Nova Gorica, Gorizia: il Goriziano. Con una parola si sintetizza l’interno territorio che va dalla Valle dell’Isonzo fino a Grado abbracciando la Bassa fino a Visco e Nogaredo e Duino. Da varie zone, con diversi dialetti e lingue, la redazione di
Nuova Iniziativa Isontina ha deciso, in un articolo unico che potrà essere riproposto anche nei prossimi numeri, di raccogliere le varie proposte che i collaboratori hanno in mente in vista di questo importante appuntamento. Non che sia fondamentale, nel caso si decidesse di utilizzare qualche idea, citarne l’autore, anche se cosa gradevole e moralmente corretta, ma saremmo ben lieti se qualcuna di queste nostre postille fosse anche solo in parte accolta da coloro che sono a capo di questo fondamentale progetto per e delle nostre terre.
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Ivan Bianchi
Direttore
Gorizia, offre a quanti la vogliono incontrare la singolarità di una terra che racchiude come in sintesi aspetti e dimensioni realistiche di un domani che è già l’oggi per i cittadini della terra europea.
In questa città simbolicamente il 1° maggio 2004 è caduto il confine, grazie all’ingresso in Europa della vicina Slovenia. Questo confine che, dopo la Seconda guerra mondiale, ha tragicamente diviso la città e il suo territorio circostante in due ed è stato causa di divisione e di odi etnici culminati con le foibe e con l’esodo dall’Istria. Gorizia e la sua terra, però, conservano viva la memoria di
una storia comune e di una comune appartenenza alla Chiesa, che ha avuto i natali comuni nella storia di Aquileia. Storia di evangelizzazione e di pace, storia di incontro e di comunione.
Nei decenni che hanno preceduto il 2004 ci sono state, in città e nella provincia, tante persone credenti o non credenti, che attraverso l’impegno sociale, politico e associativo a tutti i livelli, hanno testimoniato l’ideale di superare le divisioni.
Il confine, che tragicamente aveva diviso la città in due, secondo questa logica
dovrebbe diventare simbolo, non solo di divisione, ma potrà essere vissuto come un punto di incontro,
un ponte, nella certezza che il futuro potrà portare popoli diversi (italiani, goriziani, friulani e sloveni …) che se pur differenti per lingua, cultura e storia, ad incontrarsi e fondersi in una unità, che non vuol dire assimilazione, ma che può valorizzare la molteplicità.
Si avvicina il 2025, anno in cui Nova Gorica e Gorizia vivranno la dimensione della Capitale europea della cultura, per evitare che una volta passato l’anno il tutto resti solo un bel ricordo, come credenti si dovrebbe essere impegnati in una vigile attenzione, affinché emerga il progetto dell’UE intesa come «una casa comune europea», un’Europa quindi:
- condivisa, che avvicini i cittadini alle istituzioni;
- utile, perché ponga al centro di ogni propria azione le aspirazioni e gli interessi dei cittadini (la salute, il lavoro, l’istruzione, la lotta all’emarginazione …);
- aperta, in cui il motto «unità nella diversità» possa essere declinato sia mediante un’azione di reciproca disponibilità e accoglienza fra i Paesi aderenti, sia come luogo di promozione della democrazia, della pace e a favore dello sviluppo economico e della giustizia sociale.
Gorizia 2025 potrebbe diventare occasione di riflessione su tanti temi, anche con piccoli gesti, lasciando alle istituzioni l’organizzazione degli eventi principali. Il punto di partenza potrebbe essere riprendere quanto detto in Piazza Vittoria nel 1992 da
san Giovanni Paolo II: «Gorizia, situata all’incrocio di correnti di pensiero, di attività e di molteplici iniziative, sembra rivestire una singolare missione, quella di essere la porta dell’Italia che pone in comunicazione il mondo latino con quello slavo: porta aperta sull’Est Europeo e sull’Europa Centrale». Sottolineava l’esigenza di «[…] proiettarvi con coraggio verso un avvenire da costruire insieme a partire proprio dalla diversità intesa come ricchezza e come termine di confronto e di solidale cooperazione […]». Gorizia 2025 deve oltre agli eventi essere occasione per «[…] recuperare lo spirito della vostra identità culturale: ecco la strada maestra che voi sentite di dover percorrere al fine di dar vita a un progetto di rinnovata solidarietà. A quest’impresa tutti si sentano chiamati a collaborare: uomini politici e di cultura, organizzazioni sociali e strutture economiche, Comunità civile ed ecclesiale […]».
Qualche proposta: superare gli scontri ideologici riguardanti il confine cercando insieme, di accettare quanto successo con una visione comune basata sui documenti storici offrendo percorsi di riconciliazione che pongano fine a questi antichi rancori ancora troppo usati in particolare nelle campagne elettorali. Conoscere la lingua del vicino può aiutare, inserendo lo studio della lingua slovena come seconda lingua comunitaria alle scuole medie. Mentre i giovani sloveni parlano bene l’inglese e tanti anche l’italiano. Favorire percorsi turistico culturali a cavallo del confine, creando opportunità lavorative transfrontaliere. L’auspicio è che le tante proposte trovino posto nei tavoli di programmazione affinché quando emergerà sia realmente la proposta del territorio e possa aiutare a vivere meglio le persone in questa terra ricca di diversità.
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Michele Bressan
Presidente del Centro studi politici ed economici “Senatore Antonio Rizzatti”
Nuova Iniziativa Isontina deve diventare il mezzo per raccogliere e divulgare sentimenti, propositi e proposte di un evento unico per le nostre comunità.
Un evento che non deve restare solo su piani teorici fini a se stessi. La nostra rivista culturale deve rilanciare questi sentimenti.
Essere prima di tutto la sentinella su temi fondamentali della vita democratica europea ma anche "osservatorio" speciale di questo grande evento.
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Salvatore Ferrara
Caporedattore
A Visco, in provincia di Udine ma sotto l’Arcidiocesi di Gorizia, c’è un sito cha parla di secoli di storia: è
l’ex caserma “Luigi Sbaiz”, medaglia d’oro al valor militare, caduto mentre, insieme con le truppe italiane cobelligeranti, combatteva contro i nazisti. Il sito è stato per cinque secoli sul confine: prima fra Austria e Venezia, infine fra Italia e Austria fino al 1915. Appartenne alla Contea di Gorizia, poi a quella di Gradisca e, infine, alla Contea di Gorizia e Gradisca. Nel 1915, fu sede dell’ospedale 0.35 della CRI e dal 1917 al 1923 fu campo per i profughi del Piave.
Divenuto deposito di artiglieria dell’Esercito Italiano,
nel 1943 fu campo di concentramento per migliaia di jugoslavi. Dal 1943 al 1945 fu deposito della Wehrmacht e teatro di un importante fatto della Resistenza.
Nel 1945 vi sostarono reparti di Carabinieri e della Guardia di Finanza, che andarono a riprendere possesso di Gorizia. Dal 1946 al 1996 fu caserma ove passarono decine di migliaia di giovani di tutta l’Italia.
Il cuore logistico del campo di concentramento, una ventina di edifici suddivisi in 70mila metri quadrati, è stato vincolato dalla Soprintendenza per la sua forte valenza storica. Dato il suo passato e le strutture esistenti, fra le quali l’ex dogana austriaca, ora museo del confine, sarebbe adatto ad
un centro europeo di educazione alla pace e di studi sulla mentalità e la cultura di confine.
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FerruccIo TassIn
È un’occasione che non ci possiamo lasciar sfuggire per
mettere la scuola al centro di un progetto di respiro europeo. In questi anni abbiamo parlato spesso di collaborazione e cooperazione transfrontaliera riuscendo a realizzare qualche importante iniziativa come il Palio teatrale studentesco o il Concorso Voci di donna. Ora è il momento di agire con maggiore determinazione attuando tra le due città e i due stati che esse rappresentano progetti comuni che abbiano il carattere della stabilità: penso, ad esempio, a percorsi di conoscenza e studio dei principali artisti – siano essi scrittori, pittori, scultori, musicisti – che hanno reso significativa testimonianza delle cultura dei propri Paesi. Penso alla necessità che
la lingua slovena entri nei curricula della scuole isontine, penso al preziosissimo bagaglio di saperi tecnologici che gli uni potrebbero mettere a disposizione degli altri o costruire insieme. Questo dovrebbe caratterizzare la scuola di Nova Gorica e Gorizia dei prossimi anni, soprattutto per quanto riguarda gli Istituti superiori, ma – ripeto – con il carattere irrinunciabile della stabilità e il coinvolgimento diretto degli studenti.
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Barbara Macor
Prima ancora che come cattolici dovremmo porci come cittadini davanti a quanto si sta organizzando per il 2025. L'aver ottenuto l'assegnazione della qualifica di Capitale europea della cultura è il risultato di un percorso:
il tema del superamento del confine presuppone l'esistenza di un confine che è un fattore relativamente recente sotto il profilo istituzionale, ma che ha segnato drammaticamente la nostra città e la nostra provincia negli ultimi settant'anni (un tempo straordinariamente breve per le conseguenze che ha avuto sul piano umano); c'è da considerare una dimensione storica (il tema dell'unitarietà istituzionale del passato, ma anche dei drammi degli ultimi due secoli), una dimensione culturale (una pluralità che caratterizza questo territorio e lo rende per tanti versi interessante), una dimensione antropologica (nella percezione - spesso conflittuale - che abbiamo di questa nostra specifica realtà).
D’altra parte, la
dimensione ecclesiale, intesa come istituzione, è stata a lungo tempo unitaria – ma in che termini reali? – ora appare se non divisa per molti aspetti disorientata o affaticata nel trovare un autentico cammino comune.
Cosa intendiamo per cultura? E per una dimensione culturale capace di superare o di andare oltre alle divisioni? Personalmente credo che la "cultura" sia un qualcosa che matura quotidianamente, nello stratificarsi delle abitudini, nelle pratiche, nel considerare con rispetto il patrimonio artistico e paesaggistico in cui siamo immersi. Una dimensione costruttiva della cultura dovrebbe riconoscere
un sistema di valori condivisi o che per lo meno rappresentano un campo comune in cui confrontarsi e dialogare; dovrebbe conoscere degli spazi in cui sviluppare incontri e proposte, avere dei depositi cui attingere (e non posso che pensare alle difficoltà che incontrano a Gorizia istituzioni come biblioteche, scuole e musei che non sono meri e nostalgici luoghi dove il tempo si è fermato ma che invece dovrebbero essere dei punti di riferimento per una progettualità futura).
C'è uno specifico "cattolico" in tutto questo? Se guardo al passato non si può che cogliere tratti di particolare spessore, ma se guardo all'oggi il panorama appare ben diverso. Se la dimensione deve essere quella del dialogo e dell'unità non mancano pratiche virtuose accompagnate però da solchi profondi, che rendono faticosa anche solo una semplice comunicazione.
Riscoprire una dimensione unitaria, nel rispetto delle differenze appare quasi una sfida.
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Ivan Portelli
Fra i più importanti “lasciti” che Nova Gorica/Gorizia 2025 dovrebbe produrre per il suo territorio vi è indubbiamente la valorizzazione di quel gioiello che tutti ci invidiano ma che ancora non è riuscito, è proprio il caso di dirlo, a decollare:
l’aeroporto di Gorizia. Al di là degli ostacoli di natura normativa e regolamentare che rendono difficile svolgere delle attività in questo sito, si rende necessario
individuare la strategia più idonea da adottare, che potrebbe essere quella di farne un sito a valenza turistica, comprensivo della
creazione di un museo dell’aeronautica dedicato in particolare
alla storia del V Stormo. Questa soluzione risulterebbe coerente con la prospettiva dei prossimi anni, in quanto il prevedibile grande afflusso di visitatori in questa zona potrebbe trovare un punto di attrattiva o incontro almeno in parte nel nostro aeroporto ma non consentirebbe di esprimere al massimo il valore aggiunto dell’infrastruttura.
Una soluzione certamente più ambiziosa, più difficile da realizzare ma anche più qualificante, sarebbe invece quella di integrarne l’attività attraverso l’
insediamento di alcune piccole e medio imprese che operino nel campo aeronautico e di start up dedite alla ricerca applicata all’industria nel campo aeronautico o, ancora meglio,
aerospaziale. Quest’ultimo campo sta avendo infatti uno sviluppo enorme a livello internazionale, in particolare negli Stati Uniti, dove si stanno facendo
ingentissimi investimenti.
In una recente intervista, il Commissario europeo
Thierry Breton si diceva molto preoccupato per il ritardo dell’Europa in questo campo e asseriva che
nei prossimi anni pubblico e privato dovranno investire somme ingenti nell’aerospaziale. Questa strategia permetterebbe quindi di mantenere
in loco i talenti locali (la provincia di Gorizia è ottava in Italia per tasso di emigrazione all’estero, che, in buona parte, è costituita dalla cosiddetta fuga di cervelli) e di attrarne da altre regioni, con evidenti ricadute economiche e sociali. Si tratterebbe di riprendere una buona prassi operativa che, fino al 2007, aveva visto insediato nei locali della Sdag un BIC – un incubatore di imprese – che potrebbe offrire un adeguato supporto e accompagnare le
start up menzionate nel proprio sviluppo aziendale.
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Renato VizzarI