolvere le patologie del sistema attraverso il concorso sia della cittadinanza attiva, che delle imprese responsabili. Ne sono attualmente di esempio i processi di co-programmazione e co-progettazione che coinvolgono enti del terzo settore e amministrazioni locali, che insieme disegnano e programmano i servizi di welfare adatti a soddisfare una domanda in continua evoluzione e trasformazione.
 
L’analisi riportata nel rapporto in commento identifica l’insieme dei fattori che facilitano la generatività degli abitanti di un territorio attraverso 14 indicatori che ne rappresentano gli aspetti tipici, quali demografia, impegno civile e imprenditorialità (6). La classifica stilata in base alla generatività in atto restituisce un quadro meno positivo per le province della regione rispetto a quello sul ben-vivere.
 

 
Anche in quest'occasione la migliore performance è manifestata dalla provincia di Pordenone, che si attesta però al 12° posto, perdendo 6 posizioni rispetto all’anno precedente. Udine si piazza al 27° posto, denotando però un forte miglioramento (17 posizioni) dovuto in gran parte alla crescita di start-up innovative. La nostra provincia si pone al 74° posto, con un lieve miglioramento rispetto all’anno precedente (6 posizioni) mentre Trieste chiude la graduatoria regionale raggiungendo l’87° posto, dato ottenuto scalando 7 posizioni nel confronto annuale.
 
 
CONCLUSIONI
Le riflessioni in atto sul benessere di una società e dei suoi territori sono ormai sostanzialmente univoche nel considerare che la rappresentazione basata su aspetti esclusivamente quantitativi, quali la crescita del PIL, non costituisca più un elemento sufficiente. L’esigenza di tenere conto di altri aspetti che attengono alla qualità della vita comporta la necessità di cambiare i modelli, il modo di pensare economia e società e quindi gli obiettivi da raggiungere per passare a un’economia inclusiva. Ciò comporta modificare anche i criteri di misura: il benessere delle persone e delle società dipendono, ad esempio, dalla qualità della sanità, la diffusione dell’educazione, gli stili di vita.
 
Il pregio del rapporto presentato è quello di considerare, accanto ad alcuni indicatori già presenti nelle classifiche sulla qualità
della vita, anche diversi elementi di novità non ancora sedimentati nel mondo della divulgazione e della comunicazione. Fra questi risulta di particolare interesse la generatività del territorio, intesa come capacità di mettere a disposizione un insieme di beni e servizi tali per cui i suoi abitanti possano esprimere al meglio le proprie capacità, arricchendo non solo il senso della propria vita ma contaminando favorevolmente anche quella di chi entra in relazione con essi.
 
Il rapporto evidenzia una situazione dicotomica per la provincia di Gorizia, nel senso che a un buon posizionamento nel confronto nazionale del ben-vivere, anche se con risultanze complessivamente meno performanti rispetto alle altre province della regione, con l’eccezione di Udine, si contrappone un risultato poco soddisfacente in termini di generatività, che relega il nostro territorio nella parte bassa della classifica nazionale. Da quest’ultimo punto di vista appare evidente come tale situazione sia dovuta soprattutto agli aspetti attinenti alla demografia e famiglia e al lavoro. Si tratta di ambiti strettamente correlati, in quanto la scarsità di opportunità lavorative che si sperimenta nella nostra provincia e, in particolare, nel suo capoluogo, incide profondamente anche sugli aspetti demografici (tasso di nuzialità e natalità) e imprenditoriali (in particolare con una percentuale piuttosto bassa di start-up innovative). L’ambizione del rapporto e, più in generale, dell’economia civile è anche quella di far sì che la generatività non risulti un mero indicatore di tendenza ma che incida profondamente sulla politica economica del territorio, quale leva per attivare le misure idonee per risolvere le patologie rilevate. In tale direzione la conclusione per il nostro ambito provinciale è quella che politici e amministratori locali devono rafforzare gli sforzi per risolvere le problematiche riguardanti il lavoro e le sue conseguenze sulla demografia, se si vuole che il territorio accresca sensibilmente la generatività dei suoi abitanti, fonte di benessere e felicità personale.◼
 
_______________________


NOTE
  1. L. Becchetti, G. Conzo, D. De Rosa, L. Semplici “Rapporto sul ben-vivere delle province e dei comuni italiani 2022” edizioni Ecra (2022).
     
  2. Di questi è stato possibile aggiornare 56 indicatori relativi al 2022, mentre per i rimanenti è stata utilizzata la serie dell’ultima edizione, come ad esempio per il mercato del lavoro, che comprende alcuni indicatori riferiti all’ultimo anno disponibile, il 2020.
     
  3. Di seguito una sintesi degli indicatori utilizzati per ogni composito:
    Accoglienza: ingressi nell’anno di cittadini non comunitari per asilo, richiesta di asilo e motivi umanitari; permessi di soggiorno; Sprar.
    Ambiente turismo cultura: energia rinnovabile; raccolta differenziata; polveri sottili; consumo di suolo; densità di verde storico; imprese certificate Pefc; capacità depurazione acqua e dispersione rete; motorizzazione auto; isole pedonali; piste ciclabili; verde urbano fruibile; domanda culturale; tasso di turisticità.
    Capitale umano: mobilità dei laureati; partecipazione alla scuola di infanzia; laureati e altri titoli terziari; passaggio all’università; partecipazione alla formazione continua; competenza alfabetica e numerica degli studenti; start up innovative.
    Demografia e famiglia: nuzialità; età media di madre al parto; figli per donna; natalità; dipendenza strutturale; servizi alla prima infanzia; anziani in assistenza domiciliare.
    Economia e inclusione: reddito medio disponibile; depositi/impieghi; imprese di stranieri; sofferenze nei finanziamenti e mutui; sportelli bancari/popolazione; imprese artigiane.
    Impegno civile: enti locali sciolti; voto col portafoglio; cash mob e/o slot mob; sportelli di microcredito; banche del tempo; comuni che hanno attivato processi di bilancio partecipativo.
    Lavoro: disoccupazione giovanile; occupazione; mancata partecipazione al mercato del lavoro e al lavoro giovanile; centri di impiego; Neet; iscrizioni nette nel registro delle imprese; Fondo di garanzia Pmi; mismatch tra domanda e offerta di lavoro; overqualification tra gli assunti nell’ultimo anno.
    Legalità e sicurezza: omicidi volontari consumati; violenze sessuali; reati legati agli stupefacenti; casi di sfruttamento prostituzione e pornografia.
    Salute: mortalità infantile, per tumori, per suicidi, per dipendenze, per disturbi psichici; speranza di vita alla nascita e dopo i 65 anni; emigrazione ospedaliera; dotazione di macchinari ospedalieri, di personale ospedaliero pubblico e convenzionato.
    Servizi alla persona: scuole con presenza di palestre e/o piscine e mense, con percorsi privi di barriere; raggiungibilità delle scuole; biblioteche nei comuni; servizio pubblico locale; banda ultralarga; cooperative iscritte all’albo.

     
  4. In termini metodologici va tenuto presente che nel report la posizione in classifica dipende dalla performance della singola provincia ma anche da una lettura combinata della stessa relativamente alle altre.
     
  5. L. Becchetti, G. Conzo, D. De Rosa, L. Semplici “Rapporto sul ben-vivere delle province e dei comuni italiani 2022” edizioni Ecra (2022), pag. 12.
     
  6. Nello specifico: numero di imprese certificate Pefc, numero di start–up innovative, tasso di nuzialità, età media della madre al parto; numero medio di figli per donna, tasso di natalità, percentuale imprese di stranieri, voto col portafoglio, numero di cash mob e slot mob, numero banche del tempo per abitante, Neet, tasso di iscrizione netto nel registro imprese, numero pro capite di cooperative iscritte all’albo, numero di sportelli di BBC-CR, raccolta differenziata.
data di pubblicazione: 31-12-2022
autore: Renato Vizzari | fonte: Nuova Iniziativa Isontina n.87 | tema: TERRITORIO
tag redazionali
ben-vivere benessere cittadini demografia ecnonomia Gorizia Pordenone territorio Trieste Udine
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